Trattori e allevatori dinanzi alla Regione per dire a Bardi: si può fare di più!

Dopo la manifestazione della CIA di ieri a Scanzano Jonico, oggi è stata la volta della corazzata Coldiretti che ha mobilitato i propri aderenti con trattori e “animali vivi ” portati dall’ARA Basilicata che ha compartecipato alla manifestazione, per alzare il tiro sulla difficile situazione in cui sta precipitando l’economia italiana e lucana, nello specifico il comparto agricolo-zootecnico a causa del conflitto in corso e soprattutto delle speculazioni in atto sui mercati.

La richiesta è quella di andare oltre le pur  “apprezzabili” misure già adottate dal governo nazionale, in aggiunta delle quali, secondo Coldiretti “servono altri interventi urgenti per bloccare le speculazioni in corso, che rischiano di amplificare le criticità degli approvvigionamenti e spingere ulteriormente i prezzi. “

E alla Regione pertanto si chiedono “nuovi sostegni urgenti per filiere in crisi a causa del conflitto e del caro energia, a partire dal gasolio agricolo, e poi l’erogazione immediata dei fondi d’emergenza straordinari dell’Unione Europea e l’avvio di una indagine ispettiva su tutte le industrie e le catene della GDO che praticano svendite sottocosto violando la norma.

Un messaggio pressante questo lanciato dalla Coldiretti a Potenza (con 3 mila associati, 200 trattori e numerosi sindaci, oltre che i presidenti delle due Province) in questo primo giorno di primavera.

Le problematiche sul tappeto sono oggettive, eppure la tempistica coincidente con la irrisolta crisi della maggioranza regionale (a cui seguono ancora incontri a livello romano per un recupero di FdI) non può non far pensare ad un (volontario? involontario?) assist per chi un tempo non troppo lontano è stato leader della stessa Coldiretti ed ora, transitato proprio in FdI, è fuori dalla grazia di Bardi (con cui pure si era candidato) e fuori dalla maggioranza.  Sarà lui uno dei nuovi assessori in caso di ricomposizione? Chi vivrà vedrà.

Ma tornando ai temi della manifestazione il presidente regionale della Coldiretti, Antonio Pessolani, a spiegato che: “Abbiamo voluto lanciare questo monito al governo nazionale da una regione che rappresenta, con il Metapontino, una delle zone più vocate alla produzione ortofrutticola del nostro Mezzogiorno e che più della altre sta soffrendo gli effetti di questa crisi dovuta sia alla pandemia che alla guerra in Ucraina”.

Dinnanzi alla sede della Regione è stata portata anche una stalla con degli animali vivi, perchè anche il comparto zootecnico sta subendo gli effetti di questa crisi. “Negli ultimi mesi sono cresciuti ulteriormente anche i costi di produzione, già saliti oltre le soglie di guardia per alcuni prodotti: dal +170% dei concimi, al +80% dell’energia e al +50% dei mangimi. La pandemia prima e la crisi energetica e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito. Servono rimedi immediati – ha continuato Pessolani – e un rilancio della strumentazione politica volta ad assicurare la sovranità alimentare come cardine strategico della sicurezza nazionale ed europea”.

Per Coldiretti “è sbagliata la scelta di abbassare il livello di guardia sui nostri standard produttivi, sacrificando i requisiti di sicurezza e salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente per aumentare l’import di prodotti oggi non conformi alle norme UE. Aumenteremmo la nostra dipendenza alimentare e i rischi per i nostri consumatori. Per questi motivi affermare il principio di reciprocità nelle relazioni e nei trattati internazionali per gli scambi commerciali, oggi più di ieri è una priorità. Solo attraverso scelte trasparenti come l’etichettatura d’origine obbligatoria e politiche di sostegno al percorso di transizione economica, ecologica e digitale, l’Europa può costruire il suo futuro e l’Italia può giocare un ruolo da protagonista avendo sviluppato un modello agricolo tra i più sostenibili del mondo. Chiediamo un provvedimento urgente che sancisca la differenza tra NBT e OGM transgenici, consentendo così la ricerca in pieno campo”.

Una situazione evidentemente insostenibile che, in Basilicata, sta mettendo a rischio 20mila imprese agricole, cui fanno capo circa 70 mila occupati diretti, che ora si vedono strozzate anche dalle speculazioni oltre che dai prezzi ingiusti e dalla burocrazia. “ Per uscire da questa crisi è necessario che anche le Regioni si attivino – ha aggiunto il direttore regionale della Coldiretti, Aldo Mattiae per questo invitiamo il governatore lucano, Bardi, a non rimanere seduto come uno spettatore, ma ad attivarsi immediatamente. La Basilicata è la più grande riserva petrolifera d’Italia: qui si estraggono il 70,6 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas italiani e per questo chiediamo al governo regionale di utilizzare i proventi delle compensazioni petrolifere per sostenere le imprese, in questo particolare momento di difficoltà. Risorse emergenziali da inserire nella prossima legge di stabilità. E poi l’attivazione urgente di strumenti regionali per ridare immediatamente liquidità alle imprese agricole ed agroalimentari lucane, compreso quelli che favoriscano l’accesso al credito”.

Dalla Basilicata è arrivato anche un appello al Governo a risolvere “una volta per tutte” il problema dell’invasione di cinghiali e dei danni prodotti dagli animali al comparto primario. “È incalcolabile il danno prodotto dalla fauna selvatica in tutta Italia e la perdita di produzioni anche cerealicole” ha spiegato Mattia per il quale “non è più rinviabile l’intervento di modifica della legge 157 del 1992”.

Infine, per far fronte ai cambiamenti climatici e alla grave crisi idrica “che peggiora sempre di più” è necessario “avviare un piano di investimenti per aumentare la produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere siccità e produrre energia e aumentare almeno al 50% la raccolta dell’acqua piovana che oggi è solo al 10%” ha concluso Pessolani.

Con la Coldiretti, dinanzi al palazzo della Regione c’era anche l’Associazione Regionale Allevatori di  Basilicata che, come spiega nel comunicato che segue, condivide le preoccupazioni del mondo agricolo per l’insostenibile aumento dei costi nei campi e nelle stalle.

C’è piena sintonia nel sistema allevatoriale con le preoccupazioni del mondo agricolo, manifestate anche oggi a Potenza con la grande manifestazione della Coldiretti, si legge nel documento- per la drammatica situazione creatasi a causa dei rincari aggravati dal conflitto in Ucraina. I costi di produzione sono cresciuti oltre il 50% per i mangimi, per alcune materia prima c’è il rischio di assenza del prodotto perché bloccati nei porti ucraini e russi, del 170% per i concimi, dell’80% per l’energia e del 150% per il gasolio agricolo. Al caro prezzi si aggiungono le manovre speculative che impediscono una equa distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare. Da un lato l’aumento vertiginoso dei costi per materie essenziali e dall’altro la scarsa o nulla remunerazione del prodotto all’origine.”

Dobbiamo ripristinare e rivalutare l’importanza della zootecnia nel nostro sistema economico. – evidenzia Palmino Ferramosca, presidente ARA Basilicata – Consentire la giusta redditività del lavoro degli allevamenti è centrale perché è l’unico modo per permettere di continuare ad investire in zootecnia, e non di ‘tirare a campare’. Senza liquidità non solo non possiamo fare investimenti ma neanche affrontare temi importanti quali quelli legati al benessere animale e alla sostenibilità ambientale”.

Inevitabilmente, la manifestazione ha avuto come filo conduttore la valutazione ancora della crisi pandemica insieme anche agli effetti conseguenti al conflitto russo-ucraino, come ha sottolineato il direttore Giuseppe Brillante: “Gli allevatori stanno pagando in modo pesantissimo la sommatoria di queste due crisi il nostro non è il solo settore in difficoltà, ma la zootecnia italiana sta subendo da mesi aumenti insostenibili dei costi di produzione, nell’ultimo periodo letteralmente esplosi principalmente a causa di fenomeni speculativi. Gli allevatori non riescono a farsi pagare a sufficienza le loro produzioni, non riuscendo nemmeno a rientrare dalle spese vive. Agli allevatori si chiede impegni importanti sia nei confronti del benessere animale che di tutela ambientale ma non ci si rende conto che la sostenibilità tanto invocata si realizza solo se ha le sue fondamenta nella sostenibilità economica dell’impresa”.

 

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