HomeViaggiTurismo lento, a misura di pedalata con Gaetano Plasmati la Basilicata vera.

Turismo lento, a misura di pedalata con Gaetano Plasmati la Basilicata vera.

E’ tra i pochi che con costanza e tanta consapevolezza continua a battersi, pedalata dopo pedalata, per allargare gli orizzonti di una Basilicata poco battuta dagli itinerari ufficiali, nonostante gli oggettivi limiti infrastrutturali che tra calamità naturali e degrado ricordano che paesi, contrade, fiumi, boschi e tradizioni hanno il crisma dell’identità. Gaetano Plasmati, fotografo, che ha girato mezzo mondo, incontrando popoli di diverse etnie e culture, ci tiene a Matera e alla sua, nostra, Basilicata terra ancora da scoprire. E questo può e deve essere una forza per una offerta interessante, semplice e competitiva, alternativa agli itinerari da stress o da tutto esaurito ( preferiamo questo termine all’overtourism che affligge le grandi località) che possono contribuire a contenere lo spopolamento. Ma occorre garantire un minimo di servizi e di manutenzione del territorio. E su questo aspetto Enti locali e Istituzioni, il novero della politica, hanno ancora tanto da pedalare…

LE RIFLESSIONI DI GAETANO PLASMATI
Ritorno alla mia terra: un viaggio lento nel cuore selvaggio della Basilicata
Testo e fotografie di Gaetano Plasmati
Travelphotographer.
Quando sono tornato dall’Asia, dopo anni di viaggi e vita all’estero, il mondo stava lentamente spegnendo le luci. Il COVID aveva bloccato ogni movimento, confinando le nostre vite dentro confini sempre più stretti.
Per ripartire, ho scelto di tornare a casa, nella mia Basilicata. Una regione spesso trascurata dalle rotte del turismo di massa, ma profondamente autentica, ruvida, misteriosa. Da quel momento, è cominciato un viaggio diverso: un’esplorazione a passo lento, in bicicletta e a piedi, attraversando parchi naturali, paesi, sentieri dimenticati.
Un arcipelago di paesaggi

Ho percorso chilometri su chilometri tra le vette e i boschi del Parco Nazionale del Pollino, dove l’aria ha il profumo resinoso dei pini loricati e il tempo sembra sospeso. Poi ancora più a sud, nell’Appennino Lucano Val d’Agri – Lagonegrese, ho camminato tra altopiani silenziosi, campi coltivati e fiumi che serpeggiano tra le rocce.
Le Dolomiti Lucane, con le loro cime aguzze che ricordano scenari himalayani in miniatura, mi hanno accolto con i loro borghi incastonati nella pietra: Castelmezzano, Pietrapertosa. E nell’Alta Murgia, là dove la Basilicata sfiora la Puglia, ho ritrovato i colori caldi della terra, il giallo dei campi, il bianco abbacinante delle masserie.

Ogni tappa è stata fotografata, raccontata, registrata. Un archivio visivo e narrativo che documenta non solo paesaggi, ma anche volti, voci, storie, feste popolari. Perché questo viaggio non è mai stato solo mio: è anche delle persone incontrate lungo la strada, dei pastori, dei contadini, delle guide locali che resistono e innovano, giorno dopo giorno.

Oltre Matera, dentro la Basilicata
Matera, la mia città, è diventata negli anni un simbolo internazionale. Ma se da un lato questo ha aperto nuove opportunità, dall’altro ha accelerato una forma di turismo mordi e fuggi, spesso incapace di andare oltre la superficie. Il mio progetto nasce anche da qui: dal desiderio di rallentare, di spostare lo sguardo dalle mete celebri ai margini, dalle piazze affollate ai sentieri meno battuti.
Le aree interne della Basilicata e dell’Italia in generale sono oggi più che mai laboratori di resistenza e rigenerazione. Luoghi dove si può ancora immaginare un altro modo di viaggiare: sostenibile, rispettoso, trasformativo.
Un viaggio che continua
Oggi continuo a esplorare. Le mie rotte si allungano anche verso la costa, dove il Mar Ionio e il Tirreno bagnano spiagge selvagge, pinete nascoste, antichi porti greci. Qui, il concetto di turismo lento si intreccia con la tutela ambientale, la promozione delle comunità locali, la necessità di un nuovo equilibrio tra uomo e natura.
Ogni passo, ogni pedalata, ogni incontro è parte di una narrazione in divenire. Un modo per restituire attenzione a ciò che troppo spesso resta invisibile, e per ricordare che i veri viaggi, quelli che ci cambiano, cominciano sempre da casa.

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