mercoledì, 28 Settembre , 2022
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LOTTA PER IL DISARMO CON “IL CORAGGIO DI AVER PAURA”

Di fronte all’indifferenza con la quale stiamo assistendo ad una escalation bellica in Europa tra potenze atomiche, nella speranza che, in fondo, non facciano sul serio, “non possano” fare sul serio (come se le bombe su Hiroshima e Nagasaki non ci fossero mai state), è necessario ri/prendere coscienza del nostro status di “quelli-che-esistono-ancora”, di vivere cioè – da Hiroshima in avanti – nella precarietà esistenziale, strutturale e globale, dovuta alla possibilità di estinzione del genere umano, attraverso il pigiare di un pulsante, quello delle armi nucleari.

Nell’epoca atomica  bisogna trovare “il coraggio di aver paura” perché la paura è segno di consapevolezza ed è strumento di conoscenza della realtà, e “vivificante, poiché invece di rinchiuderci nelle nostre stanze ci fa uscire sulle piazze” a lottare per il disarmo, ossia per l’impegno fondamentale per tutte e tutti, perché “ciò contro cui lottiamo, non è questo o quell’avversario che potrebbe essere attaccato o liquidato con mezzi atomici, ma la situazione atomica in sé”.

Circa 35 associazioni, tra cui Azione Cattolica italiana, Associazione Amici Casa della Carità, Associazione Antigone, Rete dei piccoli comuni del Welcome e Centro Giorgio La Pira, lanciano un progetto concreto di pacificazione, difesa nonviolenta nei luoghi di conflitto e aiuti umanitari in Ucraina con il nome di Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (Mean). L’obiettivo è di arrivare a 5.000 partecipanti.

Gli organizzatori descrivono l’iniziativa con queste parole:

Mentre nelle prime fasi della guerra la popolazione ucraina ha potuto opporre resistenza sia con le armi del suo esercito che con numerose manifestazioni di nonviolenza, con le quali le popolazioni armate unicamente di una bandiera nazionale hanno costretto i carri armati ad arretrare, ultimamente l’assassinio e torture in massa dei civili costringono migliaia di persone a rimanere nascoste nei rifugi, nelle chiese, nei teatri, terrorizzate e in assenza di cibo, acqua e medicinali.

Stiamo organizzando l’entrata in massa di pullman di volontari disarmati diretti in Ucraina al solo fine di compiere operazioni di evacuazione, in particolare dei più fragili, con il sostegno della stessa popolazione ucraina e della società civile, sia europea che russa.

Lo scopo della nostra azione nonviolenta sarà concentrato unicamente nel tentare di mettere in salvo, in territorio europeo, le migliaia di persone che in Ucraina oggi vorrebbero allontanarsi dal conflitto ma non ne hanno i mezzi e le occasioni.

Intendiamo affermare la possibilità che si debba aggiungere una terza via di intervento nel conflitto in corso, quella via che può arrivare dalla società civile, che è pronta a marciare in massa ed in modo nonviolento a favore della nazione aggredita”.

Perché non considerarlo, questo, un primo passo della ripresa dell’azione pacifista, fino ad oggi umiliata, mortificata come ‘manifestazione di imbelli adolescenti’ dai risorgenti nazionalismi?

Soprattutto se il conflitto s’inasprisse, sciaguratamente come si sospetta, è difficile immaginare che “il secondo esercito” più forte al mondo – com’è stato definito in altri momenti quello pacifista – possa mettere in campo centinaia di migliaia di militanti lungo la frontiera russo-ucraina per impedire sviluppi ulteriori del conflitto? Per costringere le potenze imperiali – che questa guerra la fanno per procura – alle trattative?

Spettava all’Europa organizzarlo! Per la propria difesa, oltre che di quella ucraina. Ma il pacifismo non può dipendere dall’inettitudine e dalle sudditanze dei governi europei. Si sta riorganizzando: ora tocca a noi prestare ascolto ai suoi richiami. Azioni concrete per aiutare le popolazioni ucraine oggi; noi stessi europei, per l’oggi e il domani!

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