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25 anni dopo Genova mancano ancora garanzie per i cittadini dalle violenze. Petizione Amnesty International.

Sono passati 25 anni da quelle giornate di Genova, quando durante un G8, furono sospese tutte le più elementari garanzie democratiche per i cittadini. Furono i giorni in cui si consumò la odiosa spedizione punitiva delle forze di polizia nella scuola Diaz in cui erano accampati qualche centinaio di manifestanti convenuti da ogni parte d’Italia e del mondo. Cittadini inermi furono massacrati con una violenza gratuita ed inaudita, inammissibile in uno stato di diritto. Il processo che ne è seguito ha fatto luce solo in parte e  condannato pochi degli artefici di quell’azione di squadrismo. Anzi alcuni dirigenti responsabili di allora sono stati addirittura promossi. Gli atti processuali hanno restituito comunque una ricostruzione dei fatti agghiacciante da cui è stato tratto il film di Daniele Vicari “Diaz-Non pulire quel sangue” che è stato riproposto in TV qualche giorno fa. Un film (con Claudio Santamaria, Elio Germano e altri) che raccomandiamo di vedere per chi non lo avesse ancora fatto per capire che ogni parola scritta non può restituire nemmeno lontanamente quanta violenza fu consumata in quella notte del 21 luglio 2001 quando, “poco prima della mezzanotte, centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibito per l’occasione a dormitorio. In testa c’è il VII nucleo comandato da Max, seguono gli agenti della Digos e della mobile, mentre i carabinieri cinturano l’isolato. E’ un massacro in piena regola. Quando Max dà ordine ai suoi di fermarsi, è tardi. 93 persone presenti nella scuola oltre as essere in arresto, hanno subito una violenza inaudita senza aver opposto alcuna resistenza.” QUI IL LINK AL FILM: 

 

Ma da allora è cambiato qualcosa per risalire alle responsabilità personali del singolo agente che si comporta al di fuori dalla legge ed evitare che ciò diventi una macchia per l’intero corpo? Oltre che per consentire alle vittime di perseguire il colpevole? Ebbene AMNESTY International ci ricorda che “Venticinque anni dopo il G8 di Genova, lo stesso ostacolo continua a compromettere il diritto alla giustizia: l’impossibilità di identificare gli agenti coinvolti nelle violenze.” Come un “lacrimogeno sparato ad altezza persona che causa la perdita permanente della vista da un occhio. È accaduto nel 2025 a Lince durante una manifestazione a Bologna.” “Una carica della polizia. Due mesi di coma. Invalidità al 100%. Questa è la storia di Paolo, tifoso del Brescia aggredito mentre si trovava alla stazione di Verona nel 2005.” “Le strade di Genova nel 2001, la scuola Diaz, la caserma Bolzaneto.”  L’associazione ritorna nell’occasione a ricordare che c’è una questione che non può restare irrisolta. Ovvero L’introduzione dei codici identificativi alfanumerici chiari e ben visibili sulle uniformi e sui caschi degli agenti è una misura di trasparenza e garanzia per tutte le persone. Non contro la polizia come ci dicono in alcune occasioni. Questa è una misura che permette di ricostruire i fatti, tutela chi subisce una violazione dei propri diritti e protegge chi agisce correttamente da accuse infondate. L’Italia è ancora tra i pochi stati dell’Unione europea a non aver introdotto questa misura di trasparenza. Che cosa aspetta?”  E per questo si chiede “al ministro dell’Interno e al capo della polizia di agire ora.” Come? Con una PETIZIONE CHE SI PUO FIRMARE QUI. 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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