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Spiati dalle App, i nostri dati vengono rivenduti: e la privacy? A farsi benedire!

Ogni volta che scarichiamo una app per il meteo, per seguire gli spostamenti dei figli, l’oroscopo, un gioco, incontri, autorizziamo la geolocalizzazione, dove nell’informativa sulla privacy c’è scritto che i nostri dati saranno ceduti a terzi.
Quindi lo smarthpone indica sempre la mia posizione, che può finire nei server dei data broker, società che di mestiere raccolgono, impacchettano e rivendono i dati personali a chiunque sia disposto a pagarli.” E’ quanto accade in ogni momento della nostra vita, oramai completamente monitorata e resa disponibile a chiunque ne possa trarre dei vantaggi. A ricordarcelo è Milena Gabanelli con uno dei suoi servizi della serie Dataroom in cui ci spiega che “A questo punto chi compra i dati può sapere chi sono, dove abito, dove lavoro, se vado in ospedale, che posti frequento. E ad acquistare può essere una compagnia di assicurazioni, un avvocato, uno spione o un ricattatore.” E sebbene “in Italia questo è un reato penale, perché si tratta di dati sensibili e non cedibili”, questo non impedisce che il mercimonio della nostra vita si consumi, perchè “i data broker non stanno in Italia.” “E allora -la domanda nasce spontanea- tutta la burocrazia sulla privacy a cosa serve?
🖊️ Inchiesta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza : https://www.facebook.com/reel/866530816186499
🎥 Produzione: Melania Imerio e Roberto Fattorusso
💻 Social Media Manager: Marco Borraccino.”

 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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