domenica, 8 Marzo , 2026
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Pianeta X disperatamente cercasi

Da quando nel 2006 PLUTONE è stato retrocesso a pianeta nano, nel sistema solare non si sa più come fasciarsi la testa.
Il fascinoso dal cuore di ghiaccio era il nono pianeta nostrum, e tra i più amati, tanto da lasciare sulla scia del suo declassamento tanti cuori astronomici infranti.
Al suo posto si è potenziata la ricerca di un grande pianeta X, più recentemente codificato come pianeta 9, Y, o TRANSNETTUNIANO.
Secondo le vane stime dell’astrofisico Michael Brown, avrebbe già dovuto vedere la luce circa 6 anni fa.
Da quale divinità, se greca, indiana o cinese, X plagera’ un suo nome proprio una volta scoperto, rimane da vedere.
E se a giocare a dadi ci fosse al posto di un nuovo pianeta un infingardo BUCO NERO?
Ma vediamo intanto come PLUTONE, omonimo del dio romano dell’oltretomba, ha perso il suo rango.
La scoperta di ERIS nel 2005, un altro “pianeta” transnettuniano, di massa maggiore, lo aveva gia’ messo in ombra. Non a caso Eris era la divinità della discordia nell’antica Grecia.

Ma, a scanso di equivoci, gli astronomi avevano già stabilito 3 criteri per potersi fregiare del titolo di pianeta del sistema solare, e nessuno dei due corpaccioni li soddisfa.
1^ Il pianeta può definirsi anche “eccentrico” (boh), ma deve orbitare intorno al sole;
2^ deve avere, in virtù della gravità, una leggiadra forma rotondeggiante, il che non guasta mai;
3^ da buon despota deve METTERE ORDINE nel suo reame, imprimendo sull’orbita di chi entra nel suo spazio tutta l’imponenza della sua massa.
Quest’ultimo esame i due transnettuniani nel 2006 l’hanno cannato. Mal comune scema la pena. Ma ad ugual sorte vanno incontro tutta una serie di altri oggetti celesti che le nuove tecnologie spaziali permettono ormai di identificare, in particolare nella fascia di Kuiper/transnettuniana.
L’esclusivo club degli astronomi non ha dubbi: i loro connotati planetari sono falsi.
Di qui la sfida a ricercare nelle retrovie un altro degno pianeta, più grande della Terra o di Marte, che abbia questi 3 requisiti.
Anche perché la sua esistenza è indiziata da modelli matematici.
E dall’osservazione di anomale orbite elongate degli oggetti minori (pianeti nani) alle tenebrose estremità del sistema solare, che puntano nella stessa direzione, come condizionate dalla forza di gravità dell’ignoto colosso. E c’è chi sostiene, per ragioni analoghe, che anche Urano e Nettuno sembrano seguire orbite bislacche. Ardua impresa, quindi, questa caccia a X, vista la sua norme distanza – fino ad un massimo di 700 unità astronomiche (UA=distanza Terra-Sole) – dai nostri telescopi nonché dal sole. Della nana gialla che è il nostro sole, un tale pianeta frigidaire non potrebbe che riflettere molto pallidamente i raggi. E questa luce fioca si disperderebbe poi nel viaggio di ritorno verso sole/terra.
(E pensare che siamo in grado di osservare molto meglio di un ago nel pagliaio una serie di pianeti EXTRASOLARI, o meglio l’ombra proiettata da stelle a loro “vicine”!)
Una chance di essere meglio riflessi i raggi ce l’avrebbero nel caso per niente peregrino in cui il nuovo arrivato X avesse una superficie di GHIACCIO di azoto o metano, ed una sbuffante atmosfera GASSOSA (p.es., di metano e elio).
Ma senza coordinate certe, difficilmente il volenteroso astronomo saprà inquadrare con il telescopio spaziale HUBBLE o JAMES WEBB un pianeta sconosciuto, se non fortuitamente, ed un punto alla volta.
Sempre che egli venga finalmente ammesso all’uso dello strumento (anche solo per poche ore), come avviene dopo un severo scrutinio di un comitato ad hoc.
Si attende quindi, con fiducia nel progresso, l’inaugurando Extremely Large Telescope (ELT) sulla montagna Cerro Armazones, nel Deserto di Atacama in Cile.
ELT ingrandira’ il cielo stellato di un fattore 16 rispetto a Hubble, grazie a 5 specchi ed a un diametro di 39 metri. (Dati da Wikipedia).
Sarà quindi in grado di aggiornare una panoramica integrale del cielo stellato ogni 3 giorni.
Dimenticavo che il fascino dell’impresa sta ufficialmente nelle “porte che apre allo studio delle origini del sistema solare”. La spiegazione di cosa ci sia dietro questa ICONICA espressione la lascerei agli scienziati titolati.
Perché chi scrive, come avrete notato, non è astronomo né prima d’ora si sognava di scrivere del cosmo.
Abbiamo in loco astronomi valentissimi in quotidiana intimità con l’incommensurabile, che potrebbero darci pochi (ma autorevoli) CENNI SULL’UNIVERSO.
In prima linea, il sempre facondo Franco (di nome e di fatto) Vespe.
Per inciso, Franco preferisce dirigere i suoi laser a favore del costruendo (in zona sismica) PONTE SULLO STRETTO, ma se non erro con argomenti prevalentemente economici e politici: “infrastruttura strategica”, impresa contro il “Nanismo” nazionale.
Siamo però curiosi: in quale branca delle scienze vanno ricercate le pezze di appoggio per tale FARAONICA opera ingegneristica, forse nell’ASTROLOGIA EGIZIA?
E magari: “Il ponte potranno vederlo da X, quando X sarà scoperto” – questo glorioso annuncio sì che sarebbe un colpo di spugna per i NO-PONTE!

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
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