Cinque cerchi per tenere dentro una miriade di sport olimpionici, sempre meno dilettantistici e con una sfida per il dopo “virus a corona” che riguarda la pratica di base per tutti, fuori dell’agonismo da contatto fisico o ”distanziato” per quanto possibile, ma il percorso è segnato…La provocazione o previsione da ”veggente” in un anno bisesto ma funesto ( non è vero ma dobbiamo crederci) viene dall’immarcescibile amico di Matera Luca Corsolini, con una lettera dalla ”Quaresima” e da ”Quarantena” allungata da quel di Bologna. E tra ricordi di partite di basket contagiose, soppressione di campionati e Olimpiadi previste…viene al dunque senza girare troppo intorno alla ” Copa della Vida” sportiva. Per tanti lo sport parlato o dei filmati gia visti e rivisti sanno di minestra scaldata. E quando mancano agonismo, scommesse, ironia da bar dello sport hai voglia a surrogarti con i videogames. Non è la stessa cosa e, frase fatta, nemmeno lo sport sarà più come prima dopo che la stagione altalenante del contagio da coronavirus sarà alle spalle. Anzi,come ricorda con una punta di crudezza Luca, sarà in agguato…E quel 19…che ci fa rammentare l’annata di eventi al fulmicotone anche sportivi di Matera 2019, ce lo porteremo dentro e davanti agli occhi. Dovremo correre per una vita da sport di base. Quanto allo sport professionistico e agli interessi commerciali. Tranquilli. E’ a bordo campo, pista o parquet che scalpita. Ciao Luca, con tanta simpatia. E, come dici tu. Un virus ”si cimbatt”.

LA LETTERA DI LUCA

Antefatto. Il 17 febbraio, tornato a casa da quella Final eight di basket che è stata indicata come una delle cause del numero incredibilmente alto di contagiati a Pesaro, leggo che a
Tokyo, appunto a causa del coronavirus, è stata rinviata la Maratona. Non un semplice evento, una festa. Allora chiamo il Coni, preoccupato, chiedendo se pure i Giochi Olimpici rischiano il rinvio e dal Coni mi rispondono come a uno che ha appena detto di aver incontrato un marziano in Piazza San Pietro a Roma. Cito l’episodio non per ricevere la patente di veggente, ma come invito ad avere, sempre, una visione allargata.
Il fatto. Il 9 marzo viene chiusa l’Italia. Abbiamo già visto tutti i servizi da Wuhan: i cinesi chiusi in casa si fanno coraggio cantando dalle finestre, e riempiono di cori i silenzi della città.
Scopriamo, dandoci appuntamento sui balconi alle 18, che eravamo noi quei cinesi. Capiamo subito l’emergenza e ovviamente ne abbiamo paura perché intanto Codogno, casa nostra, è già diventata zona rossa, l’incubo più nero. Solo lo sport non capisce: non possiamo fermarci dicono tutti, noi siamo lo sport, vertici del calcio internazionale e vertici Olimpici mostrano una
totale assenza di intelligenze, intelligenza emotiva intendo, e di empatia, e così invece di rallentare il contagio lo accelerano. E, cosa ben più grave per l’analisi che facciamo qui, mandano in frantumi la vera ricchezza dello sport, quella di essere uguale in tutto il mondo, perché Ronaldo gioca con lo stesso pallone del bimbo all’oratorio, e Bolt correva gli stessi 100 metri che percorre chi li suda in palestra, chi corre per prendere il bus o il treno.E adesso, cosa succede adesso ? Stiamo imparando una realtà elementare che è pure sportiva: un virus si combatte con gesti virali, ovvero con il comportamento corretto non di pochi eletti ma di quanta più gente possibile.

È quello che diciamo sempre di essere noi sport: l’importante è partecipare. Ma non siamo più sinceri, in questa dichiarazione, e adesso non tutti ancora hanno capito che la bugia, ripetuta, negata, può uccidere lo sport. Niente sarà più come prima, questo lo abbiamo già capito: finita l’emergenza, scopriremo forse che le palestre non sono più il rifugio migliore per ritrovare la forma, avremo paura di correre le maratone con troppa gente vicino, e pure andare allo stadio e al palasport sarà più difficile perché il distanziamento sociale è diventato appunto un comportamento virale. Ma questi problemi li supereremo: non eravamo preparati, però con un po’ di allenamento, noi siamo lo sport, risolveremo la questione. La bugia che, se non riconosciuta, ci può uccidere, che può uccidere lo sport è un’altra. Non sono gli stipendi o, in generale, i costi: visto che per un bel po’ i ricavi non solo crescere fanno ma addirittura diminuiranno sarà l’evidenza a spingere lo sport ad accettare un ridimensionamento. Non è più tempi di partite, che pure riprenderemo a giocare, ma di cominciare un gioco infinito in cui il solo risultato è la continuità, è la sopravvivenza di quello che siamo.
La bugia è che i 31 milioni di ingaggio di Ronaldo, detto senza offesa, senza fare i conti in tasca a lui, alla Juve, al calcio, dipendono dal suo valore di mercato, che infatti adesso sarà corretto. I 31 milioni hanno senso solo se c’e un ragazzino che sogna di ripetere quella rovesciata: la bugia è pensare che la Serie A e le Olimpiadi siano un mondo a parte quando invece e’vero che sono un mondo solo con la base. Noi siamo i cinque cerchi olimpici: rappresentano il mondo, e sono intrecciati l’uno all’altro a testimoniare che nessuno, neanche un continente, può esistere e resistere da solo. E ci dicono, ecco la visione allargata, che nessun campione può sopravvivere senza un bambino che gioca, che nessuna disciplina può esistere senza le altre, figuriamoci in Italia dive ci divertiamo con 287sport diversi. Non occupiamoci solo dello sport di vertice, al contrario se lo vogliamo salvare dobbiamo occuparci e preoccuparci dello sport di base, dello sport di tutti, dello sport per tutti. Un virus si cimbatt.