Ci vuole fortuna, ma anche memoria e riconoscenza. Per ricordarsi di quegli amici che per Matera si sono spesi durante l’anno da Capitale europea della cultura che ci hanno fatto allacciare, con la sezione di eventi sportivi attivati con la Fondazione Matera-Basilicata 2019, contatti anche per le Olimpiadi di Tokio…Ricordate quella cerimomia e quella mostra su record e fiamma Olimpica e altro ancora negli ipogei di Piazza San Francesco d’Assisi? Merito di un moto perpetuo e di un simpaticone come Luca Corsolini,giornalista sportiva, che ti ha attivato quella biblioteca dello sport nel Palazzo dell’Annunziata dedicata a Pietro Mennea, finita nel dimenticatoio…Ma lui allo sport e al basket ci tiene eccome e quando ha letto del crowdfunding attivato dalla dirigenza dell’Olimpia per riprendere il campionato gli si è accesa una delle tante lampadine della serie a led per Matera e ci ha scritto, segnalandosi un ”Angelo” Tataranni che lavora ad Amazon, e con un ruolo di primo piano nel settore della tifoseria sportiva , e potrebbe dare una mano. Perchè non scrivergli? Giriamo il suggerimento al presidente dell’Olimpia Rocco Sassone. Può essere la sorpresa pasquale per concretizzare un percorso. E poi possiamo sempre contare su Luca, che attendiamo a Matera, non appena potrà lasciare la ”Dotta” Bologna e con Matera, scava scava, ha tanti legami. A cominciare da Lucio Dalla…E sì Lucio era un patito di Basket e tifoso della Virtus, oltre che del Bologna ”che tremare il mondo fa”. E poi anche Luca ci tiene all’Olimpia…

Il suggerimento del ”play” Corsolini

Ci vuole fortuna per riuscire a vedere la luce in fondo a questo tunnel. Ci vogliono anche, prima, dei piccoli colpi di fortuna che ti facciano almeno venire voglia di aprire gli occhi. In questa stagione indefinita, una mail che arriva da Matera mi allarga sempre il mondo che il Covid ci rimpicciolisce. Franco Martina mi racconta, col solito garbo di chi riesce a farsi ascoltare, pardon, a leggere, dei 60 anni dell’Olimpia basket che non hanno fatto in tempo a diventare favolosi, per colpa del solito Covid ma anche, e certo soprattutto, di soldi sempre più difficili da trovare per attività che continuiamo a definire sportive quando dovremmo presentarle, e svolgerle pure, come qualcosa di sociale, importante non solo per tutti gli addetti ai lavori. Perché una squadra, quale che sia lo sport, in questo caso il basket, è una chiacchera al bar il lunedì per sapere il risultato della domenica, ma sono anche i ragazzini al minibasket ( quando ce li si può portare ), sono le palestre che non hanno bisogno di lavori di manutenzione perché coccolate prima dal rimbalzo del pallone palleggiato, e poi dal ciuff dei canestri; e poi sono il nome di Matera sui giornali di altre città, sono squadre ,e arbitri, e tifosi, quando si poteva seguire le partite, che vengono in città, sognano di venire, si immaginano la loro gita ascoltando una radiocronaca o guardando un servizio nel tg della tv locale o leggendo i risultati su giornali e social.
Insomma. leggo dei problemi dell’Olimpia, della raccolta di fondi che si dovrà fare, e della campagna di crowdfunding che io preferirei, perchè la prima è una cura spiccia, mentre la seconda è una vera guarigione, perché ti obbliga a risolvere i problemi, e mi vengono in mente due cose. La prima. Il responsabile mondiale di Amazon, sì, quella Amazon, del servizio F360, che è quello che si occupa dei tifosi, F sta per Fan, lavora a Milano. So anche come si chiama: nessuna abilità mia nello scoprirlo, un colpo di fortuna. Lo chiamo cercando il ruolo, non la persona che ancora non conoscevo. E mi risponde uno che si chiama Angelo Tataranni. Scusa, gli chiedo, ma Tataranni vuol dire forse che … Si’, il boss mondiale dello sport per certe pratiche di Amazon è un ragazzo di Matera. Uno di voi. Quelli dell’Olimpia lo sanno ? Un difetto, uno dei tanti dello sport italiano, è di non avere una anagrafe. Una anagrafe buona al tempo dei social: dunque, non semplicemente nome cognome luogo e data di nascita, ma anche, più utilmente, notizie sul percorso seguito dopo aver smesso di essere un cartellino. Non so se Alessandro giocava a basket, di certo aveva degli amici, amici che se non lo considerano e se non lo hanno trattato da ex potrebbero chiamarlo e chiedergli: ci dai una mano ?
Poi, il nome. Se ti chiami Olimpia dovresti avere come mappa mentale i cinque cerchi olimpici. Ogni cerchio, un continente; ogni continente, un colore. I cerchi intrecciati a dire che nessun continente resta in piedi da solo. A dire che se sei l’Olimpia Milano non puoi vincere lo scudetto e arrivare, magari, ce lo auguriamo tutti, al Final Four di Eurolega, se non ti occupi dell’Olimpia Matera, se non altro per omonimia. Io, fossi nella società di Matera, una lettera a Milano la scriverei. Senza aspettarmi la soluzione ma con la speranza di ricevere come risposta dei piccoli colpi di fortuna che ti facciano almeno venire voglia di aprire gli occhi in questo tunnel. Intanto, nel silenzio dell’Olimpia, e nell’attesa delle Olimpiadi, aspetto la prossima lettera di Franco, e spero di continuare a meritare queste attenzioni.