E dopo i precedenti sei…Un’altra scoppola con ulteriori 26 punti di penalizzazione inferti dal Tribunale Federale Nazionale, e con tanto di diferimento della dirigenza per i mancati pagamenti da parte della vecchia proprietà, in attesa della “sentenza” definitiva sulle sorti del club che arriverà nel prossimo Consiglio federale di mercoledì 30 gennaio 2019 a Firenze. Era nell’aria..per tutta una serie di inadempienze gestionali cronicizzatesi nel passato e arrivate all’incasso nel presente. Non è servito il ”tira e molla” sulla fidejussione da corrispondere e della quale sapremo. I deferimenti nei confronti dell’attuale presidente, Rosario Lombardi, che potrete consultare al link https://www.figc.it/media/76913/cu-n42.pdf la dicono tutta su come siano andate le cose e quale futuro incerto ci attende. Per farla breve, e in attesa della vicenda fidejussoria, il Matera potrebbe finire il campionato con la squadra ragazzi o con qualche rinforzo se sarà possibile. E del resto la Lega da parte sua ha dimostrato nei fatti che la situazione andava monitorata per tempo, verificando la effettiva posizione gestionale della società biancazzurra e di altre che sono nella sua stessa posizione o peggio. Un campionato poco credibile, con una città alla finestra che questa estate ha visto avvicendarsi varie situazioni gestionali che sono andate avanti nella speranza che tutto si ”aggiustasse” vista anche il credito del Matera vantato in Lega. Tifosi delusi, naturalmente, e abbonati che si ritrovano con un campionato da seguire al XXI Settembre-Franco Salerno con i volenterosi ragazzi della ”Berretti” salvo miracoli. Serve un bagno di umiltà. Il calcio a Matera non può continuare a vivere sull’investimento ,a fondo perduto, di mecenati o di pazzi per il pallone che non badano a spese. Occorre varerà una società con un piccolo capitale sociale per valorizzare il vivaio, magari legandosi a un grande club. Ma per farlo occorre essere credibili per difendere i colori biancoazzurri,con la testa fuori del pallone….Ne riparliamo dopo la sentenza del 30 gennaio.