Time out prolungato, ma prima o poi sul parquet si dovrà scendere, ma con idee concrete e credibili per ricominciare e recuperare entusiasmo e risorse. In giro ,nel mondo dello sport, ci sono solo preoccupazioni di vario tipo e con i presidenti che il tiro da tre punti lo vedono offuscato. E allora persone, che hanno un cuore a forma di palla a spicchi arancione, come il collega Luca Corsolini, sono quelli che soffrono se non dicono le cose come stanno e non tirano fuori proposte che dicono agli inquilini del PalaBasketTricolore: “Ragazzi, diamoci una mossa” altrimenti diamoci all’Ippica, ammesso che gli ippodromi ritornino a trottare…E Luca lo ha fatto con una nota delle sue, senza peli sulla lingua, consapevole che il suo tentativo di schiacciata a canestro ( non ridete, il Corsolini nonostante la mole è agile) procurerà il classico vespaio di polemiche. Destinatari sono gli arcinoti dirigenti di squadre di Lega Luca Baraldi; Ettore Messina e Stefano Sardara e quanti hanno orecchie e cuore per ascoltare. Parla di un basket sociale e social, tenendo in mano la road map descritta nel libro di Simon Sinek. Tira fuori l’acronimo inglese da addetti ai lavori Corporate SportResponsibility, e spiega come far diventare le società dei soggetti sociali, che “fiancheggiano, non solo in emergenza, il proprio territorio, che hanno programmi per gestire situazioni come quella che stiamo vivendo mettendo subito a disposizione, quando necessari, dei fondi accantonati squadra per squadra, come gruppo di continuità del basket”. Uno come Luca che pasteggia a basket e marketing sociale, e lo abbiamo visto all’opera a Matera con tante belle idee e proposte rimaste inascoltate…, e un percorso di come muoversi lo traccia. Ma serve sedersi al tavolo della concretezza, per tirar fuori modi, tempi e costi dell’operazione. Ci piace la festa per i 100 anni della federazione italiana pallacanestro. Potrebbe davvero, con una serie di iniziative, restituire entusiasmo all’ambiente. Del resto si ha necessità di ripartire. E per farlo occorre farsi contagiare da un’altra C…quella di Corsolini Luca, che ha energia, passione e anticorpi per scaldare parquet e tribune. A canestro, a canestro!

LA LETTERA DI LUCA CORSOLINI

Vi chiedo scusa del disturbo
E vi devo subito una precisazione
Non c’è, qui, l’indirizzo del presidente Gandini, non per fare uno sgarbo a una persona che conosco da 30 anni, e con cui ho pure lavorato, ma perché ancora non ci siamo sentiti approfonditamente dopo la sua elezione
In ogni caso scrivo a Voi tre, sufficientemente giustificato, spero, dalla amicizia e certamente legittimato da una appartenenza alla famiglia del basket che ancor più rivendico, orgogliosamente, per come avete gestito e state gestendo la crisi: senza le incertezze di altri del basket, segnatamente i vertici internazionali, e senza le paure mal bilanciate dagli editti  di altri, il calcio. Per non parlare del Cio: ho voluto e dovuto controllare. La prima volta che ho chiamato il CONI per chiedere se i Giochi rischiavano di essere rinviati, e sono stato preso per mitomane, era il 17 febbraio !
Ammirato per come state alzando gli argini per evitare l’alluvione, e detto che non ho le competenze necessarie per affrontare tutte le declinazioni anche economiche, sicuramente impreviste di questa che già non  più una crisi, ma un cambio di paradigma, devo anche dire, senza nessuno spirito critico, semmai per fare gioco di squadra, che in questi giorni abbiamo anche fatto degli errori: tranne che per il Vostro impegno, siamo spariti dalla scena. Altro che #tuttounaltrospprt : un silenzio mediatico che non possiamo permetterci e a cui nemmeno siamo condannati, visto che l’eroe di oggi, il premier albanese Edi Rama, è uno di noi. Anche la scelta di riversare tutto l’archivio su Lega Basket Tv non mi sembra premiante, al contrario autoreferenziale in un momento in cui esserlo non porta nessun vantaggio: con tutta la gente in casa, e allenata all’uso delle varie piattaforme, compresa l’ultima arrivata, Disney plus, di cui uno dei contenuti top è sempre “nostro”, la serie tv spin off di High School Musical, sarebbe più opportuno essere in quelle vetrine, così viste, piuttosto che in una nascosta
Ma non scrivo per fare rimproveri, o rivendicazioni: avevo pure un accordo, verbale, con una società di serie A, però non mi è sembrato e non mi sembra utile fare ripicche per il mancato avanzamento dell’intesa. Mi interessa, ripeto, dare un mio contributo alla causa, e lascio volentieri ad altri il giudizio sull’eventuale valore delle mie proposte
QUANDO PARTECIPIAMO A UN GIOCO FINITO, GIOCHIAMO PER VINCERE. E ANCHE SE SPERIAMO DI GIOCARE BENE E DI DIVERTIRCI, DI SICURO NON GIOCHIAMO PER PERDERE. LA MOTIVAZIONE CHE CI SPINGE A PARTECIPARE A UN GIOCO INFINITO È COMPLETAMENTE DIVERSA: L’OBIETTIVO NON È VINCERE MA CONTINUARE A GIOCARE. E FAR PROGREDIRE QUALCOSA DI PIÙ GRANDE DI NOI O DELLE NOSTRE ORGANIZZAZIONI
È una citazione da Il gioco infinito, un libro di Simon Sinek che mi sembra disegni la road map per qualunque organizzazione, anche il basket, nel mondo nuovo a cui ci ha portato il coronavirus. Continueremo a giocare partite, ci sarà sempre un risultato, e ci mancherebbe ma oggi dobbiamo adattarci, in fretta e il prima possibile, a un gioco infinito. E queste sono le mie proposte per una ri-partenza non generale ma del settore di cui mi occupo: la comunicazione, in tutte le sue declinazioni, compresi marketing e social

Perché non credo ci siano dubbi che combattere il virus ci ha insegnato una maggiore e migliore viralita’: contano i gesti, e sono risolutivi quando praticati da più gente possibile
Dunque, prepariamoci a un basket più sociale e social
Anche perché non ci saranno solo i mancati ricavi del campionato sospeso. Ci saranno, purtroppo anche e soprattutto, sponsorizzazioni meno pesanti, oltre tutto con liquidità erogate in tempi diversi da quelli a cui siamo abituati, e forse, Dio non voglia, dobbiamo attenderci anche ricavi inferiori dal botteghino e dalle campagne abbonamenti perché non tutti avranno voglia di tornare, ad esempio, in un Taliercio in cui si è ammassati l’uno sull’altro, e paradossalmente ci saranno anche quelli che non vorranno tornare alle partite proprio perché non amano, e dunque non vogliono rispettare, il distanziamento sociale che è diventato in fretta, in questi giorni preistorici, una regola rispettata da gran parte della gente
Non solo: i palasport dovranno essere dotati, da un lato, di presidi sanitari per il pubblico, con l’istituzione magari del ruolo dell’healthy manager, anche per gli impianti di allenamento, e pure di social room dove si realizzino due cose. La prima un contatto diretto, pre e post partita, anche se tecnologico, tra i protagonisti e i tifosi. La seconda che cominci in questa social room per continuare poi durante la settimana un dialogo continuo tra addetti ai lavori e appassionati per non subire più il silenzio che ci è toccato in questi giorni e che, bisogna riconoscere, ci è stato inflitto anche durante le ultime stagioni nascondendo i protagonisti, appunto a noi addetti ai lavori e al grande pubblico. È anche su un allargamento delle nostre presenze che si costruiscono nuovi e a questo punto difficili contratti tv, ma siamo in un momento kennedyano: non possiamo continuare a chiedere cosa i media possono fare per noi, è semmai l’ora di rispondere che cosa il basket può fare per i media, suggerendo una nuova alleanza che impegni tutti a evitare l’autorefenzialita’che sarà sicuramente l’aspetto del mondo pre-coronavirus che rimpiangeremo meno
Non è un problema la perdita di forza economica, se ragioniamo nella logica del gioco infinito: conteranno meno le squadre, forse, di sicuro dovremo lavorare di più e meglio  le società. Più marca che prodotto. Insomma, più valori che risultati
Primo valore: abbiamo la possibilità, per non dire l’obbligo, di pensare a una nuova declinazione di Csr, in modo di farla diventare Corporate SportResponsibility, che non vuol dire semplicemente fare più beneficenza. Significa proprio far diventare le società dei soggetti sociali, e perdonate il gioco di parole, che fiancheggiano, non solo in emergenza, il proprio territorio, che hanno programmi per gestire situazioni come quella che stiamo vivendo mettendo subito a disposizione, quando necessari, dei fondi accantonati squadra per squadra, come gruppo di continuità del basket
La stessa logica dovrà ispirare non tanto la ricerca di uno sponsor del campionato, difficile da trovare con l’aria che tira, ma di tanti sponsor più piccoli a beneficio dei quali tutto il campionato si impegnerà trasformando le campagne abbonamenti, ma anche il botteghino, in una grande operazione di cash back
Mi spiego meglio: ognuno di Voi, e non solo, avrà, glielo e me lo auguro, il suo sponsor principale, e/o una proprietà sufficientemente solida. Poi gli altri sponsor dovranno essere comuni per rendere la soglia di accesso al prodotto basket interessante per aziende che, come noi, devono e dovranno ri-partire. Conad, ad esempio, diventerà il supermercato preferito del basket italiano e tutti gli abbonati avranno diritto a uno sconto sulla spesa. E lo stesso varrà, con le dovute eccezioni, per altre categorie merceologiche, ma essere un soggetto sociale legittimerà il nostro dialogo con ogni tipo di interlocutore 
Diventare, oltre che un soggetto sociale, anche un soggetto social significa, ripeto, lavorare sulla viralita’: magari sarà interessante concedere a ogni appassionato una mail nome.cognome@legabasket.it che potrebbe diventare non solo il simbolo di una appartenenza ma anche uno strumento di comunicazione e marketing molto più preciso, e attuale, dei numeri impersonali di affluenza alle partite. Per non parlare di versioni anche audio di strumenti quali newsletter, chat e altro, sapendo che questa modalità permette un dialogo maggiore, più e meglio interattivo
Anche perché i tempi social ci richiedono l’adozione di codici social che a livello temporale sono 24/7365, una continuità di cui le partite sono solo una sintesi, e a livello di spazi ci suggeriscono che where basket, dove c’è una occasione buona per noi, bisogna wear basket, mettere la divisa. Questo a dire che la LBA dovrà essere il motore della ripartenza del basket ad ogni livello, facendosi carico, se necessario, ma con la ricompensa sociale di cui ho parlato prima, della ripartenza dell’attività delle squadre femminili, delle squadre master, ovviamente dei settori Minibasket e giovanile
Ci dovrà muovere una logica non più esclusiva, bye bye #tuttounaltrosport, ma inclusiva perché dovremo occuparci di salute, ambiente, sostenibilità della società e del nostro movimento. Ho letto dell’idea di celebrare i 50 anni della Lega: da figlio di uno dei fondatori e di un presidente dell’organizzazione, sono stato persino in via Fontanina, l’idea di un ricordo non può che farmi piacere ma andiamo verso il 2021 in cui si festeggiano i 100 anni della Fip, di tutti noi. Non solo per un giusto riconoscimento del ruolo deciso e decisivo svolto nella gestione del coronavirus da Petrucci, mi sembra molto più interessante pensare a una festa della tribù del basket, comprendendo tutti, anche costruendo il futuro partendo dal passato, piuttosto che alla celebrazione di una sola parte
E sullo stesso binario credo sarebbe giusto far viaggiare tutta la comunicazione della prossima e delle prossime stagioni
Vi chiedo scusa per la prolissità, ma penso che davvero possiate giustificare una dichiarazione d’amore, eventualmente perdonandone la lunghezza ma riconoscendone la sincerità 
Fiero del basket
Luca