La precoce e tragica scomparsa di Donato Sabia ha scosso la comunità lucana e in tanti che lo hanno conosciuto è rimasta l’amarezza per qualcosa che non doveva accadere, non doveva accadere proprio a lui, un uomo -prima che un atleta- apprezzato da chiunque lo avesse incrociato nella propria vita.

Anche a San Mauro Forte, dove era stato in un paio di occasioni (la prima per ricordare Mennea e la seconda per ricevere il premio Torre Normanna), ha lasciato dietro se un significativo ricordo.

Lo testimonia questo intenso scritto che ci ha inviato Mimì Deufemia-fondatore e presidente per lunghi anni della Pro Loco- e che pubblichiamo a seguire.

Il giovane di Potenza capace di battere Juantorena”

Dopo il calcio, l’atletica leggera è lo sport che ho più amato. Sentii parlare di Donato Sabia verso la fine degli anni 70’.

Un amico mi raccontò di un giovane di Potenza dagli occhi chiari e i muscoli d’acciaio che correva come il vento.
Mi disse :” Vedrai, Sabia sarà il degno erede di Pietro Mennea”.

Passò qualche anno. La sera del 13 Giugno del 1984, accendo il televisore. Al meeting internazionale di Firenze si corre una gara importante. Ci sono i migliori del mondo.

Un giovane smilzo, dall’andatura elegante, arriva per primo al traguardo. E’ proprio lui, Donato Sabia, il giovane di Potenza. Si lascia dietro Alberto Juantorena, “El caballo”, mostro dell’atletica mondiale.

Trent’anni dopo, scompare Pietro Mennea. I ragazzi della Pro Loco vogliono ricordarne le gesta. Ci vuole qualcuno che ci parli di Mennea. Penso a Donato, suo compagno di stanza alle Olimpiadi. Mi dicono che adesso si occupa di sport al Comune di Potenza.

Lo chiamo. E’ contento di venire a San Mauro Forte. Lo accogliamo con calore. La serata è fredda, tanti restano ad ascoltare. Ci parla del talento di Mennea, dei sacrifici per diventare campioni. 

Degli allenamenti anche nei giorni di Natale e Capodanno. Ci mostra, orgoglioso, le scarpe regalategli dalla freccia del Sud. Quelle con cui Mennea vinse le Olimpiadi.

Donato è sorpreso dall’accoglienza. L’assessore gli consegna una targa.  Quasi si commuove.
Gli pare strano che in un piccolo paese sono in tanti a ricordarsi di lui.

Scopriamo di avere di fronte non solo il grande campione, ma una persona di straordinaria umanità.
Si finisce in cantina. Si ride, si scherza, si parla di tutto. L’ultimo bicchiere, con l’impegno di non perderci di vista.

Passa qualche mese. Lo incontro a Potenza. Un giovane migrante vuole fare atletica.
Donato è felice di accoglierlo.

Arriva il Campanaccio. Il Premio Torre Normanna a chi ha dato lustro alla nostra terra. Il pensiero va subito a Donato Sabia. 

La sala è gremita. Donato ci racconta la favola vissuta alle Olimpiadi. La rabbia per i tanti infortuni. Di come è stato capace di sottrarsi al doping. Della battaglia per uno sport pulito. Vorrebbe rimanere anche dopo la cerimonia. Un impegno lo costringe a rientrare a Potenza.

Un destino crudele. Un addio senza neppure la carezza dei suoi cari. Grande la tristezza di chi ha avuto il privilegio di conoscere la bella persona che lui era.

Il giovane di Potenza capace di battere Juantorena.”