A ricordarcela quel sonetto senza peli sulla lingua dell’arguto e mordace poeta romano ”Trilussa” un nostro lettore montese, Pietro, che ci ha inviato il riquadro pubblicato da un noto quotidiano nazionale dal titolo ” La stretta di mano” e con un chiusa a effetto ” Semo amiconi …se volemo bene…ma restamo a ‘na debbita distanza”. Considerazioni che ci stanno nella lunga e a volte strumentale stagione del contagio da virus a corona. E così tra mezze gomitati, saluti romani, a pugno chiuso, roteazione di mano da linguaggio lis e inchini ( sì li abbiamo visti) da figli del Sol Levante qualche rara stretta ci scappa. Ma niente guanti e occhio agli igienizzanti e ai microbi, batteri, umettanti e altri gel appiccicosi e pseudodoranti che si ha l’abitudine di spalmarsi goccia a goccia sul dispensatore di igienizzanti. Non meravigliatevi se si è aperta l’ennesima valutazione sulla affidabilità di queste ”pellicole” chimiche che dovrebbero preservarci da eventuali contagi. E’ così basta vedere un po’ di polvere in sospensione o un pelo sull’erogatore del gel o che è stato ”contagiato” nella borsa, dove sono carte, penne, caramelle, sigarette e altro ancora per ”stare in guardia”. E allora acqua fresca… Ci vorrebbero fontane e bottiglie a portata di mano. E’ una questione morale. Quanto alle strette. Occhio al ”bacillo” di Trilussa…E restamo pure amiconi, ma a distanza.