Sono le 19, 30 di domenica 14, in via Lamanna, 8. E’ stata una domenica abbastanza noiosa, come in genere sono tutte le domeniche, soprattutto da quando siamo assediati dal coronavirus. La giornata di oggi, fra l’altro, è stata una giornata in cui si è rimasti assediati dalla neve e dal gelo.

Tempo pericoloso. Pulisco il mastello. Domani è il turno dell’organico. Purtroppo, gli addetti alla raccolta, dopo che li hanno svuotati, non si preoccupano di chiudere i mastelli. Rimangono aperti alla pioggia e alla neve o, nel caso segnalato da qualche cittadino, al topolino, non grazioso come quello di Walt Disney. Dicono gli etologi che il topolino fa da battistrada ai topi più grossi: quelli di fogna.

Oggi, però, c’è qualcosa in più che mi preoccupa. Sarà stata la neve, sarà stato il gelo, sarà stato qualche cibo indigesto, sono afflitto da dolori gastrointestinali. Ho una sensazione di freddo, che diventa caldo quando mi copro. Mi sembra di avere la febbre. Prendo il termometro, di quelli di una volta, al mercurio, e misuro la temperatura: siamo a 37, 5. Giusti i gradi per preoccuparsi.

Pur essendo domenica, ho telefonato al mio dottore, che, gentilissimo, mi ha consigliato un tampone. Lo farò domani mattina, a mie spese. Ora, più che della febbre, mi preoccupo del coronavirus e prima ancora del mastello, che devo andare a posizionare sulla strada, fuori del cortile. Stasera, come dicevo, è il turno dell’organico, che raccoglie i rifiuti di due giorni (sabato e domenica). Se non lo porto stasera, dovrei accumularne fino a martedì, per altri due giorni. E se, nel frattempo, il tampone mi trova positivo e mi condanna a non uscire, non saprò come fare.

Mi fermo a pensare, mentre passo l’ultima mano di spugna sul fondo del mastello. In tutto questo c’è un paradosso, che è un sopruso, se non una cattiveria. Penso che lo Stato, per me ottantenne e oltre, ha una particolare attenzione. In fondo sono paragonabile ad un disabile o handicappato. Per me ha una attenzione particolare, per esempio nel riservarmi la priorità nell’ uso del vaccino. La vaccinazione, questa come quella antinfluenzale, è gratuita. Ringrazio lo Stato, ma non posso non denunziare il carattere persecutorio di un contratto tra Comune di Matera e Azienda adibita alla raccolta, che a sera mi costringe, febbricitante, ad uscire col freddo e con la neve, tra rischi di ogni genere.

Le scale esterne al portone sono cariche di gelo. Mi domando quale insania ha permesso di infliggere ad un cittadino, spesso disabile, bisognoso di assistenza, una incombenza sicuramente rischiosa e portatrice di ogni disagio. E’ un abuso e una crudeltà che cozza contro la volontà dello Stato, rispetto alle spese che lo Stato ha nei confronti del cittadino. Questi, se è obbligato ad assolvere ad un dovere, tanto più se paga, dev’essere messo nella condizione di assolvervi nel massimo della sicurezza e della certezza. E cozza persino contro l’attenzione che il Comune presta nella creazione di scivoli e nella assegnazione di stalli per la sosta della macchina. Lo fa persino per le donne incinte. Va da sé che se un servizio comporta evidenti disagi, è compito degli amministratori intervenire ed eliminare quanto vi è di pericoloso e non funzionante.

Gli amministratori attualmente sul Comune vantano (e lamentano) di aver affrontato eroicamente il problema della spazzatura. Sinceramente non ritrovo un loro intervento e una sola modifica. Il Sindaco Bennardi e il presidente del Consiglio, Materdomini, non mettono mano ad una follia, forse perché ad altre follie intenti.

Rabbioso prendo il mastello e mi avvio verso la porta. La trovo sbarrata da mia moglie che mi dice: “Tu, con la febbre, con la neve e con il gelo non ti muovi. Non voglio tenerti con una polmonite o sulla sedia a rotelle per fratture. Domani c’è il tampone”.

Già, il tampone! Se il tampone è positivo e non potrò uscire, l’organico non potrò non darlo a qualche cane randagio. Spero di avere almeno la gratificazione di qualche animalista, sicuramente un 5stelle, di quelli della transizione ecologica.