Chi ha detto che la memoria della Città dei Sassi sia finita in una pilozza di tufo o marmo ammalorato, che fa arredo di facciata agli anglicismi dialettali del food e fusc, mangia e scappa, dovrà ricredersi dopo la recente produzione di grafica riveduta e corretta (la sambuca c’è sempre) di Sergio Laterza. E così rispolverando un antico marchio della filiera molitoria e pastaia di Matera, propria della civiltà contadina, e di un patrimonio dilapidato a causa del ”cast dei maccheroni” che hanno spazzolato il piatto, facendo scarpe e scarpetta,nel piatto delle opportunità perdute, l’arguto grafico e artista dalla buona forchetta ha tirato fuori un paio di marchi dannati o d’annata, se preferite. Un riferimento all’attività del molino Andrisani di via Lucana, raso al suolo 30 anni fa per far posto a un parcheggio, anzicchè lavorare a un progetto di riconversione industriale per ospitare il Magazzino- Laboratorio di restauro della Soprintendenza finito nel Paip.

E allora ” Basta” Andrisani per evitare di far scuocere altra pasta, visto che siamo finiti nella monocoltura e cottura del turismo da autoconsumo e poi? Poi si pensa…Mah. Del resto con tanti contenitori vuoti a perdere, tra i rioni Sassi e il Piano, in attesa di una gestione dei beni comuni e non comuni presi con il ‘medio’ esponente, quel lapidario ”Basta” potrebbe ispirare un audiovisivo – come si dice oggi, perché quella parola dice tutto o niente- per un Antonio Andrisani dei nostri giorni. Sì, proprio lui, attore, regista, rompiscatole da solo o in coppia con l’amico Michele De Novellis per vedere cosa mettere in tavola, visto che la pasta e la farina di Matera di un tempo non ci sono più. Serve un nuovo cast dei maccheroni (sani sani e non) e una salsa in chiave mediterranea per il 2026. Una capitale e un piatto di pasta e basta. Cannerozzi, spaghetti, tortiglioni? Da parte equivoche rime, preparate sul fuoco acqua e pentoloni. Ciak, si mangia! Dove? Anche sul tetto del parcheggio di via Lucana, dove un tempo c’era un antico e operoso mulino.




