… che tradotto in italiano suona: ‘”Come cappero dobbiamo fare, comportarci, con la festa della Bruna di quest’anno?”. Una domanda che si ripete come un disco rotto a 2 giri, per stare nei solchi della festa più attesa dai materani. Quelli di Tiggì Errghiò ne ha tirato fuori, addirittura un numero speciale, per spiegare a materani e forestieri storia, fasi, curiosità, suoni e colori della ‘’Bruna’. Cinquanta minuti di video sui social e passa https://www.facebook.com/ErgghioMatera/videos/382623349377934/?sfnsn=scwspmo&extid=q0mIJtH8bziYQ9Hn&d=n&vh=e all’insegna del ‘’ Sedetevi e ascoltate’’ per la rubrica ‘’ Addò n’acchiem?” (Dove siamo?) partendo dalla scalinata (do squalaun) del Duomo o Chiesja Modr per i nativi.

E per far sentire l’odore forte dei botti ( u’ car’coss) il buon Chiancone Nunzio Gabriele, un predestinato a leggere etimologia di nome e cognome della civiltà dei Sassi, non poteva che partire dai fuochi d’artificio,fatti di stracci, salnitro, zolfo acquistati dagli ‘’sparafuch ‘’ del tempo (vero Tommaso ?) che erano i sacerdoti del Capitolo.

Dai fuochi alla ‘’ calvchet’’, la cavalcata dei cavalieri della Bruna, che un trio di ex come Vincenzo Sacco, Eustachio Nicoletti e Giuseppe Riccardi, vista l’età, farebbe ancora per dieci anni ma a piedi ( all’appit). Meglio guardare in alto e, in particolare alle luminarie, con i ricordi dell’incendio della struttura in legno del campanile della cattedrale avvenuto nel 1836. La carta prese fuoco e ‘’u’ fucanol’’ lasciò una scia di fumo. Si pensò anche di portare i fuochi sul carro…una delle tante invenzioni dei maestri cartapestai, con una intervista all’autore del bozzetto 2020 Eustachio Santochirico, che raccoglierà onori ed oneri nel 2021. E all’anno che verrà ‘’ a ‘mmogghj a mmogghj l’onn c’ van ‘’ (faremo meglio l’anno prossimo) le considerazioni di tre assaltatori.

Pazienza e tanta, anche nelle impressioni dei ‘’forestieri’’ che giudicano la nostra festa tra sacro e profano…Culture diverse da quanti vengono dalla processione religiosa e basta.


Da noi c’è anche la storia e il vissuto quotidiano. E allora saluto di ordinanza con lo squillo della tromba di un piccolo cavaliere della Bruna. Crescerà sognando di andare alla cavalcata, anche a schiena di asino per accompagnare il raglio di Ergghiò o il compassato incedere da Piccianello a piazza Duomo dei muli (Bellino e Martino) che trainano il carro trionfale di cartapesta. Stat’v ‘bbun! Saluti, statemi bene…