Ma che BelPaese. Pur di non spazientire quella gran parte del popolo italiano che si è fatto il periodo di confinamento domiciliare(siamo contro gli anglicismi, utilizziamo termini in italiano che danno il senso di quanto è accaduto) e che teme di farsi il Natale con una tavolata di parenti non superiore a sei ( e tre volte 6 si indica qualcosa di diabolico) si tirano fuori prospettive rassicuranti che il vaccino antivirus a corona sarà pronto entro l’anno. E che, naturalmente, come è giusto che sia,la priorità di somministrazione andrà a chi è in trincea: personale medico, forze dell’ordine, logistica, anziani e poi tutti gli altri. Nè più nè meno come il vaccino antinfluenzale prodotto ogni anno in milioni di dosi per prevenire le malattie stagionali che, nel caso del covid 19, si apprestano a diventare ad abbonamento poliennale con buona pace e profitto per chi l’ha prodotto e lo commercializzerà. Siamo seri. I vaccini, colpi di fortuna a parte, vanno sperimentati sull’uomo -e in diverse fasce di età- per verificarne l’efficacia e la cosa non si chiude, per esigenze politiche o per calmare la piazza – e in particolare il sistema produttiv0- in tre mesi per un regalo natalizio sotto l’albero o portato dai Magi per l’Epifania. Finiamola di creare allarmismo e speranze fuori luogo. La medicina è una scienza e non una variante della scemenza, come dimostra il teatrino di politici, dotti, medici e sapienti – per cantarla con Edoardo Bennato in ”Burattini senza fili”- di questi giorni. E un po’ di chiarezza dopo gli speranzosi lanci ministeriali è venuta fuori una dichiarazione di buon senso.


A farla Ranieri Guerra, vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) nel corso della trasmissione televisiva di RaiTre ”Agorà”che ha detto come stanno le cose. ” Un prototipo del vaccino sarà convalidato entro la fine di quest’anno -ha dichiarato Ranieri Guerra, precisando che si tratta di ”prototipo” e non di vaccino. Per quanto riguarda la produzione si guarda ai grandi bacini produttivi , non solo localizzati in Europa, come l’India, a cui sono state avanzate una serie di proposte industriali. Per cui -ha precisato- non credo sarà necessario attendere il 2022per avere un vaccino disponibile per tutta la popolazione italiana”. Chiaro. Vaccino, pertanto, nel 2021…Ma senza dimenticare che il mercato ribolle a cominciare da Cina, da dove si è maldestramente propagato il virus già marchiato covid 19, che ha laboratori per la produzioni di farmaci per il mercato internazionale. Poi Russia, Stati Uniti e chissà, oltre all’Inghilterra co partner dell’Italia anche della Germania che ha grandi gruppi farmaceutici e lavora in silenzio da sempre. Ma torniamo a casa nostra e agli equivoci pieni di ottimismo e di speranza, ripresi da presidente del consiglio Giuseppe Conte e dallo stesso ministro della Sanità dopo l’annuncio e l’intervista rilasciata sul sito del Financial Lounge, https://www.financialounge.com/news/2020/10/21/irmb-pomezia-prime-dosi-vaccino , dal presidente del centro di ricerca Irbm di Pomezia Piero Di Lorenzo, che collabora con l’Università di Oxford nella realizzazione di un vaccino anti Covid 19 per l’azienda biofarmaceutica Astra Zeneca. “Se non insorgono problematiche improvvise – ha detto sul sito Financial Lounge – è ragionevole pensare che la fase clinica di sperimentazione possa concludersi entro fine novembre o i primi di dicembre”.

Siamo al ”se” e non alle certezze…Poi toccherà all’Agenzia europea del farmaco (che da Londra sarebbe dovuta venire a Milano, ricordate?) per la validazione- ha aggiunto Di Lorenzo- che in tempi normali richiede 12 mesi. Si potrebbe fare più velocemente? Certamente. Di Lorenzo è stato onesto e chiaro, precisando che la validazione è stata avviata. Per il resto si parla di impiego di test sierologici su larga scala e,naturalmente, di buone pratiche -oltre ai tamponi- per evitare i contagi: mascherine, distanza fisica di almeno un metro (non sociale, come si continua a scrivere e a dire) e lavarsi le mani. Ne aggiungiamo un’altra: verificate sempre gli annunci rassicuranti da ”un passo avanti per farne due indietro) su soluzioni dell’epidemia da virus a corona ormai in dirittura di arriva. La scienza medica, e non solo, vive di certezze più che di speranza. Del resto lo dice un antico adagio: chi di speranza vive, disperato muore. Non abbiamo, in questo momento, bisogno di venditori di fumo…