Mentre i report sui tamponi eseguiti, in diminuzione rispetto a un mese fa, segnalano che la situazione in Basilicata resta in zona gialla ma con un periodico tributo di decessi, la vicenda dei vaccini e dei tagli temporanei nei conferimenti decisi uniltateralmente dalla statunitense Pfizer-Biontech per motivi e scelte organizzativi che ci lasciano perplessi- nonostante gli impegni contrattuali con l’Italia- si guarda con apprensione alla programmazione delle vaccinazioni. Perchè la parola rallentamento fa rima con slittamento e la popolazione di gregge si perde… per pascoli,alpeggi e iazzi. E già, perchè, se non si chiude il cerchio con i vaccini negli ospedali, residenze per anziani e categorie professionali a rischio finiremo – speriamo il contrario- col vaccinare a Natale. Naturalmente, su base volontaria. Per farla breve la Regione Basilicata ha messo da parte una scorta del 30 per cento delle dosi di vaccino anti-covid 19 (consegnate nei giorni scorsi) per effettuare i richiami-dopo 21 giorni- a quanti si sono sottoposti alla prima dose di vaccino. La Regione, e quindi la Asm, attendono l’arrivo di altre dosi (non sappiamo quando?) e altre 800 della casa farmaceutica Moderna. Di certo, in base a quanto riporta il sito del Governo, la Basilicata ha proceduto alla somministrazione di 10.366 dosi, rispetto alle 17.265 consegnate. Siamo al 60 per cento di quella partita. Ma non basta. Ancora troppe incertezze e sulla campagna vaccinale contrassegnata dalla ”Primula” ispirata liberamente al ‘Primo giorno di primavera ” dei Dik Dik non si sa nulla.

E nulla si sa come si intende muoversi per la riapertura delle scuole medie superiori. Si dovrebbe tornare, disponibilità di mezzi pubblici permettendo il 1 febbraio. Ma finora c’è un assordante silenzio: tamponi per tutti? Dove? Quando? Attendiamo che il senso di responsabilità prevalga, visto che siamo l’unico Paese ad avere ripetutamente chiuso le scuole, procurando disagi e non di poco conto a docenti, famiglie, studenti e all’economia nazionale e territoriale. Tanta indecisione e situazione ”arronzate” e improvvisate, con i risultati che sappiamo.
Registriamo, intanto, la presa di posizione del commissario provinciale dell’Udc Giovanni Angelino, che denuncia ritardi e il silenzio della parlamentare pentastellata Mirella Liuzzi. E quanto a silenzio, per obiettività, in parlamento ce n’è stato tanto e dai vari scranni della politica e del governo. Servirebbe il vaccino con fattore ”R” quello della responsabilità, ma non si è mai riuscito a metterlo a punto…

LA NOTA DELL’ UDC

Angelino (Commissario Udc Provincia di Matera): “Basilicata senza vaccini anti Covid e il sottosegretario Liuzzi fa la bella statuina”
10363 dosi somministrate, 17265 dosi consegnate, 6 mila dosi in attesa nella prossima settimana ma è evidente che l’annuncio dei giorni scorsi di una brusca frenata nelle procedure di trasporto delle dosi di vaccino anti Covid in Italia da parte della Pfizer provocherà inevitabilmente un rallentamento anche in Basilicata. Nel periodo in cui la nostra regione si colloca al terz’ultimo posto in Italia per la percentuale di somministrazione dei vaccini rispetto a quelli a disposizione (il 58,7% secondo gli ultimi dati riferiti al 19 gennaio) è evidente che qualcosa non sta funzionando ma in Basilicata abbiamo un sottosegretario che risponde al nome di Mirella Liuzzi, in quota Movimento 5 Stelle, che continua a fare la bella statuina. Nessun sollecito al Governo nazionale, perché ovviamente a gestire in maniera pessima l’emergenza sanitaria sono i suoi compagni grillini. Ma anche in questa fase storica del nostro Paese, la Basilicata, una delle regioni con maggiore presenza di anziani, ovvero le persone che vanno protette con il vaccino prima possibile, viene trascurata dal Governo nazionale. Ma la Liuzzi fa come le tre scimmiette: non vede, non sente e non parla. Se questa è la massima espressione della rappresentanza politica della Basilicata in questo momento siamo messi molto male e a pagare il prezzo di questa evidente incapacità di fare politica per il bene comune sono in particolare le fasce deboli della popolazione lucana”.