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Ticket farmaci. Latronico rassicura, ma per altri restano dubbi su misura e spesa

Ormai abbiamo perso il conto delle prese di posizione, precisazioni ufficiali, sit in, conferenze stampe, presidi critiche aspre, perplessità da partiti, consiglieri, sindacati, prese di posizione dei sindacati dei medici, se la misura- per dirla con la nota pubblicità della ”Conad” – conviene? E fino a che punto. Un dato è certo. La misura recepita e applicata dalla Regione Basilicata servirà a mettere una toppa parziale, naturalmente, alla spesa farmaceutica. Basterà? Visto che il ticket sarà pagato da quanti non godono di esenzione o altre facilitazioni? Ne dubitiamo. Occorre sensibilizzare un po’ tutti dai medici ai pazienti che le prescrizioni ”comunque” vanno ridimensionato. E qui vengono fuori le pecche del sistema Paese, che punta più sulle terapie che sulla prevenzione. Una conferma viene fuori dagli stili di vita e dalle conseguenze con costi sociali che finiscono nei consumi farmaceutici. E su queto aspetto le perplessità restano,insieme alle difficoltà e al ridimensionamento del sistema sanitario nazionale. Domanda: conviene?…

L’assessore Cosimo Latronico: Ticket farmaceutico, le ragioni della misura
Conferenza stampa dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, sulla delibera di Giunta regionale del 27 agosto che introduce una quota di compartecipazione pari a 2,50 euro per ricetta sulla sola spesa farmaceutica convenzionata.
Una misura che promuove l’appropriatezza dei consumi tutelando al contempo l’equilibrio della sanità regionale. Questi i cardini della conferenza stampa tenuta questa mattina dall’assessore regionale alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, insieme al dirigente dell’ufficio Risorse Finanziarie del SSR Vito Summa, alla dirigente dell’ufficio Prestazioni Sanitarie, Politiche del Farmaco, Fiorella Di Giuseppe e alla dottoressa Luisa Villani della direzione generale.
Al centro dell’incontro, la delibera di Giunta regionale del 27 agosto che introduce una quota di compartecipazione pari a 2,50 euro per ricetta sulla sola spesa farmaceutica convenzionata. “Il provvedimento – ha precisato l’assessore – non nasce da una scelta arbitraria, ma è un atto dovuto in applicazione della normativa nazionale. Il monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco relativo al 2025 ha infatti rilevato per la Basilicata uno scostamento dello 0,58% rispetto al tetto programmato sulla spesa farmaceutica convenzionata pari a di circa 7 milioni di euro”.
L’intervento mira a promuovere la cultura dell’appropriatezza prescrittiva e della responsabilità e su questo tema l’assessore ha ringraziato i Medici di Medicina Generale delle province di Potenza e Matera per il loro sostegno pubblico alla misura. Insieme a loro verrà lanciata una campagna di sensibilizzazione sull’uso dei farmaci biosimilari. Intanto, proseguono le azioni di efficientamento anche sulla spesa farmaceutica diretta con gli acquisti centralizzati a costi minori grazie agli accordi di collaborazione strategica attivi con la Regione Piemonte.

“La Basilicata – ha spiegato Latronico – è stata una delle ultime regioni d’Italia a introdurre questo contributo. Il provvedimento è improntato alla massima sostenibilità sociale. I dati del Sistema Tessera Sanitaria evidenziano che su circa 7 milioni di ricette annue, ben il 40% presenta già un codice di esenzione per patologia o reddito. La soluzione lucana, a differenza di quello che accade in altre Regioni, non applica la compartecipazione sulle singole confezioni prescritte ma l’onere massimo resta fissato a 2,50 euro a ricetta indipendentemente dal numero di scatole di medicinali erogate. Inoltre, il ticket non si applica alla distribuzione diretta delle farmacie ospedaliere, salvaguardando i percorsi di cura continuativi e i farmaci ad alto costo erogati per le condizioni cliniche di maggiore gravità”.
Il sistema delle tutele azzera la quota per tutti i codici di reddito nazionali e regionali. Inclusi i codici da E01 a E05 per i nuclei familiari con redditi sotto soglia. L’esenzione dal ticket proteggerà inoltre i pazienti oncologici, i malati cronici e rari, gli invalidi civili, di guerra, del lavoro e per servizio, le vittime del terrorismo, i cittadini danneggiati da trasfusioni o vaccini obbligatori, i cittadini stranieri già esenti, i detenuti e gli internati. L’esenzione opererà in modo automatico secondo la condizione già registrata nel Sistema Tessera Sanitaria, eliminando ogni tipo di disagio burocratico.
“La misura ha carattere temporaneo – ha sottolineato l’assessore – e sarà sottoposta a monitoraggio e rivalutazione semestrale per verificarne l’impatto effettivo sui consumi. Mentre molte regioni sono state costrette a utilizzare la leva fiscale massima a causa dei disavanzi, noi facciamo un intervento mirato di consolidamento per mantenere il nostro primato economico ed evitare piani di rientro. Oggi, infatti, la stabilità dei nostri conti ci permette di procedere speditamente con le procedure occupazionali, tra cui il corso-concorso per 500 infermieri di famiglia e comunità che porterà all’assunzione a tempo indeterminato di ben 260 professionisti già nel corso dell’anno”.
In merito alle proteste, l’assessore ha concluso confermando la massima apertura: “Siamo pronti ad accogliere qualunque suggerimento e sono disponibile a incontrare i sindacati fin da subito. L’etica pubblica si nutre di proposte concrete. Il nostro sistema sanitario si salva solo attraverso un lavoro corale e con il sostegno di tutti”.

Sanità, i Consiglieri di maggioranza: “Salvaguardate fragilità”
Sanità, i Consiglieri di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Italia Viva-Orgoglio Lucano: “Proteggere i più fragili e tenere i conti in ordine. Questa è la linea della maggioranza in Consiglio regionale”
“Sulla spesa farmaceutica servono chiarezza e responsabilità. Nel 2025 la Basilicata ha superato il tetto previsto per la farmaceutica convenzionata: 7,45% del Fondo sanitario regionale rispetto al limite del 6,80%, con uno scostamento di circa 8 milioni di euro. È un dato ufficiale AIFA. Ignorarlo non significherebbe difendere i cittadini, ma lasciare loro domani un problema più grande”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Italia Viva -Orgoglio Lucano intervenendo sul dibattito relativo alla compartecipazione alla spesa farmaceutica.
“La quota di 2,50 euro per ricetta va però raccontata per quello che realmente è. Non viene applicata indistintamente a tutti – proseguono i Consiglieri di maggioranza in Consiglio regionale -. Sono esenti, nelle condizioni previste, i bambini sotto i sei anni e gli ultrasessantacinquenni appartenenti a nuclei familiari con reddito fino a 36.151,98 euro, i disoccupati e i loro familiari a carico entro le soglie stabilite, i titolari di assegno sociale, i pensionati al minimo e le altre categorie tutelate. Sono inoltre previste esenzioni per patologie croniche, invalidanti o rare, per i farmaci collegati alla condizione, oltre che per invalidi, pazienti oncologici e altre categorie protette. Questo è il criterio sociale della scelta, proteggere di più chi ha più bisogno. Non diciamo che 2,50 euro siano pochi. Per alcune famiglie anche una piccola somma conta. Proprio per questo abbiamo salvaguardato le condizioni di maggiore fragilità economica e sanitaria”.
I consiglieri di FdI, Fi, Lega, Iv-Ol sottolineano poi un altro aspetto: “Non è vero che la Regione stia intervenendo soltanto sulle ricette. Stiamo intervenendo anche sui costi del sistema. La collaborazione con la centrale di committenza del Piemonte consente acquisti a condizioni più favorevoli; stiamo aumentando il ricorso ai biosimilari quando appropriato, rafforzando gli acquisti centralizzati e lavorando per ridurre quelli fuori gara. Il principio è semplice: comprare meglio, prescrivere in modo appropriato, evitare sprechi e controllare ogni euro speso. Nel 2025 i consumi della farmaceutica convenzionata sono diminuiti del 3,1% ed è cresciuto il peso dei farmaci equivalenti. Sono risultati che non risolvono tutto, ma indicano che il lavoro sull’efficienza è già iniziato”.
“Ridurre l’intera discussione ai 2,50 euro – proseguono i Consiglieri – significa confondere uno strumento con l’obiettivo. L’obiettivo non è il ticket. È avere una sanità pubblica più forte e sostenibile, capace di migliorare i servizi, ridurre le liste d’attesa e contrastare la mobilità sanitaria, mantenendo la Basilicata fuori dal piano di rientro e dal commissariamento e senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale regionale. La compartecipazione farmaceutica, peraltro, non è un’invenzione della Basilicata né ha un colore politico. L’Emilia-Romagna, amministrata dal centrosinistra, ha introdotto nel 2025 una quota di 2,20 euro per confezione, fino a un massimo di 4 euro per ricetta. La Toscana utilizza forme di compartecipazione e ha fatto ricorso anche alla leva fiscale per sostenere il proprio sistema sanitario. Non lo ricordiamo per dire che ‘lo fanno anche gli altri’. Il punto è un altro, la sanità costa e chi governa deve spiegare come intende finanziarla. Da qui la domanda alle opposizioni: Chi chiede di cancellare la misura ha naturalmente il diritto di farlo. Ma deve anche indicare l’alternativa: aumentare le tasse? Togliere risorse ad altri servizi? Lasciare crescere lo squilibrio? Ogni euro pubblico può essere speso una volta sola e governare significa scegliere quali priorità difendere”.
“Come maggioranza – concludono i Consiglieri – sosteniamo il lavoro del presidente Vito Bardi, della Giunta e dell’assessore Cosimo Latronico. Non sosteniamo che nella sanità lucana vada tutto bene, ci sono problemi da risolvere e servizi da migliorare. Proprio per questo abbiamo bisogno di una sanità solida. E assumiamo un impegno preciso – concludono – misurare i risultati. Se qualcosa non funzionerà, andrà corretto. Se potrà essere fatto meglio, lo faremo meglio. La nostra linea è proteggere chi ha più bisogno, pretendere efficienza prima di tutto dal sistema sanitario e tenere i conti in ordine per poter continuare a garantire le cure. Non esistono provvedimenti da difendere per principio. Esiste l’interesse dei lucani da difendere sempre”.
Ticket sanità, Centrosinistra: “Latronico riferisca in Consiglio”

Ticket sanità, Alessia Araneo (M5S), Antonio Bochicchio (AVS-PSI-BP), Angelo Chiorazzo (BCC), Roberto Cifarelli (GM), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BD), Viviana Verri (M5S), Giovanni Vizziello (BCC): “ Richiesta di convocazione urgente Consiglio”
“Domani depositeremo la richiesta di convocazione urgente di un Consiglio regionale straordinario sullo stato della sanità lucana e, in particolare, sull’introduzione dei nuovi ticket. L’assessore Latronico venga in Aula a spiegare le ragioni delle scelte compiute dalla Giunta, i loro effetti sui cittadini e la reale situazione economica e organizzativa del Servizio sanitario regionale”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Centrosinistra, chiedendo: “di riportare il confronto sulla sanità nelle sedi istituzionali che troppo spesso, in questi mesi, sono state sostanzialmente ignorate”.
“Il problema, infatti, va oltre la pur rilevante questione dei ticket -affermano i Consiglieri di Centrosinistra -. Dalla riorganizzazione della medicina territoriale alla definizione delle missioni degli ospedali, si è scelto troppo spesso di procedere attraverso deliberazioni di Giunta e atti aziendali, rinviando a momenti successivi scelte che dovrebbero invece essere parte della programmazione regionale e del confronto in Consiglio. È la stessa impostazione che ritroviamo nel Piano regionale della salute oggi all’esame del Consiglio: su questioni decisive si indicano obiettivi generali, ma si rinviano molte delle scelte agli atti successivi. È un metodo che abbiamo contestato perché programmare significa assumersi la responsabilità delle decisioni, discuterle pubblicamente e consentire al Consiglio regionale di esercitare fino in fondo la propria funzione. L’introduzione dei ticket rende oggi ancora più evidente questa contraddizione. Quando le decisioni incidono direttamente sulle tasche dei cittadini non è più possibile rinviare il confronto o affidarlo soltanto alla comunicazione”.

“L’assessore Latronico – proseguono gli esponenti di Centrosinistra – ha scelto in questi mesi una presenza comunicativa particolarmente intensa, accompagnando con dichiarazioni, post e fotografie persino atti ordinari di gestione, come la sottoscrizione dei contratti dei nuovi assunti. Colpisce, allora, che su una decisione politicamente ben più rilevante, come l’introduzione dei ticket, abbia trovato il tempo di intervenire pubblicamente soltanto il giorno successivo all’approvazione della deliberazione di Giunta. Eppure il confronto avrebbe potuto e dovuto cominciare prima. Il 30 luglio, appena un mese fa, l’assessore Latronico è stato ascoltato in Seconda Commissione proprio sul tema delle risorse destinate alla sanità. In quella sede, nonostante le nostre sollecitazioni e le osservazioni critiche sulla tenuta economica del sistema, il quadro rappresentato dalla Giuntafu sostanzialmente rassicurante. Un mese dopo scopriamo che, per affrontare le difficoltà della sanità regionale, vengono introdotti nuovi ticket a carico dei cittadini. E lo scopriamo a decisione già assunta. Non è accettabile che il Consiglio regionale venga rassicurato quando pone il problema delle risorse e che poche settimane dopo si trovi davanti a una decisione già presa che chiede ai lucani di contribuire ulteriormente al finanziamento della sanità”.
“Per questo – concludono i Consiglieri – chiediamo la convocazione urgente del Consiglio regionale. Non per aggiungere un’altra polemica alle molte di queste ore, ma perché la Giunta deve chiarire quale sia la reale situazione economica della sanità lucana, quali siano le cause che hanno determinato l’introduzione dei ticket, quanto si preveda di incassare, sulla base di quali calcoli siano stati determinati gli importi e quali altre misure siano state valutate prima di chiedere un ulteriore sacrificio ai cittadini. Il confronto deve tornare nella sua sede naturale. La Giunta ha compiuto le proprie scelte e ora deve assumersene la responsabilità politica davanti al Consiglio regionale e ai lucani”.

I CONSIGLIERI DI CENTROSINISTRA: PROVVEDIMENTO DA RITIRARE
COMUNICATO STAMPA
TIcket farmaceutico, i consiglieri del centrosinistra: «Sette anni di governo Bardi e il conto viene ancora presentato ai lucani. La Giunta ritiri la delibera»
«Le spiegazioni fornite oggi dall’assessore Latronico non modificano la sostanza del provvedimento e, per alcuni aspetti, pongono nuove domande. Dopo sette anni di governo regionale del centrodestra, per affrontare le difficoltà della sanità lucana si sceglie ancora una volta la strada più semplice: chiedere un ulteriore sacrificio ai cittadini».
Lo dichiarano i consiglieri regionali di minoranza Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello, intervenendo dopo la conferenza stampa con cui l’assessore alla Salute ha illustrato le ragioni dell’introduzione del ticket di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche.
«L’assessore sostiene che si tratti di un atto dovuto, determinato dallo sforamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata. Ma non basta definire inevitabile una misura per cancellare le responsabilità politiche e amministrative accumulate dal 2019 a oggi. Lo stesso Latronico annuncia adesso interventi sull’appropriatezza prescrittiva, sui farmaci biosimilari e sul sistema degli acquisti. Sono esattamente gli strumenti di governo della spesa sui quali sarebbe stato necessario intervenire prima. Se dopo sette anni si arriva a introdurre un nuovo ticket, significa che le politiche di programmazione, controllo e appropriatezza prescrittiva non hanno prodotto i risultati necessari».

«C’è poi un elemento nuovo nelle dichiarazioni rese oggi dall’assessore. Latronico definisce il ticket una misura “temporanea” e afferma che sarà sottoposta a monitoraggio e rivalutazione semestrale. Ma se il ticket è davvero temporaneo, qual è la sua durata? A quali condizioni sarà ridotto o eliminato? La deliberazione introduce il monitoraggio, ma non stabilisce una scadenza certa della misura. Una dichiarazione resa in conferenza stampa non può sostituire ciò che deve essere definito con chiarezza negli atti».
«Restano inoltre senza una risposta compiuta alcune domande fondamentali. Quanto prevede effettivamente di incassare la Regione attraverso il ticket? Sulla base di quale calcolo è stato determinato proprio l’importo di 2,50 euro? Quale rapporto esiste tra il gettito previsto e l’entità dello sforamento che si intende recuperare? Prima di chiedere soldi ai cittadini, questi numeri avrebbero dovuto essere messi nero su bianco».
«Il ticket, peraltro, non può essere isolato dalla condizione complessiva della sanità lucana. Migliaia di cittadini rinunciano ogni anno a visite ed esami per ragioni economiche o per le difficoltà di accesso; la mobilità sanitaria passiva continua a sottrarre ingenti risorse al sistema regionale; negli ultimi anni risorse provenienti dalle compensazioni ambientali sono state utilizzate per concorrere alla copertura dei disavanzi sanitari. A questo si aggiungono liste d’attesa ancora troppo lunghe, carenze di personale e ritardi nella costruzione della nuova medicina territoriale, dalle Case e dagli Ospedali di comunità al rafforzamento dell’emergenza-urgenza e degli altri presìdi di prossimità».
«Di fronte a questa situazione, l’ennesima sorpresa negativa viene decisa dalla Giunta il 27 agosto, senza un confronto preventivo in Consiglio regionale, con le organizzazioni sindacali e con le forze sociali. L’apertura al dialogo dichiarata oggi dall’assessore arriva quando il provvedimento è già stato approvato. Il confronto avrebbe dovuto precedere la decisione, non essere annunciato dopo averla assunta».
«La mobilitazione promossa questa mattina davanti alla sede della Regione da Cgil, Cisl e Uil, insieme alle organizzazioni dei pensionati, dimostra che non siamo di fronte a una polemica costruita dalle opposizioni, ma a una preoccupazione sociale reale. Ai sindacati e ai cittadini che hanno partecipato al presidio va il nostro sostegno. Ed è significativa l’immagine di questa mattina: mentre all’interno del Palazzo l’assessore spiegava alla stampa una decisione già presa, all’esterno lavoratori e pensionati chiedevano quel confronto che avrebbe dovuto precederla».

«In questi anni abbiamo più volte offerto il nostro contributo per affrontare la crisi del sistema sanitario regionale: dalla medicina territoriale alla riorganizzazione della rete ospedaliera, dall’emergenza-urgenza alla mobilità passiva, fino alla necessità di ottenere maggiori risorse nazionali per le aree interne e per le regioni più fragili. Troppo spesso, invece, la maggioranza ha preferito procedere attraverso deliberazioni di Giunta, atti successivi e annunci, riducendo gli spazi di una vera discussione in Consiglio regionale».

«Non contestiamo la necessità di governare la spesa farmaceutica e di contrastare sprechi e inappropriatezze. Contestiamo che, quando il sistema supera i tetti di spesa, la misura immediatamente operativa sia quella che presenta il conto ai cittadini, mentre gli interventi sull’appropriatezza prescrittiva, sui farmaci equivalenti e biosimilari, sugli acquisti e sull’organizzazione vengono ancora indicati come azioni da rafforzare. Il farmaco viene prescritto dal medico, non dal paziente e non si può pensare di governare l’appropriatezza utilizzando il ticket come principale leva sui cittadini».

«Per queste ragioni chiediamo alla Giunta regionale di ritirare la delibera e al presidente Bardi e all’assessore Latronico di venire in Consiglio regionale prima di assumere un nuovo provvedimento. Il confronto deve avvenire prima che il ticket venga concretamente posto a carico dei lucani, non dopo. In Aula dovranno essere chiariti l’entità e le cause dello sforamento, il gettito atteso, il criterio con cui è stato determinato l’importo di 2,50 euro, gli interventi sull’appropriatezza prescrittiva e tutte le possibili misure alternative. E dovrà essere chiarito anche cosa significhi concretamente la “temporaneità” annunciata oggi dall’assessore, quale durata debba avere la misura e a quali condizioni possa essere ridotta o eliminata».
«Chiedere il ritiro della delibera non significa ignorare lo sforamento della spesa farmaceutica né sottrarsi alla responsabilità di assumere le misure necessarie. Significa fare esattamente il contrario: affrontare il problema nelle sedi istituzionali, mettere sul tavolo tutti i dati e tutte le alternative e solo dopo decidere come intervenire. È questo il confronto che chiediamo nel Consiglio regionale straordinario».
«Dopo sette anni di governo non è più possibile attribuire ogni difficoltà al passato o presentare come inevitabili decisioni che derivano anche da precise responsabilità politiche e gestionali. Se il sistema non riesce a governare la spesa, la risposta non può essere sempre quella di presentare il conto ai lucani. Prima si governa, si programma e si correggono le inefficienze; solo dopo si può chiedere ai cittadini un sacrificio dimostrando che non esistono alternative», concludono Araneo, Bochicchio, Chiorazzo, Cifarelli, Lacorazza, Marrese, Verri e Vizziello.
Potenza, 31 agosto 2026

I GIOVANI DEMOCRATICI MINITICKET DA ABOLIRE
COMUNICATO STAMPA – Mini-ticket, Di Geronimo e Lopergolo (GD): “Va abolito, basta chiedere sacrifici a chi sta male. Unità contro una destra inadeguata
«Il mini-ticket va abolito.
Il bilancio regionale non può pagarlo chi si ammala solo perché Bardi e Latronico non sanno fare i conti». Lo dichiarano Marco Di Geronimo e Giuseppe Lopergolo, Segretario regionale e Presidente regionale dei GD Basilicata. «Il mini-ticket su ogni ricetta medica è una scelta sconsiderata sulla pelle di chi ha bisogno. La politica di bilancio della destra va avanti da sette anni ed è fallimentare, ma la toppa improvvisata è peggio del buco».
«Oggi i Giovani Democratici hanno partecipato al flash mob organizzato dai sindacati confederali e dai sindacati dei pensionati. Un’iniziativa contro la tassa sulla malattia, €2,50 su ogni ricetta, introdotta da Bardi e Latronico senza confrontarsi con le parti sociali» proseguono Di Geronimo e Lopergolo. «Uno stile di governo che è diventato un marchio di fabbrica: improvvisazione, nessuna discussione, bonus a pioggia e tagli sui servizi essenziali. Poi, quando i nodi vengono al pettine, parole in libertà, cifre a caso e scaricabarile sul passato e su Roma».
«Dopo sette anni di sbandate è giunta l’ora di assumersi qualche responsabilità: se i conti non quadrano, si faccia trasparenza senza sottostimare i numeri. Oggi i sindacati hanno denunciato che la popolazione chiamata a pagare la nuova tassa supera il 55% dei lucani, e non il 30% ventilato da Latronico» insistono Di Geronimo e Lopergolo. «È tempo che i sacrifici li faccia chi può farli e non sempre chi è già in difficoltà. Il mini-ticket è una misura regressiva e inumana, che grava su anziani, ammalati e famiglie stremate dall’inflazione. Deve essere revocato immediatamente. Se ha bisogno di soldi, la Regione rimoduli i suoi bonus secondo criteri di progressività e limiti le spese superflue per iniziative spot: la priorità è la salute dei cittadini».
«I GD Basilicata hanno aderito compatti alla manifestazione di oggi, alla quale hanno partecipato anche i Vicesegretari regionali Pippo Sambogna e Antonio Mastrangelo. E salutiamo con soddisfazione anche la dichiarazione di ieri dei consiglieri regionali del centrosinistra, uniti nel denunciare lo scempio del mini-ticket» concludono Di Geronimo e Lopergolo. «Siamo convinti che l’alternativa a questa destra inadeguata si può costruire solo insieme. I lucani stanno pagando di tasca loro il fallimento della destra: contro il mini-ticket e contro gli altri errori di Bardi serve la coesione di tutto il nostro mondo. Noi facciamo la nostra parte per unire le battaglie in un’unica lotta per una Basilicata migliore».

PERPLESSO Antonio P. Coviello
Segretario Regionale SIMG Basilicata (Società italiana di Medicina Generale)
Il ticket sbagliato sul bersaglio sbagliato
La convenzionata sfora di 8 milioni, gli acquisti diretti di 45. E intanto, a metà mese, l’accreditato chiude gli sportelli al SSN.
Dal 1° ottobre 2026 il cittadino lucano pagherà 2,50 euro a ricetta sulla farmaceutica convenzionata. La misura viene presentata come una scelta di responsabilità sui conti. I numeri raccontano un’altra storia: si tassa il canale che sfora di meno e si lascia intatto quello che sfora di più. È una toppa da 2,50 euro applicata sul buco sbagliato. E mentre si discute di pochi centesimi a ricetta, resta nell’ombra un fenomeno che pesa molto di più sulle tasche delle famiglie: le porte dell’accreditato che si chiudono al SSN nella seconda metà del mese.
“Si tassano 8 milioni di sforamento e se ne ignorano 45. Si colpisce chi prende più farmaci e a metà mese l’accreditato chiude la porta del Servizio sanitario: il cittadino lucano paga due volte.”
— Dott. Antonio P. Coviello, Segretario Regionale SIMG Basilicata
Cronistoria del ticket farmaceutico in Basilicata
In Basilicata la quota fissa sulla ricetta farmaceutica fu introdotta il 1° ottobre 2011. All’inizio era modulata sull’ISEE: nessun ticket fino a 14.000 euro; poi 1,50 €, 2 € e 2,50 € a ricetta a seconda della fascia economica.
Dal 1° luglio 2013 il sistema venne semplificato: 1 euro a ricetta per le fasce di reddito più basse individuate dalla Regione e 2 euro per gli altri assistiti non esenti.
Negli ultimi anni prima dell’abolizione, sulla base delle fonti disponibili, la quota fissa farmaceutica produceva un gettito nell’ordine di circa 6 milioni di euro l’anno.
Perché fu abolita nel 2020 (e con quali risorse)
Con la legge di bilancio per il 2020 (legge 160/2019) lo Stato mise a disposizione risorse specifiche per consentire alle Regioni di abolire le quote aggiuntive di compartecipazione. Per la Basilicata il finanziamento era destinato proprio alla quota applicata sulla farmaceutica convenzionata. La Regione eliminò la quota fissa con DGR 496/2020, con decorrenza dal 28 luglio 2020.
Un punto dirimente: non fu un’abolizione resa possibile da un miglioramento dei conti sanitari regionali. Intervenne una copertura nazionale che compensava alle Regioni il mancato gettito. Oggi quella copertura non c’è più, e la reintroduzione del ticket ne è la diretta conseguenza contabile.
Dove pesa davvero lo sforamento: i numeri AIFA
Chi difende il ticket eviti di parlare in astratto e guardi il Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2025. Il verdetto è netto: il canale colpito dal nuovo ticket — la convenzionata — è quello che sfora meno. Tutto il resto — la parte grossa e crescente — sta negli acquisti diretti e nella componente ospedaliera, dove il ticket non arriva.
Basilicata — spesa farmaceutica 2025 (fonte: Monitoraggio AIFA)
• Convenzionata: 7,45% del FSR contro un tetto del 6,80% → sforamento contenuto, ~0,65 punti, nell’ordine di 8 milioni di euro.
• Acquisti diretti/ospedaliera: incidenza intorno al 12% contro un tetto dell’8,50% → è qui che si concentra lo scostamento, nell’ordine di 45 milioni.
• Spesa complessiva (gen-ott 2025): circa 207 milioni, pari al 20,11% del FSR contro un tetto del 15,30%: scostamento di circa 49,5 milioni (75,4 mln convenzionata + 131,7 mln acquisti diretti).
→ Oltre l’80% dello sforamento sta negli acquisti diretti e nell’ospedaliera. Il ticket va a bussare esattamente dalla porta sbagliata.

Tradotto: un provvedimento di scarso peso sui conti e di forte peso sui malati. A pagare non è chi spreca, ma chi ha bisogno: il pluripatologico che ritira più ricette perché ha più patologie viene penalizzato una ricetta dopo l’altra. La leva vera è altrove — governance degli acquisti diretti e ospedalieri: appropriatezza, volumi, centrali di committenza, accordi negoziali, tempi di presa in carico. Tutto ciò che il ticket non tocca.
L’altro balzello invisibile: i tetti alle strutture accreditate
E qui viene il silenzio più assordante. Nessuno parla del balzello che pesa davvero: nella seconda metà del mese il cittadino non riesce più a ottenere gratuitamente una prestazione presso la struttura accreditata di prossimità, perché il budget assegnato dalla Regione — a quanto viene detto ai pazienti — è già esaurito. Non 2,50 euro: decine di euro per una visita o un esame, o settimane di attesa. Ogni mese, puntuale.
Non è un’anomalia locale, ma il prodotto di un meccanismo nazionale. Le strutture private accreditate sono finanziate tramite accordi contrattuali (art. 8-quinquies e 8-sexies del D.Lgs. 502/1992) con un “ammontare globale predefinito”: un tetto di spesa invalicabile. Dal D.L. 95/2012 (spending review) quel tetto è ancorato alla spesa consuntivata nel 2011 ridotta del 2% — un parametro sostanzialmente congelato da oltre un decennio, a fronte di popolazione più anziana e più multi morbida.
Esaurita la capienza, le prestazioni erogate oltre il tetto non le paga nessuno: la giurisprudenza è consolidata (Cass. civ. 13884/2020; Consiglio di Stato), il tetto è un muro invalicabile e l’extra-budget è residuale ed eventuale. La struttura, che non può lavorare in perdita, abbassa la saracinesca del SSN e riapre quella del privato. Il cittadino o attende o mette mano al portafoglio. Non è malasanità di qualcuno: è il sistema che funziona esattamente come è stato costruito.
Il dato lucano di contesto: per la specialistica ambulatoriale la Regione ha fissato per il 2025-2026 un tetto complessivo di 25.738.043 euro per i residenti e 2.797.651 euro per i non residenti — importi determinati proprio in applicazione del D.L. 95/2012 (spesa 2011 −2%). Un budget strutturalmente insufficiente rispetto al fabbisogno reale.
La situazione nelle altre Regioni: quadro comparativo
Il meccanismo del tetto è uniforme su tutto il territorio nazionale; ciò che cambia è quanto rigidamente morde, in funzione della salute dei conti regionali e delle scelte di ripartizione. Non esiste un dato pubblico sistematico sul “giorno del mese” in cui ciascuna struttura esaurisce il budget; il confronto seguente ricostruisce perciò i fattori strutturali e le situazioni note.

Area / Regione Conti regionali Come “morde” il tetto alle accreditate Extra-budget
Basilicata Non in Piano di rientro, ma forte pressione di spesa Budget annuo ripartito; capienza esaurita in corso di mese/anno Non remunerato
Campania Piano di rientro (già commissariata) Volumi e tetti rigidi; budget integrativi comunicati caso per caso Regressione / abbattimento
Calabria Piano di rientro, commissariata Vincolo rigoroso; segnalati blocchi dei pagamenti extra-budget Non remunerato
Puglia Piano di rientro Tetti rigidi; deroghe solo per prestazioni salvavita (es. dialisi) Regressione
Sicilia / Lazio / Abruzzo / Molise Piano di rientro (Molise commissariata) Caps rigidi, margini di rimodulazione limitati Residuale
Sardegna Non in PdR; acquisti diretti altissimi (~15% FSR) Riparto ASL contestato per squilibri territoriali Su fatturato complessivo
Emilia-R. / Toscana / Veneto / Lombardia Conti in equilibrio Più margine; budget integrativi per abbattere le liste d’attesa Talora rimborsato
Friuli-V.G. (es. Pordenone) Equilibrio Budget trasferito al privato per tagliare le liste (~25 mln, 2026) Dinamica opposta

La fotografia è impietosa: il fenomeno è nazionale, ma spacca l’Italia in due. Dove i conti tengono — Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia, Friuli — il budget viene perfino ampliato verso il privato per abbattere le liste d’attesa. Dove i conti sono in affanno — il Sud in Piano di rientro, e la Basilicata sotto pressione — il tetto è un muro e l’extra-budget non lo paga nessuno. Il diritto alla salute, che dovrebbe essere uguale per tutti, cambia a seconda del codice di avviamento postale.
La doppia penalizzazione del cittadino lucano
Il cittadino lucano paga due volte
Prima con il ticket, ogni ricetta, sul canale che sfora di meno. Poi di nuovo, a metà mese, quando l’accreditato gli chiude la porta del SSN e deve scegliere se attendere settimane o pagare la visita di tasca propria. Due prelievi sullo stesso cittadino, mentre lo sforamento vero — quello degli acquisti diretti e dell’ospedaliera — resta senza governo. Chiunque difenda questa impostazione ci spieghi come possa chiamarsi equità.
Cosa chiediamo
● Spostare la governance dove sta il problema: non sulla convenzionata, ma sugli acquisti diretti e ospedalieri, che valgono oltre l’80% dello sforamento. Appropriatezza, centrali di committenza, accordi negoziali, tempi di presa in carico. Lì si recuperano milioni, non centesimi.
● Aprire i budget alla luce del sole: trasparenza sui tetti residui delle accreditate e rimodulazione infrannuale, perché nessun cittadino si senta più dire “il budget è finito” il giorno 15 del mese.
● Applicare davvero i percorsi di tutela del Piano nazionale liste d’attesa 2026-2028: prestazione fuori dai tempi = erogazione in accreditato o intramoenia a carico dell’Azienda, a costo zero per chi ha diritto alla cura.
● Difendere i malati veri: che il ticket non si scarichi su chi assume più farmaci perché ha più patologie. Le esenzioni per reddito non bastano a intercettare la fragilità clinica.
Dott. Antonio Pompeo. Coviello
Segretario Regionale SIMG Basilicata (Società italiana di Medicina Generale)

Addendum
La colonna Extra budget descrive cosa succede al pagamento delle prestazioni erogate oltre il tetto. Con esempi:
Non remunerato (Basilicata, Calabria) — l’eccedenza non viene pagata affatto. Budget mensile €50.000, esaurito il giorno 18; il paziente 51° arriva con richiesta di ecografia (tariffa €40): se la struttura la fa in convenzione ci rimette €40, perché l’ASL non la rimborsa. Quindi non la fa in SSN. È il “budget esaurito” a metà mese.
Regressione tariffaria / abbattimento (Campania, Puglia) — l’eccedenza è pagata, ma a tariffa tagliata. La stessa ecografia da €40 entro budget viene rimborsata, poniamo, €28 oltre il tetto. La struttura continua a lavorare (ci guadagna qualcosa), ma con margine ridotto: scoraggia l’eccesso senza bloccarlo.
Residuale (Sicilia/Lazio/Abruzzo/Molise) — l’extra-budget si paga solo in casi eccezionali decisi dalla Regione, di solito limitati al salvavita. Su 105 prestazioni oltre tetto, le 5 dialisi vengono riconosciute, le altre 100 restano a carico della struttura.
Su fatturato complessivo (Sardegna) — variante tecnica del taglio: l’abbattimento si calcola sull’intero fatturato, non solo sulla parte eccedente. €600.000 prodotti contro un tetto di €500.000 → la riduzione si applica su tutti i €600.000, quindi colpisce anche le prestazioni erogate dentro il budget. Fu oggetto di contenzioso al TAR Sardegna.
Talora rimborsato (Emilia-R./Toscana/Veneto/Lombardia) — dove i conti reggono, l’eccedenza a volte viene riconosciuta con budget integrativi o incrementi in corso d’anno, tipicamente per abbattere le liste d’attesa.
Dinamica opposta (Friuli/Pordenone) — qui non si penalizza nulla: la Regione compra più prestazioni dal privato per ridurre le attese (~25 mln nel 2026). Il budget viene ampliato di proposito, non esaurito.
Il filo comune: più a Sud e più i conti sono in affanno, più il muro è netto e l’eccedenza resta non pagata — con la struttura che chiude gli sportelli SSN. Al Nord il vincolo esiste ma è più elastico.

Ticket sanità, Centrosinistra: “Latronico riferisca in Consiglio”
Ticket sanità, Alessia Araneo (M5S), Antonio Bochicchio (AVS-PSI-BP), Angelo Chiorazzo (BCC), Roberto Cifarelli (GM), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BD), Viviana Verri (M5S), Giovanni Vizziello (BCC): “ Richiesta di convocazione urgente Consiglio”
“Domani depositeremo la richiesta di convocazione urgente di un Consiglio regionale straordinario sullo stato della sanità lucana e, in particolare, sull’introduzione dei nuovi ticket. L’assessore Latronico venga in Aula a spiegare le ragioni delle scelte compiute dalla Giunta, i loro effetti sui cittadini e la reale situazione economica e organizzativa del Servizio sanitario regionale”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Centrosinistra, chiedendo: “di riportare il confronto sulla sanità nelle sedi istituzionali che troppo spesso, in questi mesi, sono state sostanzialmente ignorate”.
“Il problema, infatti, va oltre la pur rilevante questione dei ticket -affermano i Consiglieri di Centrosinistra -. Dalla riorganizzazione della medicina territoriale alla definizione delle missioni degli ospedali, si è scelto troppo spesso di procedere attraverso deliberazioni di Giunta e atti aziendali, rinviando a momenti successivi scelte che dovrebbero invece essere parte della programmazione regionale e del confronto in Consiglio. È la stessa impostazione che ritroviamo nel Piano regionale della salute oggi all’esame del Consiglio: su questioni decisive si indicano obiettivi generali, ma si rinviano molte delle scelte agli atti successivi. È un metodo che abbiamo contestato perché programmare significa assumersi la responsabilità delle decisioni, discuterle pubblicamente e consentire al Consiglio regionale di esercitare fino in fondo la propria funzione. L’introduzione dei ticket rende oggi ancora più evidente questa contraddizione. Quando le decisioni incidono direttamente sulle tasche dei cittadini non è più possibile rinviare il confronto o affidarlo soltanto alla comunicazione”.

“L’assessore Latronico – proseguono gli esponenti di Centrosinistra – ha scelto in questi mesi una presenza comunicativa particolarmente intensa, accompagnando con dichiarazioni, post e fotografie persino atti ordinari di gestione, come la sottoscrizione dei contratti dei nuovi assunti. Colpisce, allora, che su una decisione politicamente ben più rilevante, come l’introduzione dei ticket, abbia trovato il tempo di intervenire pubblicamente soltanto il giorno successivo all’approvazione della deliberazione di Giunta. Eppure il confronto avrebbe potuto e dovuto cominciare prima. Il 30 luglio, appena un mese fa, l’assessore Latronico è stato ascoltato in Seconda Commissione proprio sul tema delle risorse destinate alla sanità. In quella sede, nonostante le nostre sollecitazioni e le osservazioni critiche sulla tenuta economica del sistema, il quadro rappresentato dalla Giunta fu sostanzialmente rassicurante. Un mese dopo scopriamo che, per affrontare le difficoltà della sanità regionale, vengono introdotti nuovi ticket a carico dei cittadini. E lo scopriamo a decisione già assunta. Non è accettabile che il Consiglio regionale venga rassicurato quando pone il problema delle risorse e che poche settimane dopo si trovi davanti a una decisione già presa che chiede ai lucani di contribuire ulteriormente al finanziamento della sanità”.
“Per questo – concludono i Consiglieri – chiediamo la convocazione urgente del Consiglio regionale. Non per aggiungere un’altra polemica alle molte di queste ore, ma perché la Giunta deve chiarire quale sia la reale situazione economica della sanità lucana, quali siano le cause che hanno determinato l’introduzione dei ticket, quanto si preveda di incassare, sulla base di quali calcoli siano stati determinati gli importi e quali altre misure siano state valutate prima di chiedere un ulteriore sacrificio ai cittadini. Il confronto deve tornare nella sua sede naturale. La Giunta ha compiuto le proprie scelte e ora deve assumersene la responsabilità politica davanti al Consiglio regionale e ai lucani”.

Ticket farmaci. Per Marziolino (ODV Matera) decisione inaccettabile
«Una scelta inaccettabile che si allontana dalle reali necessità dei cittadini e che penalizza il territorio». Il presidente dell’associazione Azione Disabili Marziolino ODV di Matera, Marzio Muscatiello, interviene con durezza contro la recente delibera della Giunta regionale della Basilicata che ha introdotto un ticket fisso di 2,50 euro su ogni ricetta farmaceutica.
Secondo Muscatiello, la misura rappresenta una politica gestionale “ad personam” e distante dalle linee guida nazionali a tutela della salute pubblica. Il provvedimento, che entrerà in vigore a livello operativo dal prossimo 1 ottobre 2026, viene giustificato dalle istituzioni come uno strumento per il contenimento della spesa pubblica e il riallineamento dei bilanci.
Tuttavia, per l’associazione materana il prezzo più alto rischia di ricadere inevitabilmente sulle fasce sociali che già vivono situazioni di forte vulnerabilità economica e assistenziale.
Un sistema che allontana i cittadini dalle cure
«La sostenibilità del sistema sanitario regionale non può essere raggiunta scaricando i costi e i disavanzi direttamente sulle tasche dei lucani», dichiara con fermezza il presidente dell’associazione Azione Disabili.
L’introduzione di questo balzello da 2,50 euro per ricetta rischia infatti di tradursi in una tassa surrettizia sulla salute, che potrebbe spingere molti cittadini a ridurre o rimandare l’acquisto di farmaci essenziali.
Mentre a livello nazionale si discute di come rafforzare la medicina territoriale e abbattere le liste d’attesa, le scelte regionali lucane sembrano muoversi in una direzione diametralmente opposta.
L’associazione rimarca come il diritto costituzionale alla salute debba essere garantito in modo equo e universale, senza scorciatoie finanziarie che penalizzano i residenti della provincia di Matera e dell’intera regione.
La richiesta alle istituzioni
Azione Disabili Marziolino ODV chiede un’immediata marcia indietro sulla delibera e l’apertura di un tavolo di confronto urgente con le rappresentanze sociali e le associazioni del terzo settore.
La tutela delle persone con disabilità e dei malati cronici non si fa a parole, ma garantendo
servizi pubblici efficienti, accessibili e privi di ulteriori barriere economiche.

Comunicato stampa.
Sanità, Giordano (UGL Matera): “Basta processi politici. Sulla salute servono responsabilità, non propaganda”.
“Siamo stanchi di assistere alla solita gara a chi contesta di più. Sulla sanità si può discutere, criticare e chiedere modifiche, ma non si può trasformare ogni provvedimento in un processo politico né, tantomeno, far passare il messaggio che chi non si allinea alla protesta sia contro gli ammalati, i pensionati o i lavoratori”.
Lo dichiara Pino Giordano, segretario provinciale UGL Matera, intervenendo sul nuovo ticket farmaceutico da 2,50 euro.
“L’UGL Matera non difende a prescindere ogni scelta della Regione. Difende il diritto alla salute, il lavoro e il territorio. Proprio per questo riteniamo il provvedimento discutibile, modificabile e certamente confrontabile. Ma non accettiamo che venga utilizzato per alimentare allarmismi o per attaccare chi, come noi, sceglie di ragionare nel merito.
E allora, una domanda la facciamo noi”, tuona il segretario provinciale UGL Matera Giordano: “Dove erano tutti questi paladini quando, in altre Regioni italiane, i cittadini pagavano e continuano a pagare ticket farmaceutici ben più pesanti? In Regioni amministrate dal centrosinistra si è arrivati anche a tetti di 6 euro a ricetta. Perché lì nessuno alzava le stesse barricate? Perché quando governa il centrosinistra il ticket diventa improvvisamente un problema meno grave?”.
“La Basilicata, peraltro, è tra le ultime Regioni ad aver introdotto una compartecipazione sulla spesa farmaceutica. Questo non significa che dobbiamo applaudire acriticamente: significa che dobbiamo discutere seriamente, senza slogan, senza doppi standard e senza strumentalizzazioni politiche”.
Giordano difende quindi anche l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico dagli attacchi politici e sindacali.
“A Latronico diciamo una cosa semplice: non arretrare dal confronto. Se il ticket può essere migliorato, lo si migliori. Se può essere rimodulato, lo si rimoduli. Noi stessi riteniamo utile valutare una soluzione ancora più proporzionata al consumo effettivo dei farmaci. Ma non accetteremo che l’assessore venga trasformato nel capro espiatorio di problemi che vengono da lontano”.
“E soprattutto nessuno venga a dare lezioni all’UGL Matera e a Pino Giordano. Il sindacato non è proprietà di nessun partito e non deve diventare un comitato elettorale. Chi utilizza il sindacato per costruire consenso politico fa un torto, prima di tutto, ai lavoratori che dovrebbe rappresentare. Il sindacato deve essere libero, autonomo e capace di confrontarsi con chi governa senza pregiudizi e senza sudditanze”.
“A Matera e nel Materano vogliamo ospedali efficienti, personale valorizzato, nuove assunzioni, servizi territoriali, liste d’attesa più brevi e una sanità pubblica capace di rispondere concretamente ai cittadini. Su questo l’UGL Matera non farà sconti a nessuno.

Proprio perché abbiamo rispetto degli ammalati, degli anziani, delle famiglie e dei lavoratori, non li useremo mai come comparse in una battaglia politica. Il ticket può essere discusso, rivisto e migliorato, ma la discussione deve avvenire con serietà, responsabilità e senso delle istituzioni”.
“Il nostro territorio non ha bisogno di guerre ideologiche. Ha bisogno di una sanità che funzioni. E Cosimo Latronico sta tentando, tra mille difficoltà, di rimettere in carreggiata un sistema che arriva da anni di gestione regionale caratterizzata da criticità, squilibri e scelte che oggi presentano il conto. Non possiamo dimenticare che molte delle difficoltà attuali affondano le proprie radici nei vent’anni di governi regionali a guida centrosinistra. E non possiamo nemmeno dimenticare il silenzio o l’atteggiamento accondiscendente di una parte del mondo sindacale che, in quegli anni, avrebbe dovuto vigilare e denunciare con la stessa forza con cui oggi contesta”.
“Per questo respingiamo al mittente anche le accuse rivolte all’UGL Matera e al sottoscritto. Noi non prendiamo ordini dalla politica e non intendiamo trasformare il sindacato in uno strumento di consenso elettorale. La nostra unica appartenenza è ai lavoratori, ai cittadini e al territorio”.
“L’UGL Matera continuerà a vigilare, proporre e, quando necessario, criticare. Ma lo farà senza pregiudizi e senza doppi pesi e doppie misure. Il ticket può essere rivisto, modificato e migliorato; il confronto deve restare aperto. Ma una cosa deve essere chiara: prima il territorio, prima i cittadini, prima i lavoratori”.
Matera, 31 agosto 2026

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