Quanto sta accadendo in Lombardia, regione provata dagli effetti devastanti della pandemia da virus a corona covid 19, come denunciato da Medicina Democratica e dal coordinamento lombardo per il diritto alla salute, è la contraddizione degli annunci e delle direttrici annunciate dal Governo sul diritto alla salute e sulla centralità della Sanità Pubblica. Ma la riforma della assessora Letizia Moratti per scelte e per una situazione consolidata, che non può mettere da parte la sanità privata, che ha un ruolo da svolgere per integrare la sanità pubblica ma non sostituirla. In Lombardia come nel Lazio, in Basilicata e in Puglia occorre essere conseguenziali sopratutto su quanto è stato detto e prospettato sulla rete pubblica di Ospedali di continuità, case della salute e via elencando. Una inversione di rotta, ribadita in più occasioni dal ministro della Sanità Roberto Speranza, parlando anche del Piano nazionale di ripresa e di resilienza ( Pnnr). E allora il caso Lombardia e quello che stanno facendo altre regioni, in Basilicata migrazione sanitaria e depotenziamento di ospedali come il ” Madonna delle Grazie” di Matera, sono la spia e la conferma che si parla bene ma si razzola male. Ministro apra gli occhi e intervenga…

Campane a morto per la sanità lombarda
COMUNICATO STAMPA
La non riforma Moratti mette qualche pezza nuova su un vestito logoro che si strapperà, chi avrà i soldi potrà
curarsi, per gli altri sarà un calvario. Continua la mobilitazione delle associazioni a difesa delle realtà e dei
servizi sanitari del territorio
“La maggioranza, con il voto di ieri, suona le campane a morto per il servizio sanitario pubblico in
Lombardia, ma le associazioni saranno presenti in ogni realtà territoriale per difenderla”, ha detto
Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica. “La non-riforma Moratti- ha aggiunto –
mette qualche pezza nuova su un vestito vecchio tragicamente messo alla prova dalla pandemia: non
potrà che “strapparsi” e rendere il servizio sanitario pubblico ancora meno funzionale e distante dai
bisogni dei cittadini”.

Tra gli aspetti considerati significativamente negativi e preoccupanti, come denunciato nelle tante
manifestazioni delle scorse settimane da Medicina Democratica e dal Coordinamento Lombardo per il
Diritto alla Salute con 57 associazioni, vi è l’apertura a mutue, assicurazioni e al cosiddetto “welfare
aziendale”: di fatto viene introdotta una sanità a doppia velocità con prestazioni variabili a seconda
delle proprie capacità reddituali e iscrizioni a una, all’altra o a nessuna di queste forme assistenziali.
“Ciò che si temeva è accaduto- ha aggiunto Marco Caldiroli- e per le fasce più deboli della
popolazione curarsi sarà sempre più difficile, schiacciate da tempi e liste d’attesa infiniti e servizi
inadeguati, con il rischio di aggravamento delle proprie patologie, mentre per le fasce reddituali più alte
non ci saranno problemi e potranno curarsi a pagamento nella sanità privata”.
Di fatto viene tradito il diritto alla salute per tutti, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione,
così come viene tradito lo spirito dalla riforma sanitaria del 1978, che ha garantito l’accesso
universalistico alle prestazioni del servizio sanitario nazionale e cioè alla prevenzione, cura e
riabilitazione, e le conseguenze saranno spaventose.

”Siamo assolutamente convinti, per l’esperienza del passato di questi 25 anni- ha sottolineato Marco
Caldiroli- che la narrazione della Giunta è il contrario della realtà prossima ventura, che nessuna delle
promesse fatte vedrà la luce e succederà invece il contrario: più liste d’attesa nel servizio pubblico e
meno servizi territoriali, più profitti per i privati e maggiori difficoltà per i cittadini di accesso ai servizi
sanitari nella loro globalità. Con la scusa delle case di comunità stanno già operando per chiudere
presidi storici nel territorio e semplicemente trasferirli in queste nuove strutture: l’obiettivo è coprire il
fallimento della sanità lombarda con i soldi del PNRR, spostare risorse dal pubblico al privato,
spendere risorse di più per l’edilizia che per migliorare i servizi. Purtroppo non cambia l’approccio
ospedalocentrico e la prevenzione è l’ultimo degli obiettivi. C’è un fatto positivo, però: usciamo dalla
vicenda normativa più convinti e più forti per contrastare la deriva annunciata e programmata e la
mobilitazione continuerà” .
Per info. Carmìna Conte cell. 393 137 7616