Sei visite a settimana per 2500 persone in lista di attesa da testo, per verificare l’andamento della esposizione all’amianto. Per Mario Murgia referente dell’Aiea Valbasento l’annuncio dell’Azienda sanitaria di Matera di riprendere i controlli con questi tempi e numeri sa tanto di ”mancato rispetto” su una questione delicata e dolorosa, per ex operai e loro congiunti. Da qui la richiesta di chiarimenti e di un confronto in Prefettura, perchè l’argomento sia affrontato in maniera seria e concreta e con le dovute risorse finanziarie e di organici. E qui il pallino passa alla Regione, che dovrà mettere mano alla coscienza e al portafogli. Del resto i dati parlano chiaro e la pausa forzata della pandemia da virus a corona ha aggravato la situazione degli ex esposti all’amianto.

“Dignità e Giustizia per le vittime dell’amianto,
chiediamo rispetto”

Nel comunicato della ASM, riportato anche dal TG3 Basilicata, si nota con molto
stupore la mancanza di sensibilità nei riguardi dei lavoratori ex-esposti all’amianto seguiti da
circa 15 anni dalla locale U.O. Medicina del Lavoro e nei confronti degli stessi operatori sanitari
per l’impegno profuso. Nella stessa comunicazione la ASM ha dimenticato di chiedere “scusa “ai
lavoratori che hanno subito e continuano a subire le conseguenze dell’esposizione all’amianto
in presenza di altre sostanze tossiche e nocive.
L’Associazione Italiana Esposti all’Amianto (AIEA-VBA) pretende dignità e giustizia per le vittime
dell’amianto e dei loro familiari ricordando che nei siti industriali del basso Basento e della
collina materana hanno lavorato 7.000 concittadini, 2.500 di questi si sono sottoposti allo
screening finalizzato alla diagnosi precoce del carcinoma polmonare che rappresenta la
patologia oncologica più significativa tra gli ex-esposti.

Lo screening effettuato su 12.200 monitoraggi ha permesso di diagnosticare precocemente oltre
70 tumori polmonari, nonché oltre 300 richieste di malattie professionali per il riscontro di
lesioni asbesto correlate; l’AIEA-VBA che ha sempre sostenuto l’istituzione di questa coorte di
lavoratori, si è dotata di una propria banca dati dove ha registrato tutto quanto accaduto ai
propri iscritti. In questa banca dati, che comprende 620 casi risaltano oltre 270 decessi, molti dei
quali non avevano ancora raggiunto il 70esimo anno. L’associazione ha anche registrato: 13 casi
pag. II di mesotelioma pleurico, circa 90 casi carcinomi polmonari, oltre 50 casi di asbestosi-fibrosi
polmonari ed oltre 100 casi di placche pleuriche, ci son o numerosi casi leucemie, carcinomi
all’apparato digerente e urogenitale e 18 casi di K al pancreas.
La sorveglianza sanitaria fu modulata per seguire l’evoluzione dei micro noduli polmonari; le
richieste di adesione furono molte e per recuperare il ritardo accumulato, l’Unità Operativa
arrivò ad effettuare 60 visite settimanali, dopo il recupero si effettuavano n. 40 visite settimanali
riuscendo, in questo modo, a pianificare statisticamente i controlli periodici.
Il fermo imposto, a causa del COVID, ha comportato il mancato controllo dello stato di salute
degli ex-esposti per oltre tre anni. In questo lasso di tempo, c’è stata una grossa possibilità di
ulteriori aggravamenti o nuove patologie oncologiche.
Per queste ragioni non si può accettare una ripresa di sorveglianza sanitaria con le 06 (sei) visite
settimanali previste perché per controllare i 2500 lavoratori occorrerebbero 416 settimane (08
anni).
L’AIEA-VBA ritiene offensivo e fuorviante quanto dichiarato dall’Assessore regionale alla sanità e
dalla ASM ed insiste nella richiesta a S.E. il Prefetto di convocare urgentemente un tavolo di
confronto.