HomeSalute & BenesserePaterino: Aumento Ticket ricette? Si intervenga sulle cause

Paterino: Aumento Ticket ricette? Si intervenga sulle cause

Ed è l’osservazione che viene da più parti, come evidenziato da comunicati di diversa fonte che abbiamo pubblicato finora e che domani a Potenza confluiranno nella protesta davanti alla sede della Regione Basilicata. Michele Pateino, che ha la buona abitudine di tirare il totale di spese e progetto, utilizzando la matita o la penna rossa,, pone una semplice domanda: perché non intervenite sulle cause? Se ci sono responsabilità, cattive abitudini che contribuiscono ad aumentare la spesa sanitaria, e quella farmaceutica in particolare, e allora si intervenga. Troppo facile procedere agli aumenti: tra un mese, per fare un esempio, saremo punto e daccapo. Del resto i conti sulla sanità in Basilicata continua a essere in rosso. Nella passata consiliatura il Governo Meloni nominò il presidente della giunta regionale Vito Bardi ‘’commissario’’ per risolvere quella incombenza. La storia continua a ripetersi e c’è sempre un ‘’pozzo di san Patrizio’’ della sanità lucana, con la benedizione di San Carlo, che continua a drenare risorse regionali e ad alimentare la migrazione sanitaria. Per farla breve, chiede Paterino, la Regione dia il buon esempio…Conosciamo già la risposta, purtroppo.

L’INTERVENTO DI PATERINO
Ticket sanitario, la Regione dia l’esempio: prima di chiedere sacrifici ai cittadini, intervenga sulle cause.
2,50 euro per ogni ricetta. Una cifra apparentemente modesta, che però rischia di diventare un ulteriore peso per le famiglie lucane. Ma soprattutto una scelta che pone una questione politica più ampia: quando i conti non tornano, è davvero sempre il cittadino a dover pagare per primo?Dal 1° ottobre 2026 in Basilicata entrerà in vigore il ticket di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche per i cittadini non esenti .La Regione motiva il provvedimento con la necessità di contenere la spesa farmaceutica, promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni e contribuire all’equilibrio finanziario del Servizio sanitario regionale. Sono obiettivi condivisibili.Nessuno può negare che la spesa sanitaria debba essere controllata, che gli sprechi vadano eliminati e che le risorse pubbliche debbano essere utilizzate con la massima attenzione.La Regione ha il dovere di risanare i conti della sanità. Ma risanare non significa soltanto trovare nuove entrate. Significa soprattutto spendere meglio.Ma proprio per questo la decisione della Regione solleva una domanda che non può essere elusa: prima di chiedere ai cittadini di pagare, è stato fatto tutto il possibile per intervenire sulle cause della spesa e sulle inefficienze del sistema?
C’è una tentazione che attraversa troppo spesso la pubblica amministrazione: quando le risorse non bastano, si cerca prima di aumentare le entrate anziché interrogarsi fino in fondo sull’efficienza della spesa. È una strada semplice. Ma non necessariamente è quella giusta.Il cittadino paga le tasse, contribuisce al finanziamento della sanità, sostiene il sistema attraverso la fiscalità generale e, quando necessario, paga anche compartecipazioni e ticket. È ragionevole chiedergli un ulteriore contributo quando le condizioni lo rendono necessario. Ma prima bisogna poter dire, con la coscienza tranquilla: “abbiamo eliminato gli sprechi, abbiamo migliorato l’organizzazione, abbiamo controllato le prescrizioni, abbiamo utilizzato meglio le risorse, abbiamo chiesto alle aziende sanitarie di raggiungere obiettivi precisi e abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare per ridurre i costi senza ridurre i servizi” Solo allora la richiesta di un sacrificio ai cittadini può essere percepita come una scelta di responsabilità e non come l’ennesimo modo per far pagare alla collettività le conseguenze di una gestione inefficiente. E allora bisogna avere il coraggio di intervenire sulle grandi questioni strutturali della sanità lucana: mobilità passiva, liste d’attesa, organizzazione degli ospedali, servizi territoriali, acquisti, appropriatezza, gestione delle aziende sanitarie e utilizzo delle risorse umane . La mobilità sanitaria passiva, in particolare, rappresenta una delle questioni più importanti.

È certamente più difficile che introdurre un ticket. Ma è proprio questa la differenza tra affrontare una causa strutturale e intervenire semplicemente su un effetto finanziario.Senza risposte precise, è comprensibile che molti lucani si chiedano se non vi fossero alternative.Ed è qui che la discussione sul ticket si intreccia inevitabilmente con quella, ancora recente, sull’indennità differita dei consiglieri regionali che ha suscitato forti polemiche nella nostra regione La maggioranza ha approvato una disciplina che prevede tale istituto, successivamente modificata con l’eliminazione della retroattività e il rinvio della decorrenza al 2029. Tutto legittimo, naturalmente. Ammetto che non è corretto mettere sullo stesso piano, dal punto di vista contabile, l’indennità differita e il ticket sanitario. Sono strumenti diversi e hanno finalità completamente diverse. Ma sul piano politico e simbolico il confronto è inevitabile.
Le due spese non sono equivalenti, ma il problema è politico: è giusto chiedere ai cittadini un nuovo contributo per la sanità mentre la politica introduce forme di tutela previdenziale per i propri componenti? La politica dovrebbe dimostrare di applicare a se stessa lo stesso principio di rigore e sobrietà che chiede agli altri. È una questione di credibilità.
Agosto, 2026

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