Non è in commercio, ma gira come un ‘samizdat’ ,assemblato in formato digitale, il libro del ministro della Salute Roberto Speranza ” Perchè Guariremo. Dai giorni più duri a una idea di salute”. E per chi ha voglia di leggerlo, andando oltre le bollatture lette finora, più di taglio politico che legate ai contenuti, troverà spunti per ricostruire la Sanità pubblica, come si chiede da più parti.Ma occorre essere conseguenziali, visto che il servizio pubblico del BelPaese -negli anni- è stato volutamente ridotto alle pezze, a furia di tagli, privatizzazioni, eccessiva presenza della politica che ha gestito e continua a gestire più clientele e meno servizi, favorendo ruolo e funzioni degli ospedali e smantellando la medicina del territorio. Situazioni che dalla Lombardia alla Basilicata hanno evidenziato situazioni paradossali, estreme, esplose – ed era inevitabile- con la pandemia da covid 19. Paese impreparato e con un piano pandemico datato, con quella querelle non ancora sopita tra responsabilità e irresponsabilità tra Ministero, Oms e soggetti intermedi, da tempo alla lente di ingrandimento di inchieste di vario tipo. Ma contano i fatti e quello che il Governo trasversale, guidato da Mario Draghi, vorrà e potrà fare per mettere mano al rilancio della Sanità pubblica.

“Come guariremo e come far guarire la Sanità pubblica?” Speranza parla di ‘ Una doppia partita” con le risorse europee, di programmazione della spesa sanitaria, indicando quanto fatto di buono con la inversione di rotta nel varo dela legge di bilancio 2020, con un fondo di 2 miliardi di euro. Pochi? Molti? Ma è stato un segnale, preceduto, da un colorito siparietto descritto nel libro. Il ministro racconta di aver avuto il coraggio di battere i pugni sul tavolo sulle tabelle excel fatte da qualche tecnico (pag 204)abituato a determinare quanto ” diritto alla salute spetta a una persona” tenendo bloccati i diversi capitoli di spesa, ignorando il principio della fisica dei vasi comunicanti… Si è fatto sempre così? Perchè? Cui prodest? Speranza, tenendo fede alle virtù teologali, mantiene la barra dritta e parla di riforma per una sanità circolare ,cospicua (pag 207), di rivoluzione copernicana con una sanità incentrata su prossimità e prevenzione, servizi e territorio,di un sistema che tenga dentro medici di medici generale e pediatri di libera scelta. E poi la riorganizzazione a cominciare da un nuovo ministero, citando quel diritto alla salute fissato ( e spesso ignorato) dall’articolo 11 della Costituzione. Si riparta da qui mettendo mano a una spesa oculata delle risorse, alla formazione, al potenziamento degli organici e alle specificità dei territori evitando spese e protagonismi a fondo perduto.

La situazione della Basilicata, che ha una popolazione per gran parte anziana o affetta da varie patologie, non può essere affrontata con l’accentramento di funzioni ospedaliere, di fusione per incorporazione di Asm o con la creazione di una facoltà di medicina ex novo per 60 allievi,priva di supporti specialistici (i policlinici per esempio), della quale non abbiamo bisogno e per la quale sono stati stanziati 23 milioni per un triennio da Regione, Università e Ministero. La migrazione sanitaria, che continua da Potenza a Matera, da Policoro a Melfi, si blocca con investimenti mirati con il coordinamento e le specializzazioni, ma mantenendo quella autonomia gestionale che deve tener conto delle specificità dei territorio. Del resto la gente va a curarsi dove è più conveniente farlo, sul piano delle distanze, delle efficienze e delle affidabilità. E il caso dell’Ospedale Madonna delle Grazie, passato per la stagione delle fusioni tra Asl4 e Asl5 in Asm (in attesa di un nuovo Dg) e il graduale ridimensionamento e svuotamento di funzioni e di responsabilità, con trasferimenti a Potenza che hanno ridotto la ”appetibilità” di una struttura nata con altre prospettive. E con volontà precise dagli amministratori regionali del tempo, a cominciare da Filippo Bubbico, che seguì quotidianamente l’evoluzione e la conclusione in tempi brevi quel cantiere. Era il tassello per l’ospedale nuovo, come si cominciò a fare, e con una rete interessante di medicina del territorio. Oggi l’offerta è quella che è, e covid 19 a parte, ci si cura sempre di meno. Coperta troppo corta. Ma c’è sempre qualcuno che per ambizione personale e funzionale continua a sfilarla, come Penelope… Serve concretezza.

Al ministro Speranza, che ha dedicato l’ultimo capitolo del libro al ruolo della Sinistra (da rifondare su altre basi) e di Articolo Uno, l’invito a mettere mano a quanto indicato in quella parte del libro che parla di rilancio della Sanità. Se e quando ”Guariremo” dipende dalla volontà di essere concreti e conseguenziali. Il ministro, nostro corregionale ma eletto in altro collegio, ha fatto due riferimenti davvero efficaci sotto questo aspetto, -parlando di quanto accaduto nella prima fase della pandemia, quando si conosceva poco o nulla ed eravamo additati prima come ”untori” e poi apprezzati per come ci eravamo mossi, salvo poi a ritornare punto e daccapo. ” All’Italia servono virtù antieroiche” ha scritto il ministro citando Bertold Brecht ”Sfortunato il Paese che ha bisogno di eroi” . E poi un segnale di voler lavorare con umiltà, ascoltando, informandosi prima di prendere ogni decisione. ” L’Italia -ha detto Speranza a pagina 190- è affetta da un virus dal quale cerco di difendermi si chiama ” Dipendenza da dichiarazione”. Parole condivisibili. Se le recepissero, anche in Basilicata avremmo meno chiacchiere, meno post social e magari avremmo già risolto, per esempio, i problemi di interfaccia tra il portale di Poste Italiane ( ricordiamo che solo sei regioni su 21 l’hanno adottato) e la Regione Basilicata, nella prenotazione dei vaccini. Difficoltà legate a problemi tecnici e organizzativi, che evidenziano i ritardi nell’aggiornamento e classificazione di parametri, codici dell’anagrafe sanitaria territoriale. Vada avanti Ministro e, se le va, citi pure quello che di buono e di ”Speranza” è indicato in quel libro, ritirato dal mercato per motivi di opportunità.