Maida: Sanità lucana, che non sia una riforma di facciata…

…e del resto come non dargli torto. Quando la coperta è troppo corta non bastano i rammendi della sarta, che sa arrangiarsi, ma sa anche bene che la “trama’’ potrebbe lacerarsi perché non bastano filo e stoffa per cucire la toppa. Servirebbe materiale a sufficienza e di qualità per un risultato duraturo. Né più né meno quanto visto per altri settori della Pubblica Amministrazione dove nella sostanza è cambiato poco o nulla, con le risorse umane di sempre o diminuite, la consueta spruzzata di “digitalizzazione’’ e a volte alienante dimensione social e un cambio di nome, come accaduto per i vecchi ‘provveditorati agli studi’’, i presidi e direttori didattici diventati dirigenti dalle mille incombenze. Vincenzo Maida, animatore del centro studi jonico “Drus’’ nella sua Montalbano Jonico (Matera), mantiene i piedi per terra e non si fa prendere dai voli pindarici del vortice di case e ospedali di comunità, e guarda alla sostanza. Partendo da una constatazione di fatto, pur apprezzando (ci mancherebbe) la filosofia ispiratrice di una riforma legata alle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza. E batte sul tasto della organizzazione, della disponibilità delle professionalità già carenti oggi, figuriamoci domani quando occorrerà garantire quella efficienza e continuità ‘’h24’’. Concorsi, rinunce in una regione che continua a macinare errori e protagonismi, misti a mediocrità, che impongono una inversione di rotta. Se non ci sarà sostiene Maida avremmo fatto, frase fatta, il classico ‘buco nell’acqua’ alimentando sfiducia e migrazione sanitaria. Servono concretezza, buon senso e programmazione. La terapia è questa. Amara, per quanto si vuole. Ma che può dare risposte, senza prendere in giro i cittadini della Basilicata, delusi dai tanti e troppi disservizi che scelte del passato e del presente hanno procurato alla sanità lucana.

CASE DELLA COMUNITA’, OSPEDALI DI COMUNITA’, CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE. CAMBIANO I NOMI DI ALCUNI CONTENITORI SANITARI, CAMBIERANNO ANCHE I CONTENUTI?
La Giunta Regionale di Basilicata ha approvato lo schema del Contratto Integrativo di Sviluppo (CIS), di cui al “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Misura 6.
L’obbiettivo è quello di rafforzare la medicina territoriale o di prossimità, riservango agli ospedali le acuzie.
Sono previste 19 Case della Comunità e presa in carico della persona, 6 COT (Centrale Operativa Territoriale) e 5 Ospedali di Comunità in tutta la Regione, così suddivise: 13 case della Comunità e presa in carico della persona in provincia di Potenza e 6 in Provincia di Matera, 4 COT (Centrali Operative Territoriali) in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera, 3 Ospedali di Comunità in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera. Più specificatamente le Case della Comunità saranno realizzate nei comuni di: Sant’Arcangelo, Corleto Perticara, Anzi, Lagonegro, Potenza, Maratea, Vietri di Potenza, Senise, Viggianello, San Fele, Genzano di Lucania, Lavello e Avigliano, per quanto riguarda la provincia di Potenza; Ferrandina, Irsina, Garaguso, Tursi, Montalbano Jonico e Montescaglioso, in provincia di Matera. Le Centrali Operative Territoriali saranno invece realizzate nei comuni di Marsicovetere, Venosa, Potenza e Lagonegro per la provincia di Potenza, Policoro e Matera per la provincia di Matera. Gli Ospedali di Comunità sono previsti nei comuni di Muro lucano, Maratea e Venosa nella provincia di Potenza, Pisticci e Stigliano in quella di Matera. Ѐ stato altresì affermato che tali strutture sono da aggiungersi a quelle già esistenti: POD di Chiaromonte, POD di Lauria, POD di Venosa, Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus di Acerenza, Universo Salute Basilicata di Potenza, AOR San Carlo Stabilimento 1 di Potenza, AOR San Carlo Stabilimento 2 di Pescopagano, AOR San Carlo Stabilimento 3 di Melfi, AOR San Carlo Stabilimento 4 di Villa D’Agri, AOR San Carlo Stabilimento 5 di Lagonegro, IRCCS CROB di Rionero in Vulture e PO di Matera, PO di Policoro, POD di Stigliano, POD di Tricarico.

Ora entriamo più nel merito e immaginiamo quello che dovrebbe accadere nella provincia di Matera.
Di fatto le novità sarebbero queste: 1) gli Ospedali Distrettuali di Tinchi e Stigliano diventando Ospedali di Comunità dovrebbero avere anche dei posti letto per ricoveri brevi di pazienti che hanno bisogno di interventi sanitari a bassa intensità clinica; 2) i Distretti Sanitari di I livello come Tursi, Montalbano Jonico, Irsina, Garaguso, Ferrandina e Montescaglioso cambieranno nome e si chiameranno Case della Comunità con un medico h24, un infermiere h12, un assistente sociale, alcuni specialisti ambulatoriali, un Punto Prelievi e un riferimento di raccordo con il CUP per le prenotazioni delle visite; 3) i Distretti Sanitari di II livello diventerebbero una Centrale Operativa Territoriale con funzioni di coordinamento della medicina di prossimità. Siccome di queste ultime strutture ne sono previste una ogni centomila abitanti, verrebbero istituite a Policoro e Matera.
Questa dunque dovrebbe essere la nuova mappa delle strutture sanitarie, con molti punti interrogativi sui contenuti delle stesse e tanti nodi da sciogliere affinché non diventi solo un fatto nominalistico, cioè un semplice cambio di denominazione.

Prendiamo come esempio la prevista Casa di Comunità a Montalbano Jonico. Vi è già la Guardia Medica feriale e festiva, quindi si tratterà di coprire i turni nei giorni feriali dalle 8.00 alle 20.00, cioè due turni 8.00-14.00 e 14-20.00 (a meno che non si voglia far lavorare un medico per 12 ore di fila), oppure sovrapporne altri al Medico di Guardia durante la notte. Con quali medici? La normativa nazionale parla di integrazione in queste strutture dei Medici di Famiglia e dei Pediatri di libera scelta. Quindi saranno loro ad assicurare i turni, oppure verrà assunto nuovo personale medico? Lo stesso discorso vale per gli Infermieri h24. Ammesso che si arruoli il personale dedicato, cambierà qualcosa? Oppure, come avviene oggi, per sicurezza e anche per sollevarsi da ogni responsabilità i casi un tantino sospetti verranno sbarcati sull’Ospedale tramite il 118? A Montalbano Jonico, Distretto di I livello, vi era un minimo di medicina specialistica (chirurgia e ortopedia) ed è stata soppressa per carenza di medici, vi erano tre Assistenti Sociali e non sono stati sostituiti dopo il pensionamento, vi era l’infermiere che coadiuvava l’Ufficiale Sanitario e non è stato rimpiazzato dopo il pensionamento, persino per il rinnovo di un tesserino di esenzione ticket gli utenti devono recarsi a Policoro o Tinchi. Il Punto Prelievi invece già esiste. L’unica nota positiva e che, se arriveranno i fondi del PNRR, finalmente si potrà realizzare la sopraelevazione dell’attuale Distretto. Ma poi bisognerà riempirlo di servizi, altrimenti avremo altre stanze vuote.

Non sarebbe stato più semplice applicare la riforma, di fatto bloccata, del governo giallo-verde che prevedeva di chiudere gli studi privati dei Medici di famiglia e dei Pediatri di libera scelta, concentrandoli in un’unica sede e integrandoli con i Medici della continuità assistenziale ( Guardia Medica), in modo da assicurare l’assistenza sul territorio h24 per 365 giorni all’anno, assumendo anche gli Infermieri in numero adeguato per coprire i turni notturni?
Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, è ovvio che per qualsiasi esame diagnostico i pazienti saranno spostati nell’Ospedale più vicino, con il rischio di appesantire anziché alleggerire il lavoro delle strutture ospedalieri. E il personale (Medici, Infermieri, OSS) per assicurare l’assistenza ai ricoverati dov’è, dal momento che già ora vi è una cronica carenza?

Restano irrisolti i problemi veri della sanità lucana: 1) i concorsi bloccati, l’arruolamento del personale che non è sufficiente per assicurare neanche i servizi ospedalieri, gli specialisti bravi che da noi non vogliono venire perché pagati di meno e le nostre strutture sanitarie non hanno appeal; 2) l’indebolimento di alcuni Ospedali di frontiera come Policoro, iniziato con la giunta Pittella e proseguito fino ad oggi; 3) la mancata riduzione della migrazione sanitaria (un lucano su quattro si cura fuori regione e i professionisti lucani più bravi esercitano fuori dal territorio regionale), abbiamo infatti una spesa per mobilità passiva che oscilla ogni anno tra i cinquanta e i cento milioni di euro.
Ovviamente ci auguriamo che la situazione migliori, ma in tanti anni vissuti all’interno della sanità lucana abbiamo assistito solo a vistosi peggioramenti e più che per meriti e capacità abbiamo visto arruolamenti per fidelizzazione politica.

VINCENZO MAIDA
CENTRO STUDI JONICO DRUS

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