Quante sono le future mamme a sapere che il sangue del cordone ombelicale è una risorsa indispensabile per “guarire” alcune malattie? I dati nazionali riguardo la donazione del sangue cordonale, confermano che non sono ancora molte. I numeri, infatti, non possono definirsi sufficienti per poter parlare di una pratica rientrata nella normalità delle attività ospedaliere. Anche perché sono ancora molte le strutture sanitarie che non sono attrezzate ( o come vedremo in seguito “accreditate”) per ricevere tale donazione e dunque anche l’attività di informazione e sensibilizzazione è molto flebile.

Ma perché in tanti, invece dovrebbero scegliere di farlo?
Il sangue contenuto all’interno del cordone ombelicale, quel collegamento vitale tra la madre e i suo bambino, è ricco di cellule staminali emopoietiche, simili a quelle presenti nel midollo osseo, in grado di generare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Dare il proprio consenso per questa donazione vorrebbe dire offrire una possibilità concreta di cura a coloro che soffrono di gravi malattie quali le leucemie, i linfomi, le anemie (talassemia, anemia falciforme) le immunodeficienze e alcune malattie metaboliche. Oltre al fatto che in tal modo si contribuirebbe ad aiutare la ricerca scientifica.

La procedura della donazione, inoltre, non è rischiosa né per la madre, né per il suo bambino, in quanto la recisione del cordone ombelicale avviene subito dopo il parto, quindi non è né invasiva, né dolorosa.

La coppia che decide di affrontare questo passo, si sottopone ad un colloquio informativo, in cui verranno valutate le condizioni della gravidanza in generale e lo stato di salute di entrambi i genitori. Importante è la valutazione dei fattori di rischio per la trasmissione delle malattie infettive o l’esistenza di malattie ereditarie in famiglia. Dopo la compilazione di un questionario anamnestico e dopo la sottoscrizione del consenso informato, se non dovessero sussistere criteri di esclusione, la coppia diventa potenziale donatrice.

Tra gli altri fattori che potrebbero portare alla esclusione della donazione, rientrano quelli di natura ostetrico/neonatale, valutati dal personale medico ostetrico durante la gestazione e al momento del parto. Rientrano tra questi, per esempio, la febbre in travaglio, una rottura delle membrane da oltre 12 ore, l’età gestazionale inferiore alle 37 settimane e il liquido amniotico tinto.
Oltre al fatto che se dovesse sussistere contaminazione durante la raccolta, la donazione potrebbe essere automaticamente esclusa. Come nei casi in cui venga prelevato un campione di sangue in quantità non sufficiente o il verificarsi di eventi avversi durante il trasporto del campione presso una delle 19 banche istituite sul territorio nazionale, in cui vengono trattate e conservate le unità di sangue.

Per chiunque fosse interessato, la donazione del sangue cordonale può essere effettuata presso qualsiasi struttura ospedaliera che risulti accreditata come punto di raccolta (visibili sul sito del Centro Nazionale Sangue ). Basta parlarne con il proprio ginecologo o rivolgersi al reparto di Ostetricia della propria struttura ospedaliera di riferimento.

Decidere di donare il sangue del cordone è una scelta libera, di grande solidarietà, troppo spesso sottovalutata. Basta poco per donare una speranza a chi, ogni giorno, lotta per continuare a vivere.