Franco Vespe non chiude occhio e rimette al loro posto i dati, dopo l’ammaraggio nell’Oceano indiano di quel che è rimasto del razzo cinese ‘’Lunga Marcia’’. E lo ha fatto mettendo le mani avanti, altro che pilota automatico di auto elettriche sperimentali e digitali, sul quel che è accaduto e che ci aspetta, citando in maniera generalizzata quello che i “giornalisti’’ non direbbero, ma dimenticando la pletora di ‘’dotti, medici e sapienti’’ della pandemia della porta accanto, socia e tv in particolare, che interpreta e manipola teorie e le ultime su varianti in corso d’opera di questo o quel ceppo virale. Niente illusioni, ma piedi per terra e testa a posto, in attesa che la campagna vaccinale vada avanti e che certificati o passaporti vaccinali non alterino o, peggio, nascondano una realtà in corso d’opera. Perché come già accaduto per la fallimentare APP Immuni, gli aspetti gestionali interni e di interlocuzione tra sistemi di Paesi diversi vanno presi con le pinze. Senza dimenticare il ricorso a scorciatoie truffaldine, su vaccini e tamponi, nelle piattaforme sanitarie. E poi le tempeste magnetiche sulle quali Franco Vespe dovrà ripiegarsi con riferimento ai problemi della sicurezza, che si incrociano con quelli della sanità e dell’economia.

Ci appassiona poco, anzi, ci preoccupa questa diatriba tra aperturisti oltranzisti, possibilisti e garantisti sul come, chi, dove e quando possa riprendere a fare nell’economia come nella vita quello che gli consente di lavorare, muoversi e pensare, dopo la seconda stagione dell’epidemia da virus a corona. Questa volta possiamo contare, sebbene a singhiozzo e con problemi organizzativi sempre in agguato, su una campagna vaccinale che dovrebbe dare sicurezza. Ma la campana dell’epidemia è sempre lì, per circonferenza e batacchio simili nei mesi scorsi tra Gran Bretagna e Italia, ma OltreManica ne sono usciti, da noi problemi e rischi di ricadute sono sempre dietro l’angolo. A causa di una filiera di comando, raddrizzata in corso d’opera con l’arrivo di Mario Draghi e del generale Francesco Paolo Figliuolo, ma che sconta le pecche di un sistema partito in maniera disorientata e disorganizzata con i protagonismi e le sopravvalutazioni del caso. E così è dalla Basilicata, con il flop recente di Astranight, alla Lombardia che va avanti a macchia di leopardo. Per chi suona la ‘’campana’’ vespiana?

Le riflessioni di Vespe
Oggi posto il confronto dei contagi fra Gran Bretagna (grafico giallo) e Italia (grafico grigio). Sicuramente la II ondata in Gran Bretagna è stata molto più violenta di quella che c’è stata in Italia ed ha avuto il suo massimo nel periodo di Natale, come in Italia. Tuttavia per il 2021 tutto è cambiato. Grazie alla campagna vaccini ,iniziata in anticipo rispetto all’Europa, ed ad un duro lock-down durato fino a Marzo, sono riusciti praticamente ad azzerare gli effetti della pandemia. Ho fortunatamente informazioni dirette su questa situazione che i giornalisti nostrani si sono ben guardati di far conoscere agli italiani. Basta che fanno servizi su come sia terribile il lockdown!

Ma torniamo alla Gran Bretagna. Anche loro hanno avuto l’onda tsunami come l’Italia, ma il loro picco si è avuto 3 mesi prima ed è stato stroncato, come già detto, con provvedimenti drastici e vaccini a tappeto. La cosa stupefacente è che la campana larga è simile in maniera impressionante a quella del nostro paese. Ora sono già ripartiti! Invece assistiamo in Italia a questa sciocca populistica contrapposizione fra chi fa finta di avere a cuore le sorti economiche degli italiani e smania perchè ci siano le “riaperture”, ed i rigoristi, crudeli e sadici che vogliono chiudere tutto. La risposta che ci ha dato la Gran Bretagna è chiara. Fino a quando Johnson ha fatto il darwiniano” aperturista populista, la situazione è rimasta disperata. Al contrario vaccini e lockdown, sono le soluzioni perchè si possa ri-aprire il più rapidamente possibile e senza ricadute. Un atleta infortunato con la prescrizione di rimanere a riposo per un mese, se torna a giocare dopo una settimana, rischia di farsi di nuovo male ed in modo molto più grave e per un periodo di convalescenza molto più lungo!

Poi gli aperturisti, per sostenere le loro tesi populistiche, si aggrappano al presunto disaccordo fra gli “scienziati”. Ma niente di più falso! Gli scienziati al contrario sono molto più d’accordo di quanto i “giornalisti” fanno credere. All’inizio certamente questo accadeva, perchè non si sapeva che pesci prendere, ma ora i messaggi che si raccolgono dai loro interventi, pur con forti caratterizzazioni soggettive, vanno tutti nella stessa direzione