Sono mesi che stiamo vivendo sotto attacco di un virus sconosciuto alla comunità scientifica che ha condizionato pesantemente la nostra vita sotto tutti i profili, oltre ai lutti che ne sono derivati.

Eppure con virus e microbi di ogni tipo il nostro organismo è abituato a convivere ogni giorno, tant’è che abbiamo un sistema di difesa naturale, il sistema immunitario, che combatte e nella maggioranza dei casi la spunta.

E’ evidente che è molto importante che esso sia mantenuto in piena funzionalità. Ciò è possibile grazie ad uno stile di vita consono che implica una corretta alimentazione e una adeguata attività fisica. Da tempo però si è compreso anche che,  a causa della sempre maggiore pessima qualità del cibo industriale di cui in larga parte facciamo uso, non tutti i nutrienti necessari possono essere assimilati dal nostro organismo tramite di essi e pertanto è opportuno provvedere ad una giusta integrazione.

Insomma, è utile fare prevenzione,  applicare la banale regola del “prevenire è meglio che curare” che vale sempre, ma in maggior modo proprio in questi  giorni di responsabilità, rispetto delle regole e di voglia di ripartire.

In questi mesi si è tornato a parlare spesso dell’importanza della Vitamina D in questo processo di rafforzamento, “quale molecola naturale in grado di modulare e regolare l’intero Sistema Immunitario (se presente ad almeno 50 ng/ml – è in grado di produrre antibiotici naturali come le catelicidine e le defensine e soprattutto a prevenire la cascata infiammatoria a livello di citochine tipica di molte polmoniti virali)”.

A certificarlo migliaia di studi scientifici ufficiali, nessuno dei quali ha dimostrato un legame certo tra la carenza di Vitamina D e l’attuale Virus, ma certamente ha stabilito come una sua carenza  “sia associata a un aumento delle infezioni in generale, anche virali, e che la supplementazione con vitamina D riduca le infezioni delle alte e basse vie aeree” (Istituto Auxologico Italiano).

Sarebbe, quindi cosa buona e giusta, controllare (con un banale esame del sangue) il proprio valore di vitamina D e decidere eventualmente il da farsi, tenuto conto che la stragrande maggioranza della popolazione ha valori bassissimi (provare per credere, si parla per verifica personale), nonostante siamo il paese del sole, che è il nostro fornitore naturale di questa preziosa vitamina.

Oggi, sul sito ufficiale dell’Istituto Superiore della Sanità, è stata pubblicata una nota in cui si parla proprio della utilità della Vitamina D, anche in relazione al Covid 19, che riportiamo a seguire (https://www.iss.it/web/guest//news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/id/5406408) :

 Covid-19, carenza di vitamina D e perdita dell’olfatto e del gusto

ISS, 21 maggio 2020 – Il mantenimento dei normali livelli plasmatici di vitamina D (VitD) non solo può giocare un ruolo nel ridurre i rischi di infezioni acute delle vie respiratorie, ma potrebbe essere importante per il trattamento di due sintomi tipici della malattia da Covid-19, quali l’anosmia e l’ageusia, ossia rispettivamente la perdita dell’olfatto e del gusto lamentati da più pazienti. E’ questo, in sintesi, il contenuto della lettera pubblicata questo mese sull’American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism, che un gruppo di ricercatori di varie istituzioni italiane (IDI-IRCCS di Roma, ISA-CNR di Avellino e Ospedale S. Andrea di Roma) e di una università americana (Augusta University, Augusta, Georgia), coordinati da Francesco Facchiano del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’ISS, ha scritto in risposta ad un’altra lettera pubblicata ad aprile sulla medesima rivista. Lettera in cui lo studioso Hrvoje Jakovac, dell’Università di Rijeka (Croazia), indagava su “COVID-19 and vitamin D-Is there a link and an opportunity for intervention?”.

“Sulla base di un’ampia meta-analisi pubblicata nel 2017 che riporta una revisione sistematica di studi randomizzati controllati – spiega Facchiano – confermiamo ciò che ha proposto il collega croato, ossia il potenziale impatto benefico dell’integrazione di VitD contro le infezioni acute delle vie respiratorie. Inoltre, sottolineiamo che l’anosmia e l’ageusia, sintomi osservati nei pazienti affetti da COVID-19, sono state rilevate anche in soggetti con deficit di VitD. In letteratura è poi riportato che i pazienti affetti dalla sindrome di Kallmann, una rara forma congenita di ipogonadismo ipogonadotropico, presentano spesso diverse caratteristiche comuni ai pazienti affetti da COVID-19 come: ipo- o anosmia, maggiore frequenza della malattia nei soggetti di sesso maschile, nonché bassi livelli di VitD. Perciò, queste ricerche sottolineano la necessità, attraverso approfonditi studi epidemiologici, di raccogliere dati dai pazienti per correlare l’infezione da COVID-19 e l’assetto ormonale dei pazienti stessi”.

“Attualmente – concludono gli studiosi nella lettera – sono in corso numerosi trial clinici, ad esempio negli USA, che mirano a testare l’integrazione di VitD nei pazienti con COVID-19 in combinazione con altri farmaci e a confrontare l’effetto di dosi elevate rispetto alle dosi standard. I risultati di questi studi saranno fondamentali per verificare l’utilità di un’integrazione di VitD per i pazienti COVID-19”.