Nei giorni scorsi si sono tenuti alcuni incontri presso il dipartimento Politiche della persona per fare dei passi avanti nell’ambito della programmazione sociale regionale e per infrastrutturare il nostro territorio dei presidi e dei servizi in materia di politiche sociali e socio-assistenziali. La Cisl ha espresso la sua posizione per consentire l’adozione delle scelte programmatiche, tuttavia intende offrire con un documento una prospettiva di futuro delle politiche sociali e sanitarie e dei valori cornice all’interno dei quali inserire le prossime scelte.”

E’ questo l’incipit di una nota della Dott.ssa Luana Franchini, Sociologa e segretaria regionale della Cisl Basilicata, che così prosegue:

“In ambito sanitario, riteniamo si debba partire dalla consapevolezza che l’eccellenza ospedaliera è tale solo se affiancata da un’eccellente assistenza territoriale, che deve intervenire prima del ricovero in ospedale con interventi di prevenzione e monitoraggio delle patologie. Il criterio di eccellenza deve interessare tutti i settori assistenziali, a partire dalla cura alle persone in condizioni di maggiore fragilità: salute mentale, pazienti cronici, anziani e non autosufficienti che hanno pagato un tributo spaventoso alla pandemia.

Pertanto, occorre riorganizzare e potenziare il sistema di prevenzione e la rete dei servizi socio-sanitari territoriali per assicurare un equilibrio e una continuità tra assistenza ospedaliera e territorio e per l’integrazione tra interventi sociali e sanitari.

In tema di politiche sociali e rete dei servizi la Regione Basilicata deve dotarsi di un piano organizzativo per garantire l’effettiva accessibilità ai servizi, con modalità personalizzate e tenendo conto delle specifiche e inderogabili esigenze di tutela delle persone.

La norma del DL Rilancio imponeva agli enti locali di dotarsi di una sorta di piano pandemico dei servizi sociali essenziali. Il termine è scaduto il 16 settembre scorso e, ad oggi, non ci sono notizie circa la loro adozione, acquisito che i servizi previsti all’articolo 22, comma 4, della legge n. 328 (ossia i servizi sociali professionali e il segretariato sociale, i servizi di pronto intervento per le situazioni di emergenza, l’assistenza domiciliare e nelle strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali, i centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario) sono da considerarsi servizi pubblici essenziali.

Rispetto al tema delle RSA, di grande attualità per l’attenzione che la pandemia ha calamitato su questi luoghi di importanza fondamentale in una regione che sta invecchiando rapidamente e si sta spopolando di persone giovani che altrimenti avrebbero potuto prestare assistenza, non è più rinviabile un percorso di accreditamento per garantire qualità dell’assistenza e dei servizi che riguarda strutture, tecnologie, professionisti.

L’istituto dell’accreditamento, previsto da una normativa nazionale che richiede una declinazione con un modello di governance tra Regione e Comuni o Unioni di Comuni, “è da considerarsi uno strumento essenziale di garanzia e di tutela per la salute dei cittadini e strategico per le prospettive evolutive della qualità dei servizi alla persona e alla famiglia”.

Per garantire un idoneo funzionamento delle strutture di accoglienza e di ricovero, occorre tenere in attenta considerazione i seguenti aspetti: 1) la collocazione territoriale delle strutture; 2) il numero dei posti letto; 3) la qualificazione professionale e il numero del personale addetto; 4) i criteri di accesso; 5) promuovere il diritto alla libera scelta.

I numeri non sono certo esigui: in Basilicata ci sono infatti 48 case di riposo di cui 36 di natura privata gestite da associazioni profit e no profit e 12 di natura pubblica, ossia gestite dai servizi comunali, più un variegato mondo formale ed informale di assistenza agli anziani che chiede di essere riorganizzato con parametri di qualità, innovazione e capillarità, consentendo anche una crescita occupazionale a beneficio dei bisogni delle persone.”