Rosanna Petralla, Antonella Ambrosecchia, Vito Cilla e altri. Tante teste, qualcuna calva come quella di Vito Cilla, medico pediatra in pensione ma sempre in trincea quando si tratta di ristabilire attenzione sulle malattie rare (per esempio), su quelle che richiedono tanta pazienza o per mettere ordine nella marea di cazzate ( ci piace l’efficace termine italiano, rispetto all’inglese fake news) che in questo periodo da clima ”claustrale” da rischio di contagio da ”virus a corona” passa sopratutto per la rete, a volte in altre dimensioni o nell’immancabile passaparola del reale. E così diplomati alla Libera Università Farlocca (L.U.F) discettanno e blaterano di virologia applicata sudorale ed espettorale, curabile con infusi disparati, farmaci per crioartriti di quando cambia o il tempo o con rettoterapie da supposte di uniplus (uniplas all’inglese), buscopann (alla materana) e via elencando. Senza dimenticare la catena del contagio e dei laboratori d’annata, che affondano le radici negli esperimenti di Frankestein o della mansueta pecora Dolly. C’è poco da scherzare, ma il contesto è diventato questo e del resto ognuno si fa l’informazione che vuole. Progetto salute Basilicata,un gruppo pubblico di 91 membri, vuole invertire la tendenza con una selezione ”verificata” e ”scientifica” di quello che è. ” Dobbiamo essere promotori della nostra salute- ha scritto Cilla nel primo post- ed essere di stimolo ai nostri governanti a cui è affidata anche la prevenzione della diffusione della malattie”. Buon lavoro e fatevi ‘contagiare dalla buona e seria informazione”