Non sappiamo se il ministro della Salute Orazio Schillaci,alle prese con la questione delle liste di attesa, dei report di alcune regioni che non convincono e di tutta una serie di problematiche tra risorse finanziarie e umane legata all’attuazione a macchia di leopardo del Pnrr salute, sia il corrente ”appieno” di quanto si sta consumando in Lombardia con la introduzione della super -intramoenia. Un livello superiore di ”privatizzazione” delle prestazioni di professionalità nei diversi presidi ospedalieri pubblici, che rischia di affossare quel poco che resta dei servizi minimi gratuiti o con pagamento del ticket. Così 27 associazioni di quella regione, che non ha mai accantonato insieme al Veneto spinte verso l’autonomia differenziata, hanno chiesto ai direttori generali delle Aziende socio sanitarie territoriaLi (Asst) e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) l’esercizio all’obiezione di diritto…a tutela dei cittadini e,soprattutto, di quanti anche in condizioni normali sono costretti a rinunciare alla cura per mancanza di risorse.Appello al buon senso e a non andare oltre, nell’anno degli 80 anni della Costituzione repubblicana che tra i diritti prevede e garantisce anche quello alla Salute. Problema complesso? Anni di mancati investimenti, organici carenti, migrazione (accade anche questo) di figure sanitarie nel privato o all’estero. Certo. Ma finora non abbiamo visto segnali forti. Il Servizio Sanitario pubblico, alla luce della migrazione dal Mezzogiorno nei centri meglio attrezzati, deve essere prioritario, nei fatti e negli investimenti. In Lombardia e al Sud, Basilicata compresa.


IL COMUNICATO STAMPA
Sanità pubblica lombarda a rischio: stop a nuove convenzioni privatistiche nel pubblico!
Comunicato Stampa
“Non applicate la delibera regionale sulla super-intramoenia: a rischio il diritto all’accesso universalistico alla salute”! 27 organizzazioni chiedono con una lettera aperta l’esercizio della “obiezione di diritto” ai Direttori generali delle ASST e IRCCS lombardi sulla delibera regionale sulla sanità, XII/4986, 15 settembre 2025

Milano, 9.03.2026 “ Non applicate la delibera regionale sulla sanità, la n° XII/4986, 15 settembre 2025, che di fatto istituisce la super-intramoenia, con una ulteriore scalata a forme privatistiche di sanità, che si abbatterebbe sulle fasce più fragili della popolazione”: con questo invito 27 organizzazioni si rivolgono a tutti i Direttori generali delle ASST e IRCCS della Regione Lombardia, con una lettera aperta inviata via pec. “ E’ una sorta di disobbedienza civile, una obiezione di diritto quello che chiediamo – hanno scritto i 27 firmatari – perché con la delibera in questione si mette ulteriormente a rischio l’accesso universalistico alla sanità da parte delle persone. Un rischio grave connesso alla cosiddetta sperimentazione di convenzioni tra la sanità pubblica e le diverse forme di sanità integrativa, mutue, assicurazioni, fondi, aggiungendo ulteriori prestazioni a pagamento in ‘libera professione’ da parte degli operatori sanitari pubblici, da cui sarebbero esclusi i meno abbienti, e tutti quelli che non possono permettersi assicurazioni sanitarie e quant’altro”. Le 27 organizzazioni sottolineano che non si tratta di una semplice estensione dei rimborsi per chi ha sottoscritto polizze o gode di qualche “welfare aziendale”, ma di un meccanismo “salta la fila” anche nel pubblico, peggiorando ancora di più le diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie e contribuendo in maniera drammatica all’allungamento delle liste d’attesa.

“Ma c’è un punto chiave e per il quale ci appelliamo ai Direttori con l’invito alla obiezione di diritto : l’introduzione di una ulteriore libera professione (ALPI), aggiuntiva a quella esistente, rischia di far superare i limiti del 50% di orario complessivamente dedicato alla intramoenia rispetto alla attività sanitaria istituzionale – hanno specificato i firmatari- aggravando il carico di lavoro per gli operatori sanitari. Inoltre, considerato che si applica anche ai ricoveri e non solo alle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche, la super-intramoenia confermerà e aggraverà il ruolo sostitutivo, anziché integrativo, dei fondi sanitari, mutue, assicurazioni, welfare aziendale, allargandosi sulla attività istituzionale ovvero il soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza”. L’invito ai Direttori è di valutare in modo approfondito la situazione aziendale per non aggravare gli squilibri tra le diverse attività, istituzionali e libere professionali e il mancato rispetto dei LEA per tutti/e.
Di seguito l’elenco delle associazioni firmatarie della lettera ai Direttori Generali ASST e IRCCS: Coordinamento Lombardo Sportelli Salute, Medicina Democratica, Arci, Partito della Rifondazione Comunista, Avanti PSI Milano, Partito Comunista Italiano, Associazione Naga Milano, Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9, Cooperativa Labriola Milano, Centro Culturale Emilio Caldara, Attac Italia, Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata, Movimento Consumatori, CARC, Associazione Gaia Milano, Associazione Milano in Salute, Coordinamento Comitati Salute Rhodense, Forum per il diritto alla salute, Coordinamento contro la guerra e il riarmo Milano Sud, CASP Bergamo, Movimento Milano Civica, Associazione la Nostra Voce Conta; Casa del Volontariato di Legnano, Simone Zambelli Assessore alla Salute Municipio 8, Anita Pirovano Presidente Municipio 9 Milano, Associazione Aiutiamoli Legnano, Associazione Pari&Dispari Legnano.
Per Info:
Carmìna Conte (Medicina Democratica) 3931377616, mail medicinademocraticastampa@gmail.com
Milva Caglio ( Coordinamento Lombardo Sportelli), tel. 328 6188255, mail: info@sportellisalute.it

LA LETTERA AI DIRETTORI GENERALI
LETTERA APERTA ai Direttori Generali ASST e IRCCS della Regione Lombardia
NON APPLICATE LA DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE XII/4986 del 15 settembre 2025
5 marzo 2026
I sottoscritti firmatari della presente,
nell’intento di tutelare il fondamentale diritto alla salute, sancito dallo spirito e dalla lettera della Costituzione
della Repubblica Italiana, come definito dalla legge 833/1978, con particolare riferimento agli obblighi di
universalità di accesso alle cure, al superamento delle diseguaglianze sociali e tra i territori che compongono
la nazione italiana, nonché il Bene Comune di tutte le persone presenti sul territorio nazionale.
Premesso che
con la Delibera di Giunta Regionale n. XII/4986, approvata nella seduta del 15 settembre 2025, sono state
introdotte e disciplinate le modalità e i contenuti per la stipula sistematica di contratti tra enti del Servizio
Sanitario Regionale e le diverse configurazioni della “sanità integrativa” quali Fondi, Mutue e Assicurazioni,
considerato che l’applicazione di tale delibera comporterebbe:
1. una ulteriore alterazione strutturale dei rapporti tra sanità pubblica e privata, poiché Fondi, Mutue e
Assicurazioni diverrebbero, di fatto, l’unico “cliente organizzato” e acquisirebbero un potere di
condizionamento sulle scelte operative e strategiche delle strutture pubbliche, mettendo pertanto a
rischio la preminenza delle funzioni pubbliche previste sia dalla L. 833/1978 che dalla L.R. 33/2009,
assegnate a queste ultime nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale, agendo quindi in contrasto con
gli obblighi istituzionali della Giunta regionale lombarda.
2. La concentrazione nel servizio pubblico delle prestazioni meno remunerative, poiché i Fondi, Mutue e
Assicurazioni, analogamente a quanto già fanno le strutture sanitarie private di loro proprietà, cederanno
al Pubblico le prestazioni meno redditizie con un evidente trasferimento degli oneri sul SSN.
3. Il rischio evidente che, date le ambiguità della DGR in questione, le prestazioni messe a disposizione della
sanità integrativa siano riferibili anche a prestazioni comprese nei LEA (fondi di tipologia B), oltre la sola
quota posta a carico dell’assistito. Nella bozza di convenzione si indica infatti che le “prestazioni oggetto
della Convenzione sono prestazioni di natura istituzionale … nell’ambito della missione pubblica della
Struttura”, con riferimento sia ad attività ambulatoriale che a ricoveri, e con la esplicita indicazione, a
quest’ultimo proposito, di “utilizzo di letti accreditati non attivi in regime istituzionale, laddove non
previsti letti accreditati solventi.” Il tutto tenderebbe a risolversi in un percorso “privilegiato” per gli utenti
dotati di una forma di sanità integrativa, nel complesso finendo in contrasto con lo stesso art. 9 del D.Lgs.
502/1992.
4. Un considerevole aggravio dei carichi di lavoro per gli operatori e le operatrici dipendenti della sanità
pubblica e un concreto rischio di compromettere ulteriormente il già difficile equilibrio nel rapporto tra
attività istituzionale e attività libero-professionale. Gli operatori coinvolti in questa forma aggiuntiva di
libera professione, finirebbero per mettere a disposizione volumi di prestazioni superiori rispetto a quelli
volti ad assicurare i compiti istituzionali (art. 4 comma 2 DL 73/2024). La previsione di prestazioni
aggiuntive in orari prolungati e nelle giornate aggiuntive dei sabati è già causa di pesanti aggravi lavorativi.
5. Il mancato rispetto del turn over del personale e la riduzione delle strutture e degli strumenti a
disposizione delle strutture pubbliche, con spostamento di risorse verso la sanità privata in Lombardia,
sono tra le cause della difficoltà del mancato rispetto delle tempistiche definite dalle normative vigenti
per numerose e fondamentali prestazioni. L’incremento complessivo delle prestazioni aggiuntive
connesse con questi contratti, a parità di personale, determinerà la mancata garanzia della prevalenza
delle attività istituzionali rispetto a quelle libero-professionali.

È illegittimo che un paziente non venga curato nei tempi stabiliti dai LEA; risulterebbe ancor più grave e
inaccettabile qualora ciò avvenisse per dare preminenza ai clienti di Fondi, Mutue e Assicurazioni.
L’utilizzo di spazi e tempi dell’attività libero-professionale intramoenia per soddisfare le richieste di Fondi,
Mutue e Assicurazioni non è inoltre giuridicamente né eticamente accettabile, ed è in contrasto con la
normativa nazionale D.Lgs. n. 124/1998, art. 3, commi 12 e 13; Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, art. 3,
comma 10, che individuano quale finalità primaria dell’intramoenia la riduzione delle liste d’attesa e non un
diverso e più oneroso accesso alle prestazioni del SSR pubblico.
L’introduzione di percorsi di accesso privilegiati basati sulla capacità economica o sulla copertura assicurativa
è in aperto contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione e con la natura
universalistica del diritto alla salute definito dalla L. 833/1978.
Tale meccanismo rischia di compromettere profondamente il senso stesso della missione del personale
sanitario e di incrinare il rapporto di fiducia tra operatori e cittadini, minando l’alleanza terapeutica, che
costituisce presupposto essenziale per il buon funzionamento del sistema sanitario.
Tutto ciò premesso,
* Le chiedono, nell’ambito delle proposte per evitare gli ulteriori effetti negativi della delibera 4986 sulla
funzione pubblica del SSR, di non dare seguito alle indicazioni contenute in detta delibera, poiché il Suo
dovere primario è garantire a tutte le persone assistite dal Servizio Sanitario Nazionale tutte le prestazioni
dovute, nel pieno rispetto dei tempi stabiliti dai Livelli Essenziali di Assistenza.
* In particolare La invitano a valutare in modo approfondito gli effetti di eventuali accordi in tale direzione
e con particolare riferimento ai volumi di messa a disposizione di “tutte le proprie prestazioni sanitarie”
rispetto agli obblighi istituzionali come pure alla messa a disposizione di “letti accreditati” nell’ambito dei
ricoveri.
* La richiamano inoltre al pieno rispetto dei diritti degli operatori e delle operatrici sanitari affinché sia
rispettata pienamente la volontarietà degli stessi alla eventuale adesione a forme aggiuntive di prestazioni
lavorative, al di fuori di quelle istituzionali, nonché all’adeguamento dei rispettivi livelli retributivi, regolati
dal contratto nazionale in essere. In caso contrario, per quanto sarà possibile, sosterranno ogni vertenza
individuale o collettiva a partire dal rendere pubblico ogni mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e delle
lavoratrici.
* In ogni caso Le rammentano che tali contratti, in quanto di evidente interesse pubblico, ai sensi del Codice
dei Contratti Pubblici e del D.Lgs. n. 33/2013, dovranno essere integralmente e tempestivamente resi
pubblici e accessibili a chiunque.
(segue elenco sottoscrittori)

