Che le donne in media vivano più degli uomini è acclarato. Che possano fare ancora meglio per la propria longevità è work in progress. Così come è dimostrato che molto in questo senso dipenda, per uomini e donne, da cosa mangiamo. Ed è con riferimento a ciò che spulciando le statistiche ufficiali e studi di settore si è rilevato che il miglior regime alimentare idoneo allo scopo è quello seguito nel tempo dalle donne giapponesi.

Non a caso sono proprio loro a detenere la palma dell’aspettativa di vita più alta del mondo, la cui media si attesta oltre gli 87 anni, mentre in Italia ci si ferma agli 84 e mezzo e negli Usa solamente a 80,8.
Il segreto, per l’appunto, starebbe tutto nell’alimentazione, con la dieta tradizionale giapponese in cui sono compresi cibi a basso contenuto calorico e per altro serviti in porzioni controllate. In particolare si consuma pesce crudo (tre porzioni a settimana), verdure, tè verde, molti cereali integrali, verdura e numerosi prodotti derivanti dalla soia. Consumano, inoltre, alghe konbu più di chiunque altro al mondo, così come calamari e polpi (ricchi di taurina). Un tipo di alimentazione (comprendente anche cereali integrali, verdura e  prodotti derivanti dalla soia) che tiene basso il livello di colesterolo e la pressione sanguigna, responsabili –come è noto- dei principali disturbi cardiovascolari.

Sarebbero, circa il 25 per cento di meno rispetto a quelle assunte dalla media delle persone delle altre nazioni occidentali le calorie consumate quotidianamente nel Paese del Sol levante, con grande beneficio e riduzione del rischio di malattie cardiache e del sistema sanguigno.

Eppure, sempre in base alle statistiche, sembra che questa alimentazione abbia effetto solo sulle donne nipponiche. Per gli uomini giapponesi, invece, questo tipo di alimentazione non sembra contribuire per nulla ad aumentare la loro speranza di vita rispetto a quella dei colleghi degli altri Paesi occidentali.

Sarà perché a tavola non riescono a controllare la quantità di cibi o perché si abbandonano a qualche bicchiere di sake (il distillato tradizionale ottenuto dalla fermentazione del riso ad alta gradazione alcolica) di troppo, annullando così i benefici insiti di questa dieta a base di pesce, alghe e soia.

E’ proprio vero che tutto il mondo è paese.