La Natura prima o poi si riprende e con gli interessi quello che in termini di sostenibilità, risorse e salute per uomini, animali, ecosistema le è stato sottratto dalla globalizzazione e dalla produttività forzata del profitto per il profitto economico, senza prevedere o rendersi conto dove si andrà a parare. Se le malattie professionali, tumorali, le malattie rare aumentano a prescindere dalle fasce di età, il mutamento del clima ha fatto saltare le stagioni e l’innalzamento delle temperature del Pianeta sta facendo sciogliere i poli, i ghiacciai e fanno avanzare la desertificazione, con un aumento della povertà in buon parte dei Paesi significa che si è superata abbondantemente ogni limite . E la pandemia da ”coronavirus” rappresenta, insieme alla guerra economiche tra grandi potenza, Usa e Repubblica popolare cinese in particolare, ed energetiche, il grimaldello per far saltare le borse. Medicina democratica nella articolata riflessione che pubblichiamo di seguito è un invito ad attivare una ”svolta” nelle politiche di prevenzione della salute. Parole sante, urlate ma con rispetto per quanti non ci sono più in Sardegna, Piemonte, Lombardia, Basilicata, Puglia dove le malattie professionali continuano a seminare morte. E i tagli alla sanità hanno fatto il resto. Quanti ‘se’…parlando delle carenze di strutture, attrezzature, di organici di medici e infermieri carenti con il paradosso di tanti giovani medici finiti all’estero a causa dei bilanci contingentati dell’Unione Europea sono emersi in questi giorni di impennata di positività e decessi procurati dal virus ”a corona”? Tanti, troppi e Medicina Democratica con una mano sul buon senso invita a cambiare rotta. E chissà con questo disastro epidemiologico le cose non cambino.

Milano 21 Marzo 2020
COMUNICATO STAMPA

Appello di Medicina Democratica: oltre l’emergenza, necessaria una svolta decisiva nella gestione
della salute e della sanità pubblica in Italia: senza partecipazione non c’è prevenzione e senza
prevenzione non c’è salute
” Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio e vicinanza ai familiari dei medici, 17 purtroppo ad
oggi, deceduti per l’epidemia del coronavirus Covid-19 – ha dichiarato Marco Caldiroli, presidente
Nazionale di Medicina Democratica- si tratta di vittime del lavoro, una vera e propria strage di
persone impegnate, oltre ogni limite, contro un temibile nemico, senza le necessarie misure di
protezione, così come accade purtroppo in tanti, troppi luoghi di lavoro. Una strage a cui occorre
porre argine con ogni mezzo: l’8,3% dei 47.021 contagi complessivi, è costituito da operatori
sanitari, fra cui anche nostri associati. A loro va la nostra solidarietà e la nostra più profonda
riconoscenza per quanto hanno fatto: ciò che è accaduto, certo, è’ stato un evento imprevisto, ma
non imprevedibile!”
Per questo, Medicina Democratica, da oltre 40 anni impegnata nella difesa della salute dei
lavoratori e dell’ambiente, lancia un forte appello e una mobilitazione affinché questa immane
tragedia sia l’occasione per imprimere una svolta decisiva nella gestione della salute in Italia:
“L’epidemia di coronavirus ha di fatto “slatentizzato” le carenze del sistema sanitario pubblico, da
tempo da noi denunciate – ha aggiunto Marco Caldiroli- dovute alla politica bipartisan, applicata da
decenni, di definanziamento e tagli al SSN, le cui conseguenze ora tocchiamo tragicamente con
mano”.
Fra il 2010 e il 2019 il Sistema SanitarioNazionale “ha perso” 45.000 posti letto e 43.386
dipendenti, di cui 7.625 medici e 12.556 infermieri: questo è i risultato del definanziamento del
SSN cumulato in questo decennio pari a 37 miliardi di euro. Carenze e inadeguatezze strutturali,
chiusura di reparti e/o ospedali pubblici, gravi carenze strumentali, completano il quadro. Si tratta di
dati spaventosi, elaborati da Medicina Democratica su dati Fondazione GIMBE e Istituto di
Ricerca NEBO.
“Siamo consapevoli di tutto ciò – ha aggiunto Marco Caldiroli- e per questo siamo infinitamente
grati a quanti, negli ospedali e nelle strutture pubbliche si stanno adoperando per salvare vite
umane, oltre ogni limite, nonostante le gravi carenze e inadeguatezze”.
Occorre, quindi, necessariamente invertire la rotta intrapresa, in particolare, con le diverse forme
di “sanità integrativa”, incluso il cosiddetto “welfare aziendale” e la cosiddetta “autonomia
regionale differenziata”.
“Medicina Democratica- ha sottolineato Caldiroli- ritiene, infatti, indispensabile, salvaguardare un
Servizio Sanitario Nazionale, fondato sull’art. 32 della Costituzione e sui principi ed obiettivi
universalistici, stabiliti dalla Legge istitutiva, la 833/1978. E’ necessario far sì che ogni spesa in
campo sanitario diventi un vero investimento sulla salute collettiva, recuperando le risorse a partire
dalla riduzione delle spese militari” : occorre dotare il SSN di un finanziamento adeguato, a livello
almeno dei Paesi più avanzati dell’OCSE, con l’obiettivo di adeguare la dotazione di personale e
portare il numero di posti letto dagli attuali 3 per mille abitanti ( es. Lombardia) a 8 per 1.000,
garantendo nel contempo una modulazione congrua dei posti letto in terapia intensiva”.
Medicina Democratica ritiene inoltre che si debba agire su questi punti chiave: eliminare le forme di
prestazioni “intramoenia” nel servizio pubblico; potenziare il ruolo dei medici di base; realizzare
una rete di presidi, ospedalieri e sul territorio, in grado di rispondere alle variazioni della domanda;
decentrare la “governance” del sistema ponendola fuori da logiche accentratrici e burocratiche
anche a livello regionale, in cui pochi decidono su tutto; la definizione degli obiettivi deve vedere
la partecipazione delle comunità locali e le rappresentanze popolari; l’attuazione del diritto alla
salute deve essere olistico, ove la persona è intesa nella sua interezza, a partire dalle condizioni di
lavoro, di vita e ambientali per “ricostruire” le dinamiche della malattia, prevenirla e curarla nel
modo giusto.
Questi obiettivi implicano un’ampia iniziativa di lotta per l’eliminazione degli infortuni sul lavoro e
delle malattie professionali, come pure per la bonifica dei territori e degli ambienti di lavoro, per
garantire condizioni di salubrità di vita per tutti, riorganizzando i servizi territoriali di prevenzione,
anch’essi a ranghi sempre più ridotti e con funzioni sempre più formali. Un’altra iniziativa in tal
senso sono le “case della salute”, secondo le migliori esperienze nazionali ed europee realizzate a
partire dalle proposte (1972) formulate dal Prof. Giulio A. Maccacaro, tra i fondatori di Medicina
Democratica, già direttore dell’Istituto di Biometria e Statistica Medica Università Statale di
Milano .
Bisogna essere consapevoli che l’emergenza COVID-19 è correlata alla drammatica crisi
ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di
risorse dal Pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti. “Niente- ha
sottolineato Caldiroli- dovrà più esser come negli ultimi decenni, caratterizzati da politiche volte
alla privatizzazione della sanità, con la conseguente contrazione del diritto alla salute! ”
Carmina Conte, cell 393 1377616
Fulvio Aurora, cell. 3392516050