Franco Vespe è senza peli sulla lingua e punzecchia anche sè stesso, facendo ”mea culpa” su una precedente valutazione errata, frutto anche (condividiamo) di una fuorviante e strumentale impostazione dei dati regionali che partono dai contagi extraregionali relegando in coda ” a muzz’ch” (a morsi) come si dice dalle nostre parti quelli della Basilicata. Non ci siamo e Vespe batte i pugni, insieme a tanti genitori, sulla inopportuna chiusura delle scuole adottata dalla giunta guidata dal presidente Vito Bardi e dalla task force che prende decisioni sempre più incomprensibili e con tutti i vuoti di programmazione della estate appena passata. Ne usciremo? Quando, come ? Vespe incrocia dita e curve e mette da parte cammelli e cammellieri che attendono i Magi nelle tende del Qatar. Altro presepe. Si attendono incremento dei tamponi e dati analitici, meno fumosi che hanno finito con il porre polvere sotto il tappeto e la testa come gli struzzi sotto la sabbia. Siamo in tema come le dune qatariote. Ma la stella cometa ancora non si vede. E’ probabile che Vespe intoni il ”Te Deum”.

LE RIFLESSIONI DI VESPE

Abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla Basilicata anche alla luce dei provvedimenti restrittivi adottati dal presidente della Regione. In effetti per quanto riguarda i contagi la curva ancora deve raggiungere l’apice, al contrario di quanto affermato un paio di giorni fa. I dati analizzati due giorni fa erano infatti quelli sbagliati. Un po’ per colpa mia perché ho rimesso in funzione il vecchio programma che usavo in primavera non adattandolo al nuovo formato di dati; un po’ per colpa di chi questi dati li rende pubblici usando una nuova catalogazione poco chiara. Ma andiamo ai dati. Dicevamo che per quanto riguarda i contagi l’andamento è certamente preoccupante, tuttavia non credo che le scuole primarie e secondarie inferiori siano la principale causa di questo firo di vite. Credo che la loro chiusura invece rappresenti una sorta di resa da parte della Regione timorosa di non sovraccaricare più di tanto le strutture ospedaliere che stanno cigolando sinistramente. Questo non certamente per gli operatori che ci lavorano che, stando alle testimonianze di chi ci è passato, hanno dimostrato un’abnegazione straordinaria. Una guerra con il COVID che non si può vincere con persone come certi amministratori dell’ASM che stanno manifestando in questi giorni tutta la loro inadeguatezza al compito. Mi dicono che uno di essi abbia respinto la richiesta di un medico esperto di ritardare il suo pensionamento con la classica indegna motivazione “non ci sono soldi”.

Andando poi a vedere l’impatto sulle strutture ospedaliere (grafico giallo), vediamo che i numeri non sono alla fine così drammatici! E’ proprio questa la cifra della resa dichiarata dalla giunta regionale. Se il suo assessore alla sanità questa estate, invece di ordire trame per strappare all’ospedale di Matera la titolarità di presidio primario, in favore del nosocomio del suo paesello, avesse lavorato per rafforzare gli argini anti-COVID, non avremmo oggi alcuna sofferenza. Ma si sa la sanità nella nostra regione è un “instrumentum regni” che ha solo come obiettivo collaterale quello di curare le persone! Per l’Italia complessivamente l’andamento dei contagi sta scollinando la campana e si pensa che entro Natale l’emergenza sarà drasticamente attenuata. Le terapie intensive sembrano ormai aver imboccato decisamente il trend di discesa. Nella seconda figura invece abbiamo riportato l’andamento della Lombardia e quello della Calabria. In Lombardia siamo, sia per i contagi che per gli ospedalizzati, nella fase discendente ed a Natale l’emergenza dovrebbe cessare. Sono questi i risultati della zona rossa applicata tempestivamente. La Calabria invece sta più avanti della Basilicata; mentre l’emergenza sanitaria (ammesso e non concesso che sia tale!) ancora non ha raggiunto l’apice. Quindi si sbrigassero a mandare Gino Strada che di gestione di sanità e di epidemie in aree totalmente nude di infrastrutture e di mezzi se ne intende.