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C’è poco da festeggiare: l’Italia è fanalino di coda sulla sanità! Meno cure e in Basilicata anche la beffa del ticket!

Mentre Giorgia Meloni e la grancassa al seguito continua in quella che è l’attività principale di questi anni di governo: fare propaganda! Mentre si preparano a festeggiare domani a Bari la longevità di questo governo, come se da solo fosse un merito. Gli italiani non hanno proprio nulla da festeggiare con il caro vita che in questi anni sta salendo alle stelle e una sanità ridotta al lumicino con liste di attesa chilometriche ed impossibilità per molti di curarsi. Impietosi i dati che giungono in tempo reale. Quelli resi noti da GIMBE che confermano ciòo che la gente percepisce sulla propria pelle ogni volta che ne ha necessità: una sanità depotenziata con servizi che faticano a reggere. Causa pochi investimenti. Questi i numeri. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024. La media dei Paesi Ocse è al 7,1%, così come quella dei Paesi europei dell’area Ocse. Il confronto pro capite è impietoso: in Italia la spesa sanitaria pubblica è stata pari a 3.952 dollari per abitante, contro una media Ocse superiore di 909 dollari e una media dei Paesi europei superiore di 1.013 dollari. Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti registrati dall’Istat al primo gennaio 2026, il divario con i Paesi europei arriva a circa 36,1 miliardi di euro. “L’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7, –dichiara Nino Cartabellotta, Presidente Gimbe– ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi.” Servono risorse e riforme, con particolare attenzione al personale e all’erogazione uniforme in tutto lo stivale dei Livelli essenziali di assistenza. L’Italia si colloca dietro 14 Paesi europei su 27 per spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil. Il distacco dalla Germania arriva a quasi cinque punti percentuali. Francia, Svezia e Regno Unito sono anch’essi a tre punti dall’Italia. E anche per spesa pro capite il nostro Paese è nelle retrovie: davanti ci sono  tra gli altri Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna. Ovviamente queste risorse risparmiate dallo Stato chi ce le rimette? Le famiglie, ovviamente. Quelle che ancora se lo possono permettere. Perchè l’allungamento delle liste d’attesa, la difficoltà nei pronto soccorso, la carenza di medici e infermieri, gli squilibri territoriali portano dritti i malati nelle grinfie della sanità privata. E in questo deserto: chi può paga e si cura, chi non può aspetta, rinuncia e spesso muore. Nel 2024, ricorda Gimbe, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami per difficoltà economiche o altri problemi di accesso. Chiaro? Altro che spese in armamenti. E pensare che in questi giorni, in Basilicata, gli stessi partiti che governano l’Italia hanno avuto il coraggio di approvare a danno dei cittadini la beffa di un nuovo ticket di  2,50 sulla farmaceutica. Gli stessi9 che domani saranno a Bari a fare festa per i loro meravigliosi successi…….stiamo messi bene!

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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