“Basta strumentalizzare i dializzati di Policoro” è il monito che il segretario regionale dell’ANED (Associazione Nazionale Empdializzati Dialisi e Trapianto) Donato Andrisani, con riferimento alla polemica in corso da mesi per un centro dialisi privato del centro jonico, costretto a chiudere essendo stato potenziato il medesimo servizio nella struttura pubblica del locale Ospedale. Insomma, un servizio che i responsabili politici regionali dell’epoca incanalarono verso la esternalizzazione, incoraggiando la nascita di due centri di dialisi privati, mentre andava semplicemente rinforzato quello pubblico all’interno del nosocomio, come sembra sia stato fatto ora. Che ci sembra cosa quantomai opportuna. Non si capisce, imfatti, perchè se vi sono le risorse non debbano essere investite per rafforzare le strutture del Servizio pubblico invece che dirottarle verso le tasche dei privati. Ma tornando all’episodio specifico, Andrisani scrive: “Sulla vicenda della dialisi presso la struttura privata di Policoro assistiamo ancora ad esternazioni e dichiarazioni mistificatorie dei fatti e, purtroppo, all’utilizzo dei dializzati come strumento per soddisfare interessi personali, politici e propagandistici. È vergognoso!
Comprendiamo i dubbi espressi dai dializzati e i timori di dover affrontare possibili disagi nel cambiare luogo di cura e nell’interrompere rapporti consolidati con il personale che da anni li ha assistiti. Mesi fa all’indomani dell’inaugurazione, qualche paziente decise di cambiare e di effettuare la terapia salvavita presso il nuovo centro dialisi realizzato nell’ospedale di Policoro, senza subire particolari problemi. Anzi, ancora oggi sono soddisfatti di quella scelta.
Invitiamo i dializzati ad affidarsi con fiducia alla professionalità e competenza del personale medico e infermieristico della nefrologia e dialisi pubblica. Vi accoglieranno con gentilezza e cordialità, Soprattutto è fondamentale sottoporsi, al più presto senza altri indugi, ad una visita nefrologica accurata affinché lo specialista possa programmare un piano dialisi personalizzato in base alle condizioni cliniche e fisiche di ciascun paziente.
Occorre, però, porsi alcune domande per comprendere come è nata questa misera vicenda.
Chi autorizzò dieci anni fa, tramite progetto di finanza, la costruzione di un nuovo centro dialisi misto pubblico privato, realizzato all’esterno dell’ospedale di Tinchi, dove già esisteva una struttura dialitica? Il presidente regionale dell’epoca Pittella, la maggioranza politica che lo sosteneva e l’allora direzione dell’azienda sanitaria di Matera.
Allo stesso tempo, chi autorizzò la costruzione di un secondo centro dialisi, realizzato da un’altra società privata nel Comune di Policoro? Chi permise e favorì la nascita di due centri dialisi nel raggio di 18 km.? Pittella e la maggioranza politica che lo sosteneva.
Dieci anni fa c’erano forse centinaia di malati nel metapontino che avevano bisogno del trattamento dialitico tale da giustificare la presenza di un doppione nei servizi dialitici? Assolutamente no! I pazienti in dialisi nel metapontino erano meno di 60. I numeri reali dei nefropatici incidenti e prevalenti, noti a tutti, dimostrarono il contrario: era sufficiente un solo centro dialisi. Si assistette ad una concorrenza fra le due società private tanto è vero che una ventina di dializzati transitarono dalla struttura dialitica di Tinchi a quella di Policoro.
Ma allora quale era il senso, la logica, il fine di quella manovra? Attendiamo ancora una spiegazione. Quella sì, fu un’operazione che suscitò forti perplessità e dubbi di legittimità e generò uno sperpero di denaro pubblico.
Invece chi si oppose alla presenza di due centri dialisi e propose un investimento pubblico affinché si realizzasse un solo centro dialisi all’interno dell’ospedale di Policoro, dove sono presenti strutture complesse come il pronto soccorso attivo, la rianimazione, l’utic e altri reparti, in grado di soddisfare tutte le esigenze dei cittadini malati di rene, di garantire la presa in carico complessiva del paziente nefropatico, riunificando la malattia renale in un unico punto di gestione e monitoraggio, assicurando la tranquillità e sicurezza dei pazienti, la cura delle complicanze, le emergenze per i malati in insufficienza renale acuta e cronica, accogliere i dializzati di altre Regioni durante la stagione estiva, creare una rete clinica fra Matera e Policoro, avere davvero un centro dialisi di eccellenza? Aned, la stragrande maggioranza dei dializzati e trapiantati lucani, la società civile, 5.000 cittadini lucani le cui firme furono consegnate presso il palazzo regionale il 7 giugno 2016.
Questi sono i fatti realmente accaduti!
Le scelte folli effettuate dieci anni fa hanno generato tensioni e complicazioni. Se fosse stata accolta la proposta di Aned oggi avremmo una sola struttura dialitica all’interno dell’ospedale di Policoro. Sarebbe stata una garanzia per tutti, non solo per i dializzati.
La politica dovrebbe prima di tutto imparare l’umiltà, avere una conoscenza più approfondita delle malattie croniche e invalidanti, una visione e una prospettiva futura di più ampio respiro, riconoscere gli errori commessi anziché soffiare sulla scintilla per alimentare il fuoco delle ansie, delle paure e delle preoccupazioni che stanno vivendo da diversi mesi i dializzati della struttura privata.
Va dato atto ad Asm e Regione di essersi attivate prontamente per mettere in sicurezza tutti i dializzati della struttura privata.”

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