HomePoliticaWoke?Conte? Sveglia! Lamacchia:la Sinistra italiana riprenda la via del Socialismo

Woke?Conte? Sveglia! Lamacchia:la Sinistra italiana riprenda la via del Socialismo

Donato Lamacchia,ex militante del Pci, dopo aver letto le dichiarazioni del leader del Cinque Stelle, Giuseppe Conte sul progressismo statunitense del movimento ‘’woke’’ (sveglia) suona la tromba con una sequenza di squilli per invitare a darsi una mossa quanti si sentono a Sinistra, stanno in silenzio, non votano o sono delusi da un progetto di rilancio che ancora non vedono, e che non può limitarsi a primarie autoreferenziali. E allora il progressismo a stelle e strisce, che viene da una democrazia che ha messo in campo con Israele un volto e una determinazione guerrafondaia, che ne rinnegano identità e tradizioni democratica, ritorna sulle radice socialiste. Lavoro, confronti, diritti, Costituzione, emancipazione, servizi, stato sociale e altre conquiste attaccate da più parti, a cominciare dai disegni sovranisti del governo Meloni, sono alcuni dei temi sui quali lavorare, rivedendo, rielaborando, facendo sintesi su quanto può favorire la nascita di una nuova Sinistra, dopo la scomparsa dei partiti della Prima repubblica, la svolta affrettata della ‘’Bolognina’’ con lo smantellamento del Pci, della sua organizzazione e dei suoi ideali. ‘’Siamo in una fase di neoimperialismo- scrive Donato Lamacchia- a cui va data una risposta di opposizione di classe e di progetto politico, conseguente con le necessarie variazioni locali. Il socialismo come orizzonte non può essere abbandonato: va rivitalizzato, non solo come obiettivo di classe, ma come necessità per salvare il mondo da una catastrofe nucleare o ambientale’’ Quanto a Giuseppe Conte non può essere leader della nuova Sinistra e senza confondere progressismo con socialismo.

Progressismo e socialismo: la crisi della sinistra italiana oltre il “woke”
Ho letto con interesse la lettera che Giuseppe Conte ha pubblicato su “Repubblica” , oggi 21-08-2026, sulle sorti della sinistra italiana e mondiale.
I problemi della sinistra italiana hanno a che fare più con il classico “trasformismo” nostrano e poco con il movimento woke americano. Non escludo collegamenti, ma la nostra storia è più interna ai processi legati al passaggio tra il “capitalismo assistito” della Prima Repubblica e l’“era digitale”: la fine del ruolo dei partiti nati dalla Resistenza e l’incapacità di riformare la partecipazione; i partiti “personali” e il dominio dei media come risposta agli atti della magistratura di “Mani pulite”.
Certo, ci furono delle influenze dal mondo “anglosassone-americano”: si vedano il “veltronismo” e il “blairismo” di Renzi. L’errore fu nella “fusione fredda”, nell’abbandono delle indicazioni della “Terza via” e dei suoi possibili sviluppi.

Fummo travolti dalla caduta del Muro senza saper ben reagire. La “Bolognina” fu un errore catastrofico. Mi dispiace per Occhetto. Troppo impulsive furono le risposte trovate ai necessari cambiamenti, che richiedevano più riflessione.
Finiva l’operaismo, non la lotta di classe, di cui più nessuno si occupò. Le risposte tentate a sinistra del PD non furono all’altezza: non colsero le istanze di rinnovamento necessarie e si rivolsero più verso orizzonti nostalgici.
Siamo in una fase di neoimperialismo, a cui va data una risposta di opposizione di classe e di progetto politico, conseguente con le necessarie variazioni locali. Il socialismo come orizzonte non può essere abbandonato: va rivitalizzato, non solo come obiettivo di classe, ma come necessità per salvare il mondo da una catastrofe nucleare o ambientale.
Può Conte essere la risposta? Non credo proprio. Ciò detto, mi sta bene il suo progetto; può ben essere un compagno di strada, ma non confondiamo il “progressismo” con il socialismo!

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