Pubblichiamo a seguire una riflessione sull’impegno dei cattolici in politica inviatoci da Francesco Vespe,  in cui si evidenzia la opportunità del recupero della “eredità del popolarismo sturziano e del personalismo comunitario”,  ritenuto ancora attuale  per governare  i processi della globalizzazione, rimettendo al centro il valore della persona e oltre all’economia  anche gli aspetti spirituali ed immateriali.

Ogni tanto riemerge –scrive Vespe– la tentazione nel mondo cattolico di ricostruire un’area d’impegno politico ispirato cristianamente. Lo si fa spesso con il piede sbagliato credendo che tutto ciò che nel passato quest’area ha prodotto sia ormai obsoleto, superato o motivo di vergogna.

È al contrario un retaggio che mai come oggi è attuale e va in qualche modo declinato al presente. Parlo ovviamente dell’esperienza del popolarismo sturziano e del personalismo comunitario. Alcune sue coordinate di fondo oggi vanno recuperate.

La prima riguarda il valore della persona. In Europa abbiamo smesso di farci le guerre quando le nostre costituzioni hanno messo al centro il valore della persona. Nel primo novecento le ideologie comuniste o fasciste centrate sulla costituzione di uno stato etico e sulla promessa di società perfette vedevano nella persona una pedina da sacrificare sull’altare dell’affermazione di esse. Oggi ad opprimere la persona è quella globalizzazione pilotata dalle multinazionali che plasma bisogni indotti per favorire la massima pervasivita sui mercati dei beni da loro prodotti.  I bisogni devono essere gli stessi dal Manzanarre al Reno dalle Alpi alle piramidi perché la coca cola si possa vendere ovunque! Ma l’omologazione porta con sé la dissipazione di quella risorsa sociale che solo la “persona” nella città è in grado di generare. Nel modello della società liquida di Baumann c’è il consumatore, solo, seduto in poltrona, martellato dai bombardamenti pubblicitari della televisione.  Insomma oggi la persona è schiacciata da quella ideologia neo-liberista che ha sostituito fascismo e comunismo.

Una II questione riguarda la persistenza di quel materialismo storico che abbiamo creduto di scacciare con il fallimento delle teorie marxiste. Oggi abbiamo una nuova forma di materialismo connaturato all’ideologia neo-liberista che sta producendo guasti ancora peggiori. Ancora oggi ci siamo piegati alla supremazia assoluta dell’economia/tecnologia nella regolazione dei rapporti sociali e politici e nell’ispirare il cammino della storia. Riteniamo scontato ed ineluttabile che l’economia debba governare la politica e che essa possa da sola risolvere i nodi conflittuali fra Nord e Sud.

I Cristiani oggi hanno il compito storico di recuperare quei valori spirituali ed immateriali e declinarli in prassi politica.

 Era questa già nel 34 una preoccupazione di Emmanuel Mounier, il padre del personalismo comunitario. Corollario fondamentale di questa riscoperta è quello di esigere che la politica possa recuperare la supremazia sull’economia. E’ la politica che può impastare nelle giuste dosi valori spirituali con le esigenze materiali dei popoli ed  educare i potenti interessi economici oggi in campo .

Un terzo ambito riguarda il ruolo degli organismi meta-nazionali come l’Europa. La loro ragione d’essere è quella di governare quei processi di globalizzazione rispetto ai quali gli stati novecenteschi si rivelano ormai insufficienti. Ma l’Europa ha qualcosa in più. Ha una bio-diversità culturale storica e scientifica che altri organismi meta-statali non hanno. Una bio-diversità che l’Europa sta dissimulando in virtù di un pernicioso relativismo etico contro il quale si è pronunciato con energia e raffinata ironia Papa Ratzinger. Un relativismo etico che ha trasformato l’Europa in una malinconica periferia della globalizzazione e sta facilitando la devastazione della ricchissima risorsa sociale da parte di quella globalizzazione perniciosa di cui parlavamo. I cristiani devono porsi oggi il problema di ridisegnare un Europa che sappia governare i processi della globalizzazione. Ma questo lo si può fare a partire dalle nostre città dove ancora questa bio-diversità si manifesta.

Infine, e questa è l’avventura più paradossale, i Cristiani possono ridare vigore a quella laicità della politica che ormai si sta perdendo. Laicità che in senso stretto ci invita ad agire come se Dio non ci fosse (ma c’è!)  a dirla con Bonhoeffer.  Ovvero senza pretendere che le nostre soluzioni si debbano affermare solo perché prodotte da una fede religiosa o immanente o, quel che è peggio, suggerite da unti del Signore che brandiscono crocifissi o che baciano medagliette sacre. Laicità come capacità di abbracciare la complessità della realtà e di far fronte alla fatica di cercare soluzioni spesso non facili.

E’ ormai pratica comune nelle democrazie occidentali proclamare soluzioni “facili” che compiacciono questa o quella camarilla per alzare lo share dei sondaggi. Rincorsa clericale dei sondaggi che sta condannando le nostre democrazie ad appiattirsi sulla superficie del “qui ed ora” rinunciando a prefigurare nuove frontiere da raggiungere.

Insomma i Cristiani devono tornare sulla “Luna” della politica “non perché è facile ma perché è difficile” a dirla con JFK !   

Lo disse anche don Sturzo qualche decennio prima!