E’ vero che la memoria degli italiani sembra essere davvero corta. Almeno così la si racconta. Ma attenzione a non sfidarla impunemente. Perché di fronte all’evidenza è davvero molto difficile far passare come “nuova“, anzi “nuovissima” Giorgia Meloni e come suoi “nuovi acquisti” personaggi che sono decenni che attraversano la scena sia politica che di governo del nostro Paese. Nel cavalcare l’onda del consenso che questa volta è tutta sua, almeno così la si racconta, domenica sarà presente anche nella Città dei Sassi. Sarà interessante ascoltare come dall’essere fiera e (quasi) solitaria oppositrice a Draghi si ritrovi ad essere, mano a mano che si avvicina il voto, molto ma molto in sintonia proprio con l’ex banchiere. Numerose le rassicurazioni circa la continuità che verrebbe garantita rispetto ai pilastri principali dell’azione di governo in corso, politica estera in primis e il forte ridimensionamento delle critiche alla UE. Insomma, come sarcasticamente si rileva sul ForumSpinoza “Gli elettori di destra sono spaesati dal cambio Draghi-Meloni. Non riescono a trovare la differenza”. Certo si sa, la satira ci va giù pesante a volte.
Ma diventa sempre più evidente che in un forte riposizionamento degli elettori all’interno del recinto del centro destra Fratelli d’Italia è candidata ad incarnare le vesti di una riedizione di Forza Italia di 28 anni fa, dando continuità ad una linea politica e a parte del relativo personale politico, con una normalizzazione della coalizione in stadio avanzato (demolito il populismo di Salvini e ridotta ad una mera etichetta il sovranismo della Meloni oramai appiattita sull’atlantismo più viscerale).
Sembra di assistere ad un impressionante “déjà vu“. E ce lo confermano anche plasticamente per l’appunto i “nuovi acquisti” ora candidati. Giulio Tremonti già ministro dell’Economia dei governi dell’ex cavaliere, con l’Italia che praticamente fallì. Marcello Pera, in Senato dal ’96, a fare essenzialmente da foglia di fico “intellettuale” al berlusconismo. Carlo Nordio, già pm a Venezia (noto per aver indagato anni Occhetto e D’Alema, dimenticando poi di inviare il relativo fascicolo per competenza a Roma, facendolo così prescrivere), ora toga in pensione che vorrebbe ripristinare l’immunità parlamentare. Michela Vittoria Brambilla, anch’essa già presente nei governi di Berlusconi.
Ma tanto vintage del ventennio berlusconiano lo si ritrova anche tra i veterani meloniani (Fitto, La Russa, Crosetto, Urso), nella Lega (Bossi, Calderoli, Giorgetti), tra i cespugli di centro-destra (Lupi, Cesa) e ovviamente tra i superstiti di Forza Italia (l’ex cavaliere in primis, e poi Gasparri, Sgarbi e la Casellati paracadutata in Basilicata).
Tutti, compreso Giorgia Meloni che è in Parlamento dal 2006 ed è stata anch’essa ministra (dal 2008 al 2011), artefici di quel disastro che si concluse nel 2011 con la salita al Quirinale di Berlusconi per le dimissioni. Tutti partecipi di uno dei più clamorosi fallimenti politici debordato in campo economico, sociale e morale (leggi ad personam, Ruby, ecc.) che ha devastato l’Italia.
Ma arrieccoli (“a volte ritornano” come in un horror) tutti belli pronti a ricominciare da dove avevano interrotto per causa di forza maggiore. Loro ci provano. E tutto lascia intendere che ce la possono fare. Speriamo che l’Italia se la cavi.

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