Interrogatori a ministri, provocazioni, sfide dal taglio strumentale tra partiti e correnti in vista delle amministrative, mozioni di sfiducia, prove di aggregazione, attacchi repentinti anche sul piano personale per parare possibili colpi e contraccolpi politici, con il ”BelPaese” finito ancora una volta alla berlina ”nazionale e internazionale” su una vicenda, ribattezzata ” Trivellopoli”, che sa tanto di malaffare e di commistioni strette tra politica e affari. Il presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, prova ad assumersi tutte le responsabilità sull’emendamento sblocca trivelle e a prendere le distanze da chi ha sbagliato, all’insegna della massima calcistica che ” la miglior difesa e l’attacco”. Furore di ebrezza, sano convincimento che le cose andranno a posto dopo il referendum e le amministrative, mentre le ”Magistrature” dalla Basilicata alla Puglia alla Sicilia porteranno i filoni di inchieste a processo e il governo tirerà dritto per sbloccare opere pubbliche e private. Prove di forza,a ben vedere, in vista anche del Referendum di riforma cCostituzionale, per una svolta che porterebbe (non è detto visto il pateracchio sulle Province) a una semplificazione dell’attività istituzionale ma anche un Parlamento di nominati. E i cittadini ? il Paese reale? Continuano a commentare come nulla o quasi sia cambiato dopo ”Mani Pulite”, con tante mezze figure rampanti e di maneggioni, affaristi, che hanno avvelenato il clima di un Paese con poche certezze e tanto fumo negli occhi su una ripresa che non si vede, tra immoralità e corruzione e dati sull’economia altalenanti e contradditori. Il modello toscano, fatto di intese trasversali, che vediamo nelle cronache politiche ed economiche. meriterebbe di finire nell’Arno con una pietra intorno al collo, per i tanti guasti procurati al Paese. Altro che rottamazione e riformismo! E in Basilicata il ”j’accuse” punta dritto alla carenza o ai buchi nei controlli di monitoraggio ambientale, nonostante gli osservatori e le cabine di regie, che hanno alimentato la zona grigia sullo stato di salute dei residenti e del territorio. CI si ammala e si continua a morire di tumore, con una incidenza ferma alle rilevazioni del 2007. Attendiamo un altro aggiornamento triennale del ” Registro” e che Dio ce la mandi buona. E non mancano le riflessioni sul perchè di tanta ”disattenzione”. Forse si vuole desertificare la Basilicata per sfruttare a piacimento le risorse o per portare a compimento quel processo interrottto con la protesta di Scanzano jonico, del 2003, contro il sito unico nucleare. I poteri forti sono contro la Basilicata e non contro il Governo, come abbiamo letto in questi giorni nelle prese di posizione di questo o quel ministro. Se la Basilicata avesse potuto agire in maniera autonoma, a tutti i livelli, per un progetto di sviluppo sostenibile e su una politica energetica conseguenziale, non saremmo arrivati a Trivellopoli e alle altre inchieste sullo stesso tema dell’ultimo decennio. Renzi, che ha ironizzato sugli esiti dei flioni di inchiesta della Basilicata, ha invitato la Magistratura a far presto. Richiesta legittima e ”piena fiducia” nell’operato delle autorità inquirenti. Certo. Ma in troppi sono attaccati alla pompa…del petrolio delle tante opportunità. Non dimentichiamo le esigenze delle popolazioni, le garanzie per la salute e la tutela del territorio sul quale occorre davvero far presto. Non passa giorno che un amico, un parente, un lavoratore, un bambino non si ammali di una allergia o di una neoplasia perchè l’aria è malata. E ricordiamo in proposito il lavoro, spesso ignorato dell’Aieab, sugli esposti all’amianto e su altre problematiche legate a cicli produttivi insalubri. Su questo si preferisce tacere a vari livelli. Le responsabilità ci sono e vanno accertate. La Basilicata non può essere terra di nessuno. Vogliamo far presto anche su questi temi ? O si vuole restare attaccati alla pompa? Non ci servono nè tweet nè provocazioni, ma solo fatti. Presidente Renzi, con il suo passato di boy scout, dia il buon esempio.imagesLKRSE9XF

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