Non sta a noi fare l’avvocato del diavolo, ma dal calderone della politica locale vengono solo vapori al ”verderame” (solfato di rame) a zaffate che hanno avvelenato gran parte dei tralci dei vitigni, da tagliare e basta, dopo aver approvato il bilancio che era il vero pericolo reale (nel caso di mancata approvazione) per la maggioranza a guida Pd che sostiene il sindaco Raffaele De Ruggieri.

I numeri , a giudicare dai comunicati di quanti ne chiedono le dimissioni, non dovrebbero dargli scampo. Ma la logica e gli obiettivi ancora da realizzare, campagna elettorale compresa, dicono altro.

E il sindaco Raffaello De Ruggieri, come già visto in altre perigliose circostanze dovrebbe tirar dritto tra appelli al senso di responsabilità verso la città, l’inutilità deleteria di affidare gli ultimi mesi del mandato a un commissario prefettizio e la voglia di ”sognare” e ”volare’ alto.

Nonostante la miriade di richieste di dimissioni – pubblicate in altri servizi-che vengono da 17 consiglieri, partiti, movimenti e dalla spinta di una campagna elettorale ormai stringente che vuole creare spazi in un quadro di alleanze, cambi di casacche, lusinghe e campagna acquisti cessioni tutta da definire.

Ma è anche vero, e ne siamo testimoni, che le amministrazioni comunali sono andate a casa anzitempo -in passato-per vicende urbanistiche, quando non sono passati provvedimenti su questa o quella lottizzazione o per cambiali elettorali da onorare, che hanno attraversato…trasversalmente pezzi, componenti consilari ed extraconsiliari.

La maratona sul regolamento urbanistico è la il bando di prova, a suon di emendamenti e riflessioni consiliari, che potrebbe mandare sotto la maggioranza e far saltare l’approvazione di un Provvedimento, atteso e sollecitato in un decennio buono l’approvazione. Se così non fosse si andrebbe avanti con la consolidata logica delle varianti al Prg, commissari ad acta e via elencando. La storia urbanistica del Comune di Matera fa scuola e memoria dalla Prima Repubblica.

E allora , ipotizzabile bocciatura consiliare a parte, tra uno o due mesi, la giunta De Ruggieri n. 5 sarebbe agli sgoccioli dell’attività, a meno che non vengano fuori nubi all’orizzonte, esterne all’attività politica su presunte conflitti di interesse assessorili come riporta Radio Corso, scivolate su procedure concorsuali – come ha rimarcato un servizio su un quotidiano nazionale- o altri colpi di testa imputabili al Fato o alla Provvidenza , legati al trascorso anno straordinario -ma non sul piano gestionale- sull’anno da capitale europea della cultura.

Ma con i ”se” e i ”ma” la storia non si fa. E contano i fatti , il voto in consiglio….e i problemi e le aspettative della città: economia, lavoro, servizi, autonomia. Ci attendiamo, come accaduto in passato, appelli al senso di responsabilità per l’ultimo miglio nautico…dell’Arca Matera 2020 con scialuppe e carburante Pd nel retroporto della Città dei Sassi, usando un termine da Zona economica speciale.

Per cui il sindaco è coerente, testardo ”capatost” e, di certo, non scenderà a patti, non ”verrà a calare” come ripete una colorita espressione locale.
La terminologia identitaria materana del dialetto, sotto questo aspetto, contrassegna con efficacia e immediatezza i marosi che potrebbero far affondare il nocchiero dell’Arca di Noè, quel sindaco Raffaele De Ruggieri, che dopo il rimpasto con una giunta a 9 e un pubblico ringraziamento per l’apporto dato ai vertici del Pd locale, che ha indicato gli obiettivi da raggiungere con la interlocuzione diretta con il Governo in materia di lavori pubblici (del quale gestisce la delega) e di altri progetti nel settore culturale stoppati dalle dimissioni dell’ex ministro alla Pubblica Istruzione Fieramonti.

Se ha vissuto fino in fondo l’anno da Capitale europea della Cultura, varato cinque giunte con due maggioranze diverse , lasciato la presidenza della Fondazione a Salvatore Adduce con una delega a tutto tondo, significa che il sindaco Raffaele De Ruggieri è ”capatost” e guarda ad obiettivi più alti, come ripete in varie occasioni. Non si ricandiderà ha detto, aggiungendo un sibillino ” mai dire mai”. Per cui non si farà di certo disarcionare a cinque mesi o quasi dalla chiusura della legislatura. Gli oppositori, che potrebbero anche aumentare , coltivano comunque la speranza di mandarlo a casa. Ma con tutti i detti e i luoghi comuni su questa ”virtù” con la speranza ultima a morire e chi di speranza vive…