E’ una nostalgia e, allo stesso tempo, un invito che ritorna …alla realtà e alla dimensione dei partiti, quale luogo di confronto anche critico, di progettualità, di formazione, di ascolto dei problemi e di formazione per gestire la ”res pubblica”. Quel modello, scomparso nella Prima Repubblica e sotto i colpi di Tangentopoli, e di una questione morale mai affrontata, ma denunciata da Enrico Berlinguer e Aldo Moro, che finora ha impedito la nascita di nuove forme di aggregazione e di espressione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con un aumento delle astensioni davvero preoccupante. I cristiani, praticanti o secolarizzati, sono finiti in vari porti. Alcuni hanno fatto scelte di opportunità, di visibilità o rendita, sotto bandiere diverse dove il disagio ‘sotto sotto’ viene fuori. Una casa comune? Finora i tentativi di riaggregazioni sono stati di corto respiro, dopo la diaspora di Piazza del Gesù e i tentativi di lavorare sulla identità di una esperienza rimasta nel cuore dei padri fondatori e di quanti. come Pasquale Tucciariello- che non lasciano nulla di intentato per recuperare l’anima dei Popolari. E cita la ”Lettera sulla Politica” don Cesare Mariano, che contiene interessanti riflessioni. Non sappiamo se saranno raccolte da quanti oggi, tra i democristiani della fusione a freddo, che ha dato vita al Pd, provano disagio dalla nomina alla segreteria di Elly Schlein che spinge a Sinistra. E questa, diciamola tutta, è una occasione di chiarimento per uscire fuori dalle contraddizioni. L’Italia ha bisogno di una Sinistra, che non può essere quella della Prima Repubblica, restituendo una ”casa” a chi l’ha preferisce non votare. E ai moderati a trovarne o ritrovarne un’altra, vista anche le radici cristiane a cui si rifanno. Del resto anche il Terzo Polo, con Italia Viva e Azione, lavora a una ”ricomposizione” con aggregazione e questa fase potrebbe riunire quelle anime moderate finite nel centrodestra più per opportunità che per convinzione. Partiti nuovi? La strada è tracciata…In hoc signo vinces? Puo’ darsi. Con la benedizione di don Sturzo e con le tante lezioni di Papa Francesco…

Lettera (in breve) sulla Politica.
Il prof. don Cesare Mariano, teologo, in una sua lectio “Presenza e iniziativa dei Cristiani nel mondo” presentata al Centro Studi Leone XIII di Rionero in Vulture, in Basilicata (la relazione completa sarà disponibile tra qualche giorno nel sito web www.tucciariello.it e in forma cartacea presso il centro studi), indica quattro principi di orientamento nell’impegno politico e sociale dei Cristiani:
1) il tempo è superiore allo spazio;
2) l’unità prevale sul conflitto;
3) la realtà è più importante dell’idea;
4) il tutto è superiore alla parte.
Due sono le entità, lo Stato e la Chiesa. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, dice Gesù, il Maestro.
Riflessione: essere nello Stato e nelle sue forme molto varie e complesse presuppone, dico, nel Cristiano, una formazione organica pari alle complessità della società e dello Stato per non soccombere alle insidie e agli inevitabili inciampi.
La formazione ottimale è data dalla Chiesa e nella Chiesa principalmente. Chi crede di poterne fare a meno è un Cristiano all’acqua di rose, sarà pur presente nelle forme sociali ma non avrà alcuna efficacia né potrà produrre effetti benefici in relazione alla Mission di appartenenza.

Accade oggi che, chi si interessa di politica, o meglio chi si affanna, nelle imminenze di competizioni elettorali, alla ricerca di un posto in lista, spesso è un singolo, non appartenente ad alcuna formazione politica, non ha partito, non ha progetto, non ha prospettive se non quelle strettamente personali. E don Cesare propone, invece, che il tutto (il partito) è superiore alla parte: il tutto ha un progetto, chiaro ed evidente perché redatto da gruppi di persone che hanno studiato i problemi e ne possono proporre soluzioni.
Tornare alla politica significa tornare ai partiti e nei partiti, luoghi di analisi e di soluzione di problemi. Chi non ha un partito alle spalle finisce per diventare, anche suo malgrado, portatore di interessi personali che non portano alcun vantaggio alla nostra società.
Torniamo alla politica e torniamo ai partiti. E sicuramente potremo sbagliare di meno.
Pasquale Tucciariello, coordinatore regionale POPOLARI.
