Le nozze con i fichi secchi non si possono fare nemmeno in centri come Miglionico, dove il prezioso frutto è una squisita bandiere della buona tavola. E così la Congiura dei Baroni, che nel recente passato ha raggiunto livelli elevati e diversificati di rappresentazione con un incremento sensibile di turisti, ha dovuto fare i conti con una edizione 2019 a budget ridotto . Non è stata la sola a dover fare i conti con il malumore e la delusione per il taglio netto e dimezzato dei contributi per gli eventi estivi, che la Regione elargisce come è prassi (a cose fatte) per i Comuni della Basilicata, che in cartellone hanno inserito anche progetti di interessante rilievo culturale come le rievocazioni storiche e di valorizzazione delle tradizioni. E’ un pericoloso segnale, e ci rivolgiamo al presidente della giunta regionale Vito Bardi, alla giunta, ai dirigenti che rischia di tenere in piedi la sagra du frizzul (ottimi e di forte appeal culinario), ma di cancellare progetti e attività importanti che hanno legato identità, memoria storica, ricerca, gemellaggi al turismo dei nostri centri. E così si è costretti a prevedere un ”rosso in bilancio”, a dimezzare programmi in corso d’opera, che fanno richiamo come la presenza di un attore e un attrice di grido (meglio se lucani), le scene dei trombonieri che evocano assalti e assedi a manieri, allestimenti e spettacoli che sono entrati ormai nella memoria dei visitatori. E la stessa cosa si rischia che accada per eventi originali che vantano tanti tentativi di imitazione, come quello sul teatro con scene itineranti su magia, mistero e scaramanzia a Colobraro, mentre quest’anno è già saltata la rievocazione sulla cavalcata del Borbone a Montescaglioso. E potremmo continuare con le tante segnalazioni ricevute da altri centri. Vero, in passato c’è stato un periodo di vacche grasse con la mania degli attrattori dispersivi e milionari, vedi quello sui greci alla diga di Senise, attivati più per protagonismo clientelare che per una seria programmazione culturale. E allo stesso tempo non si è lavorato sulle autoproduzioni, per favorire la crescita di gruppi e progetti e autori locali, che pure ci sono. Come abbiamo visto anche a Miglionico con ”re” Giuseppe Ranoia , tra i pochi- e abbiamo citato altri in altri servizi- che continuano a ”calcare ” con impegno e professionalità i palcoscenici del teatro stanziale e itinerante ingoiando bocconi amari e poche soddisfazioni. Serve una inversione di rotta. E c’è il rammarico di aver sprecato l’anno da capitale europea della cultura, con tutto il peso che la Regione ha avuto nel male e nel bene in Matera 2019, per aver tenuto fuori le identità locali storiche della Basilicata: dal brigantaggio alle storie rievocative, da Orazio ad Albino Pierro che sono parte della nostra identità culturale. E ,invece, priorità e tappeti rossi a Dante, opere, operette, circhi, vergogne giullaresche dal corposo cachet finito all’estero per aver demolito un fabbricato di cartone. I bilanci a dopo le giornate di autoconsumo da piccole capitali territoriali e con un ‘mordersi’ le mani per quello che la politica dei protagonismi e degli interessi da familismo immorale hanno fatto, portando alle nozze con i fichi secchi di oggi. Fichi che rischiano di scomparire dalla tavola culturale della Basilicata. Turismo dimezzato. E’ la verità.