Con la scusa che “ce lo chiede l’Europa” ci è stato fatto ingoiare le peggiori cose. Ed ora con la giustizia ci risiamo. Se ci fosse stato un poco di buonafede, qualcuno in questi giorni (in Parlamento e sulla stampa che fa la ola a Draghi)  avrebbe ricordato che l’Europa per darci i soldi del Recovery ha chiesto una cosa sola: processi più veloci, non certo di ripristinare la “prescrizione” a prima della riforma Buonafede, quando la UE ci criticava proprio per quello.  E se ci fosse onestà intellettuale l’altro ieri ( in occasione della pubblicazione del rapporto della Commissione europea sullo stato dei tribunali) si sarebbe evidenziato che il commissario Ue alla giustizia, Didier Reynders,  si è dichiarato “veramente preoccupato delle risorse umane nel sistema giudiziario italiano perché in Italia il numero dei giudici è uno dei più bassi di tutta l’Unione”.

Ma qui si vuole andare non solo oltre Bonafede ma anche alla buonafede perchè è evidente, per chi è fuori dal coro,  che l’Europa viene usata come specchietto per le allodole per smontare la legge del 2019, la cosiddetta “Spazzacorrotti” che cancellò la vergognosa prescrizione italica, che era uguale -in Europa- solo alla Grecia.  Una norma introdotta per evitare la vergogna di tantissimi impuniti colpevoli di gravi reati e vittime senza giustizia.

Una norma che la Commissione UE salutò come : “Una riforma benvenuta, che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, cosa che è in linea  con una raccomandazione specifica formulata da tempo“.

Dunque per rispondere a ciò che realmente ci veniva chiesto bisognava mettere mano ad un corposo piano di investimenti per assunzioni di personale amministrativo e digitalizzazione degli uffici, nonchè apporre un filtro alle impugnazioni e la eliminazione del divieto per i giudici dell’appello (il grado di giudizio in cui chi può si gioca la carta della prescrizione) di poter aumentare le pene (sarebbe questo si un potente deterrente per i colpevoli a presentare ricorso con conseguente riduzione dei tempi del processo).

Ovvero, per affrontare il nodo vero del non funzionamento della giustizia italiana: cioè che i processi sono troppi rispetto al numero dei magistrati (9.100) in servizio. In Germania -per dire- ce ne sono 24 ogni 100 mila abitanti ed in Italia 12. Esattamente la metà.

E’ evidente che  voler fissare ,come si fa in questa riforma, un termine temporale ai processi pena, non solo la prescrizione, ma la “improcedibilità“, ovvero lo sbianchettamento definitivo dei reati per i colpevoli, è qualcosa che non ha alcuna ratio se non si aumentano i giudici e non si riducono i processi di secondo grado.

Allo scopo non sarebbe allora stato utile sposare la proposta del precedente governo di far giudicare in 2° grado ad un solo giudice chi è stato condannato in 1° sempre da un solo giudice? E perchè nel Recovery dei migliori sono stati previsti fondi per l’assunzione di 16 mila persone, ma non di nuovi magistrati? Perchè ci si ferma ai pochi soldi in finanziaria per un concorso per soli 330 giudici?

Davvero qualcuno pensa che a fronte di questo scenario si possa garantire la giustizia in Italia?  Per chi ne avrà le possibilità, far sforare i termini e farla franca sarà un obiettivo facilmente perseguibile.

E allora bisognerà cominciare a fare un elenco dei tanti processi che, come quelli sui grandi disastri o stragi che per la loro complessità d’indagine, sono a rischio di non vedere la fine entro questi termini cervellotici.

Lo sconcerto è che una robaccia del genere sia stata approvata non solo dalle destre, da sempre su questa lunghezza d’onda, ma anche da chi non avrebbe dovuto per quello che ha raccontato agli italiani.

Il che getta un’ombra inquietante su un Paese oramai “normalizzato” e che vira verso una condizione pericolosamente ai limiti della democrazia.