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Sul voto di Azione in consiglio regionale su autonomia differenziata, nessuna fantasia, solo realtà.

Con una nota diffusa oggi dal consigliere regionale di Azione, Nicola Massimo Morea, si lamentano non meglio precisate “interpretazioni faziose e fantasiose” in merito alla posizione sua e di Marcello Pittella assunta nel consiglio regionale di ieri in merito alla mozione per la richiesta di referendum sulla legge di autonomia differenziata. Abbiamo dato un’occhiata agli articoli dedicati oggi alla vicenda dalle testate giornalistiche regionali, ma non ci sembra di aver letto commenti particolarmente concentrati sullo specifico aspetto. Avendo noi, invece, dopo aver ascoltato in diretta i lavori consiliari, espresso un punto di vista particolarmente critico (https://giornalemio.it/politica/funambolismo-azione-e-assenza-iv-per-non-dispiacere-a-bardi/); ed avendo ricevuto, per questo, in prima mattinata dallo stesso Morea una pur cortese obiezione ma basata sulla insinuazione che avremmo riportato “una quantità rilevante di cose non vere“, per cui abbiamo chiesto di sapere quali fossero; immaginiamo che in qualche modo il suo comunicato -per quanto non sia esplicitato- sia rivolto anche a quanto da noi scritto. Ebbene, in questa nota, Morea oltre a non elencare nessuna delle “interpretazioni” che legittimamente ritiene essere “faziose e fantasiose“, torna, invece, in una sorta di gioco delle tre carte a tentare di giustificare l’ingiustificabile. Ovvero, il non voto suo e di Pittella a favore della mozione presentata dalla minoranza, la sola strutturata -a livello nazionale- per la richiesta di referendum da parte delle regioni. Infatti, il consigliere di Azione omette di informare i lettori su un aspetto dirimente. Ovvero, che la seduta consiliare era chiamata non ad approvare mozioni sull’autonomia differenziata redatte e presentate ad horas (come la sua e quella della maggioranza, per altro anch’esse non approvate), bensì una specifica, con testo identico a quello già approvato da altri cinque consigli regionali, da presentare alla Corte Costituzionale. Non potendolo fare perché ciò avrebbe determinato (come abbiamo visto dal voto) l’approvazione della stessa, creando così un caso politico nazionale: la prima ed unica regione a guida centro destra a schierarsi per il referendum! Ci si è inventati, pertanto, qualcosa per evitare quello che sarebbe stato un bel casino, un grande imbarazzo per Bardi & C., con ricadute imponderabili tra e con i nuovi compagni di viaggio. Quindi si è provato a salvarsi con il gioco delle tre carte. Nel mentre si giura di essere contro la legge Calderoli, si evita di votare la mozione di minoranza (adducendo le giustificazioni che potete leggere più avanti), si evita di votare anche quella della maggioranza e si vota una fatta da loro stessi al momento. Come abbiamo detto, votare per queste ultime due era perfettamente inutile allo scopo della richiesta di referendum, per cui è risultata palesemente risibile la richiesta (giustamente declinata) di convergenza sulla propria fatta alle opposizioni da Morea. Morea che sostanzialmente, nel cercare comprensibilmente di dare una ratio al proprio agire in consiglio, alla fine non fa altro che confermare tutto quanto da noi scritto, e documentato dalla registrazione dei lavori consiliari, sulla incoerenza sua, di Pittella e di Polese rispetto alle posizioni nazionali dei propri partiti. Incoerenza, per altro, subito indelicatamente sottolineata dalla “sua” Giunta regionale che a caldo ha scritto “Le mozioni delle opposizioni in Consiglio regionale, tese a deliberare la richiesta del referendum abrogativo sull’autonomia differenziata, non sono passate. La Basilicata, dunque, non percorrerà la via referendaria contro l’autonomia differenziata. La minoranza – che si è fermata a otto voti – non ha avuto l’appoggio di Italia Viva e Azione (che a livello nazionale hanno espresso contrarietà alla legge Calderoli) e ha fallito l’obiettivo”. La scelta di essersi arruolati, tra le fila dell’esercito di Bardi, purtroppo per Morea e Pittella porta e porterà diverse altre situazioni imbarazzanti (per usare un eufemismo) come questa. E la colpa non è certo imputabile a chi lo rileva. Ora una cosa è certa: se i cittadini potranno votare e lo stesso Morea con Azione, come promette, potranno partecipare “alla battaglia referendaria con determinazione e grinta“, non lo si dovrà sicuramente al loro voto in consiglio regionale. E questo è un fatto. Nessuna interpretazione.

Ma ecco seguire la nota integrale diffusa dal Consigliere Regionale e Capogruppo di Azione, Nicola Morea. Leggo interpretazioni faziose e fantasiose in merito alla seduta di Consiglio Regionale sull’autonomia differenziata. In coerenza con le nostre convinzioni, abbiamo presentato una risoluzione indipendente tanto da quella presentata dalle opposizioni quanto da quella presentata dalla maggioranza. Nell’esprimere netto e totale rifiuto dell’autonomia differenziata, così come concepita dalla norma Calderoli, abbiamo proposto la sospensione dell’applicazione della norma, congelando le eventuali richieste delle Regioni; la disponibilità a rivedere la posizione se e solo se verranno definiti e finanziati i LEP e superato, una volta per tutte, il criterio della spesa storica, e verrà sostenuto il referendum abrogativo della Calderoli. Abbiamo votato contro la risoluzione del resto della maggioranza, a favore della norma “incriminata”. E ci siamo astenuti dalla mozione della minoranza per due ragioni: non sussistono, a nostro avviso, profili di illegittimità costituzionale perché la norma rientra nel perimetro di applicazione dell’art 116, figlio della assurda riforma costituzionale voluta nel 2001 dall’allora maggioranza di centrosinistra, e non era presente nella mozione della minoranza alcuna autocritica o “mea culpa” rispetto ai mancati interventi in favore del Mezzogiorno negli ultimi venti anni (oltre metà dei quali con il centro sinistra al governo) né alcuna critica all’operato dei Governi, di entrambi i colori politici che negli anni 2001, 2009, 2017, 2018, 2022 e 2023 hanno contribuito alla situazione attuale, favorendo fughe in avanti di Regioni ricche. Mentre eravamo consapevoli che il resto della maggioranza non avrebbe avallato la risoluzione, la minoranza avrebbe potuto senz’altro convergere su una risoluzione priva di ambiguità e di schemi ideologici precostituiti, che andava dritta al centro della annosa vicenda. Parteciperemo alla battaglia referendaria con determinazione e grinta, pur consapevoli della difficoltà oggettiva che potrà registrarsi nel raggiungimento del quorum necessario”.

Funambolismo (Azione) e assenza (IV)…per non dispiacere a Bardi!

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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