«Come si fa a dire che non si può obiettare un decreto che togliendo la protezione umanitaria crea disagi sociali e insicurezza sociale? Qui si vanno a ledere i diritti fissati dalla Costituzione. I sindaci devono rispettare le leggi del Parlamento – certo, non si può disobbedire alle leggi, ma hanno anche il dovere di porre la questione della legittimità delle stesse leggi. Occorre più dibattito culturale, per favore». E’ la denuncia del vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni. Una denuncia che sottoscrivo e propongo a tutti voi in forma di appello ai nostri sindaci lucani – primo fra tutti, quello della Città di Matera che in questo anno 2019 rappresenta la Cultura europea e non certo le umilianti grettezze razziste e fasciste cui ci costringe il ministro italiano della Paura, o i suoi sodali italiani e quelli europei Orban & co.

I sindaci che sospendono l’applicazione del Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione (convertito in Legge 1 dicembre 2018, n. 132) dubitano della costituzionalità della norma. E quanti, a partire dal ministro ma senza escludere i “legalisti” di ogni parte politica, li richiamano ad attuare la legge in silenzio sbagliano per temerarietà o per miopia: l’applicazione della legge – come sa qualunque studente di scuola superiore – potrà dare luogo a incidenti di costituzionalità e perciò c’è la possibilità di adire alla Corte Costituzionale laddove, all’interno di un procedimento giudiziario anche di tipo amministrativo, chi fosse colpito dagli effetti della legge o gli stessi sindaci che disapplicando la norma sul diniego dell’iscrizione all’anagrafe si trovassero di fronte al giudice ordinario, potrà sollevare davanti alla suprema Corte i forti dubbi di legittimità costituzionale.

Che le azioni di chi oggi occupa il Viminale siano sconsiderate socialmente e moralmente – ma assai redditizie in quanto a consenso elettorale (le europee della prossima primavera e la possibilità di scrollarsi di dosso i 5Stelle!), lo dimostrano i dati veri sull’emigrazione e sulle indiscutibili conseguenze che il Decreto sugli immigrati provocherà. Per quanto ci riguarda in Basilicata, Pietro Simonetti – responsabile Task force migranti della Regione Basilicata – riferendosi a dati anno 2017, ci informa che in “In Basilicata sono residenti circa 23 mila stranieri regolarmente iscritti in anagrafe. Sono il 4% della popolazione residente. Intanto nel 2016 hanno lavorato in Basilicata 44 mila stranieri, comunitari e non, l’8 % della popolazione residente. In sostanza – aggiunge Simonetti – 44 mila migranti sostengono l’agricoltura, il lavoro di cura, il ciclo delle costruzioni ed i servizi per attività sostitutive della forza lavoro locale. L’accoglienza degli ingenti flussi migratori degli ultimi due anni è stata gestita dalle Prefetture e supportata da importanti e innovativi accordi con le istituzioni regionali e locali che sono state apprezzate a livello nazionale ed europeo. Molte luci e qualche criticità nel percorso attuato che vanno valorizzate e affrontate. Adesso si tratta attuare in particolare gli interventi per il lavoro utile, la formazione professionale, lo studio dell’italiano obbligatorio anche in prima accoglienza e la formazione professionale oltre all’educazione civica. Diritti e doveri per chi accoglie e viene accolto.”

Le nuove norme sulla immigrazione, se non modificate, produrranno solo clandestini, apolidi ed emarginati. Da regolari a irregolari, dalla inclusione alla esclusione. Dopo le iniziative di tante Regioni come la nostra, Comuni, Sindacati, Volontariato, è stata al momento evitata la cacciata nell’anonimato e nel sottobosco della emarginazione e criminalità di migliaia di migranti dai Centri di accoglienza, a partire dalla Basilicata. Ma, oltre la necessità di una pronuncia della Corte Costituzionale sulle nuove norme, utili saranno gli incontri proposti dal Governo con Anci per esaminare gli effetti devastanti di talune norme sui territori e sull’economia e struttura sociale del Paese. Per questo si è chiesto alla Regione Puglia, capofila del partenariato delle cinque Regioni del Sud impegnate nell’inclusione e la lotta al caporalato, di mettere a punto le necessarie iniziative.
Ma, intanto, vi saranno esseri umani che soffriranno ingiustizie, perderanno diritti che dovrebbero competere loro in quanto persone e non in quanto cittadini di uno Stato, che saranno più esposti a rischi per la loro salute, per la loro vita stessa. Non solo; nel frattempo si farà ancora strada l’assuefazione e il consenso a politiche disumane che condizioneranno l’applicazione della legge in senso restrittivo. Intanto, accadrà che delle persone, titolari di alcuni diritti e prerogative, improvvisamente, dalla sera alla mattina, si vedranno privati di quei diritti e si scopriranno fuorilegge.

Avverrà, cioè, quello che è accaduto a migliaia di cittadini italiani all’indomani dell’approvazione delle Leggi Razziali nel 1938.

E sì, il parallelismo con quella vicenda è impressionante e, ovviamente, va valutato non per i suoi esiti finali giacché conosciamo quelli che seguirono le Leggi Razziali del 1938 ma non quelli che seguiranno le norme odierne. La “soluzione finale”, lo stesso antisemitismo e il fascismo come regime totalitario di massa non si manifestarono all’improvviso, come una sorta di big bang reazionario; si sono bensì affermati gradualmente, poggiando su normative e leggi, sostenute da un’abile costruzione di consenso sociale attorno ad esse, che costituirono la base legale del razzismo. E, anche nel caso delle Leggi Razziali del 1938, furono pochi i coraggiosi magistrati o uomini delle istituzioni che seppero vedere per tempo i segnali del mutamento e ancor meno quelli che obiettarono, disapplicarono, si ribellarono alle leggi fasciste.

Per questo, nessuno può rimanere in silenzio, o stare a guardare… . Nessuno di noi cittadini e nessuna istituzione che ci rappresenti! Che parlino, infine, anche il Comune di Matera, la Fondazione Matera 2019!

Qui voglio ricordare infine – da non credente – quel che ha gridato Il Papa all’Angelus di qualche giorno fa: meglio vivere come atei che andare in chiesa e odiare gli altri!