C’era una volta la sinistra… Ma se ne sono perse le tracce sempre più, con una accelerazione (secondo il nostro personale parere) a partire dalla caduta del muro di Berlino. Evento che nella stragrande maggioranza delle leadership di una sinistra -che sino a quel momento aveva giustamente come “sol dell’avvenire” una forte mitigazione, se non il superamento, del capitalismo connaturato nella propria cultura – è stato vissuto come uno shock. Tradotto in un: abbiamo perso! Quindi smobilitazione culturale e politica sino a proporsi come utili idioti della gestione del liberismo che nel frattempo stava cominciando a trasfigurare quel capitalismo ottocentesco che con il movimento socialista e comunista era pur stato costretto ad addivenire a patti. E così si è passati dall’abbandono della propria ideologia, alla subalternità a quell’unica ideologia del dio mercato dominante che, rivendicando ed ottenendo l’eliminazione di lacci e lacciuoli, è via via debordata snella finanziarizzazione selvaggia. Una piovra che ha subordinato all’economia qualsiasi rappresentanza politica, rendendola inutile. Anche la storia della sinistra italiana, con la originale presenza del più forte partito comunista dell’occidente, ha seguito -dopo innumerevoli mutazioni- questa china, sino alla inconcludenza attuale. Una mutazione genetica di una classe dirigente che -galleggiando sopra un genuino sentimento di appartenenza che è continuato a persistere, nonostante le evidenze che pur cominciavano ad emergere sempre più- ha sostanzialmente introitato i modus operandi altrui. Sino a trasformarsi in capicorrente, capibastone, cacicchi sempre più arroganti ed autoreferenziali. Con la forma partito depennata completamente e ridotta ad un mero contenitore di capetti e rispettive cordate. I risultati sono sotto i nostri occhi. Una decomposizione collettiva che ritroviamo dipinta, con pennellate secche, alcune urticanti, nell’intervento che ci ha inviato STEFANO MATERA e che pubblichiamo a seguire. Svegliarsi? Potrebbe servire a provare ad evitare -se si è ancora in tempo- a scivolare in un incubo che pare ineluttabile….

“Non mi svegliate, sono di sinistra.”
“Inutile illudersi: ogni comunità cresce, vive, prospera e degrada cullandosi in dogmi e tabù. Qui un breve cenno a quelli che stanno portando la sinistra istituzionale allo sfacelo – non tanto per sé, i suoi leader dormono su guanciali di velluto – ma per il Paese, dove votiamo sempre in meno.
I posti di lavoro sono sacri; se minacciati vanno puntellati con soldi pubblici: che producano alimenti od armi, è uguale.
Perché la Repubblica è fondata sul lavoro: mai principio costituzionale fu tanto equivocato.
Cos’hanno in comune il lavoro che inquina e quello che cerca di mettere un argine ai danni dell’economia di rapina?
E la speculazione in borsa con il lavoro di un artigiano?
Già Berlinguer aveva rotto il tabù, parlando di qualità e finalità del lavoro.
Ma diciamo la verità: non occorre essere l’uomo qualunque di Giannini per dire che questa Repubblica II è ormai fondata sulla pagnotta, mini o maxi burger che sia.
Di una tutela rafforzata godono loro, i dipendenti pubblici. Sono arrivati lì per opera dello spirito santo, e sono pure iscritti al SINDACATO.
Anche nel dopo-Covid le stanze di ufficio sono rimaste un dominio privato.
Senza sventolare un appuntamento, prezioso come una indulgenza papale, il piantone non ti fa varcare l’uscio della casa comunale. Un bunker.
Ok si può telefonare. Ma gli uffici rispondono al telefono? Qualche volta!
Premi di produttività, a pioggia – tutti bravi!
Seconda e terza attività, no problem.
“Soffriamo di carenza di organici”: proprio vero?
Il POSTO è una sinecura a vita, TENIAMO FAMIGLIA.
E ripudiati dall’opinione pubblica sono altri: disoccupati e perdigiorno, che non devono alzarsi la mattina per andare a marcare presenza.
Il potere dei baroni universitari non si tocca: SONO DI SINISTRA.
Lo spreco di carta: fotocopiatrici sempre bollenti, sì perché la carta di identità e il tesserino sanitario vengono richiesti in fotocopia, anche se rilasciati dallo stesso ente. Non volevano snellire la P.A.?
Dentro gli uffici il bar rifugio non manca mai, ma un copyshop per i comuni cittadini?
Lezioni private di fatto esentasse, i prof SONO DI SINISTRA.
I metodi di lavoro delle forze di polizia (aggiornatemi sul numero di corpi che si dicono tali – io ho perso il conto) non si discutono. SONO DI DESTRA, come i camionisti cileni, e potrebbero miracolarci un golpe. Bolzaneto 2001 insegna.
Mezza giornata per presentare una querela.
Nessuna possibilità di trasmetterla online.
Pistola taser, elettrizzante dono della democrazia americana.
La digitalizzazione è DI SINISTRA. Velocizza le pratiche.
Negli altri paesi europei, forse, non nello Stivale.
Qui raddoppia le inefficienze, perché digitale e analogico non si parlano, nessuno coordina, e noi siamo condannati a smanettare in solitudine.
Per quanto riguarda i vaccini, invece, gli onorevoli Speranza NON SONO LIBERAL.
L’art. 32 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge, sempre nel rispetto della dignità umana.
Legge, basata sul consenso e l’informazione, piani pandemici, non improvvisati dpr!
La Nato: uno scudo indispensabile, perché abbiamo i cosacchi alle porte.
Intanto lo scudo l’ha tolto Trump, e la sinistra più realista del re è rimasta col cerino in mano.
Silenzio e inerzia per “dehors” e simili che occupano spazi pubblici, anche se costringono il pedone ad andare sulla strada carrabile od a fare la fila per passare p.es. in via Ridola ridotta a budello. (Come “bidet”, “dehors” in questa accezione è uno pseudofrancesismo).
Il business turistico è il nostro eldorado. Siamo o non siamo per la libera iniziativa, mica più statalisti trinariciuti!
Anzi, siamo tutti nati ieri.
Chi accenna piu’ incidentalmente di essere stato comuuu..(attacco di balbuzie), nemmeno per lapsus freudiano? I mangiabambini erano altri: Bordiga, Negri..
D’accordo, l’ho sfruculiata, la sinistra è solo corresponsabile dei disastri nazionali.
Ma su queste pagine, uno serioso come il Tacitiano professor Caserta, con cui, beninteso, pensavo di avere in comune solo illo tempore la falce e martello (e come lui non ne porto onta), ha rilanciato inascoltato un’idea etica della politica, che sembrava estinta dopo Amendola e Berlinguer:
“L’antifascismo è politica, è pensiero, ma è anche etica. E’ vita e pensiero. Via le raccomandazioni, via il clientelismo, via il familismo, via i posti concessi solo ai soli compagni di partito..”.
Più eloquente di così..
Seriamente, il SONNO consociativo è finito, compagni.”

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