Da parte, per ora, le vicende lombrosiane il senatore Saverio De Bonis ha puntato obiettivo e tarato la bilancia…sui quattrini che dovrebbero arrivare dal Piano nazionale di Resilienza e Ripresa (PNRR), al quale sono legate speranze, progetti, occupazione nel solco di quella bandiera dell’economia tricolore in buona salute protesa, come dice l’ABI, verso una crescita di cinque punti. Alèè. Saltano i tappi di spumante, ma occorre vedere se quelle bottiglie è fatto con le nostre uve, se sono piene a metà o se l’oste ha allungato tutto con l’acqua.

Ironie a parte. De Bonis è come san Tommaso e vuole toccare, leggere, vedere quanti soldi arriveranno da Roma in giù. E’ vero che bisogna fare e avere progetti, ma sui piatti della bilancia devono esserci soldi ”concreti” per il Mezzogiorno, lungo il solco degli interrogativi del ” Quanto?” e ” Quando e come ?” saranno erogati. La risposta al presidente del consiglio Mario Draghi

L’INTERVENTO DEL SEN. SAVERIO DE BONIS

Mentre i vari esponenti di governo celebrano le magnifiche sorti e progressive del nostro paese una volta che saranno arrivati i fondi dell’Europa, scopriamo che qualcosa nel PNRR non torna.

A quanto pare degli 82 miliardi di euro che spetterebbero al Sud soltanto tra i 22 e i 35 sarebbero già garantiti con certezza, mentre gli altri non sono precisati nel documento inviato a Bruxelles e comunque affidati a bandi in cui le capacità delle diverse amministrazioni potrebbero incidere in maniera pesante. Visto così, sembra un bel gioco di prestigio.

Per giunta, quel già ingiusto 40% al Meridione è da intendersi sugli investimenti ‘territorializzabili’, non sul totale. E ancora, stando ad autorevoli economisti, alcuni interventi accorpati al PNRR erano già stati finanziati, come la rete Napoli-Bari. Se uno dei principi cardine di questo imponente pacchetto di misure europeo doveva essere il riequilibrio del divario tra Nord e Sud come volano di rilancio dell’intero paese, allora siamo lontani anni luce.

La destinazione dei fondi al Meridione dovrebbe essere scevra da condizioni, bandi e distinguo: è indispensabile per centrare uno degli obiettivi prioritari, e vincolanti, dell’Unione europea. Ma già, è vero: siamo nel paese in cui è ammissibile che in un concorso pubblico siano inseriti quesiti smaccatamente discriminatori verso i napoletani, dipinti quasi lombrosianamente come ladri atavici. La strada dell’equità è ancora molto lunga ahimè”.