…e nella tradizione meridionale, soprattutto, indicava la catena del focolare. Ma la cenere, a quanto pare, si è spenta insieme al progetto Nhld per la rimozione sostenibile dell’interramento della diga sul Camastra. Se fosse stato attuato avremmo una ulteriore riserva idrica, ma i vari usi. Ma il progetto si è inaridito…e Pietro Simonetti, con una lettera aperta al presidente del consiglio regionale Marcello Pittella chiede che il ‘’fuoco’’ della buona volontà torni ad ardere…concretizzando il progetto
LA LETTERA APERTA DI PIETRO SIMONETTI
Lettera aperta al Presidente del Consiglio Regionale Marcello Pittella
Progetto NHLD fermo, invasi limitati, cantieri assenti: la gestione della crisi idrica tra inerzie e scelte controverse

Egregio Presidente,
la gestione della crisi idrica in Basilicata non può più essere letta come una semplice difficoltà tecnica o climatica. I fatti degli ultimi anni delineano un quadro ben più complesso, fatto di ritardi, scelte discutibili e occasioni mancate.
Il caso del progetto NHLD (New Hydraulic Life of Dams) rappresenta oggi l’elemento più emblematico di una sequenza di decisioni che richiedono un chiarimento istituzionale urgente.
Un progetto approvato ma fermo
Il progetto NHLD per la rimozione sostenibile dell’interrimento della diga Camastra, già approvato con finanziamento di 30.000.000€ da Nicola Dell’Acqua, Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica nell’ambito del D.L. 39/2023 (cosiddetto “Decreto Siccità”, successivamente prorogato nel 2025), rappresenta una soluzione concreta per il recupero della capacità dell’invaso.
Il potenziale è rilevante: rimozione di quasi 2 milioni di metri cubi di fango all’anno, che in un quinquennio consentirebbero di recuperare fino a 10 milioni di metri cubi di acqua, affrontando in modo strutturale il problema dell’interrimento.
Nonostante ciò:
• il DOCFAP documento di fattibilità approvato non viene portato avanti;
• non viene attivato il partenariato per l’innovazione, previsto dagli artt. 75 e 76 del D.Lgs. 36/2023, strumento specifico che garantirebbe agli enti appaltanti l’acquisizione delle soluzioni tecnologiche avanzate NHLD.

Poteri straordinari, risultati assenti
La dott.ssa Vera Corbelli dell’Autorità di Bacino, nominata Commissario straordinario di Governo per gli interventi nel settore idrico ex EIPLI ai sensi della L. 145/2018 (art. 1, comma 145), ha recentemente beneficiato di una proroga pluriennale del proprio incarico, consolidando poteri straordinari finalizzati all’accelerazione degli interventi.
Tuttavia, a tale rafforzamento dei poteri non corrisponde alcun avanzamento sull’intervento strategico principale.
Appalti affidati, ma senza cantieri
Parallelamente, è stato affidato un appalto integrato per la rivalutazione sismica e gli interventi sugli scarichi.
Ad oggi, tuttavia:
• non risulta disponibile il progetto esecutivo;
• non è stato avviato alcun cantiere, a circa un anno dall’aggiudicazione.
Si tratta di interventi che, anche a regime, produrrebbero benefici limitati rispetto al problema principale, ossia la perdita di capacità dell’invaso. Infatti il promesso recupero di 2Mmc di invaso verrebbe vanificato in soli cinque anni dal naturale processo di accumulo del fango.
Anche la strategia alternativa all’NHLD, dunque, risulta di fatto ferma.
L’aggravante: anni di scelte discutibili sugli invasi
A rendere il quadro ancora più critico è la gestione delle limitazioni di invaso a partire dal 2019, che evidenzia una sequenza di decisioni difficilmente comprensibili sotto il profilo tecnico e strategico:
1. Mancata o tardiva negoziazione delle limitazioni di invaso
Le restrizioni sono state sostanzialmente subite, senza un adeguato confronto tecnico-istituzionale volto a bilanciare sicurezza e disponibilità idrica.
2. Sottovalutazione della crisi idrica
Per anni si è negata o minimizzata la portata del problema, nonostante evidenze legate a cambiamenti climatici e riduzione delle riserve.
3. Mancata attuazione del progetto NHLD
Una soluzione strutturale e innovativa di rimozione fango viene lasciata ferma, nonostante approvazione nazionale e copertura finanziaria.
4. Enfasi su interventi tradizionali “palliativi”
Si privilegiano appalti civili che, oltre ad avere un impatto minore, risultano oggi fermi a un anno dall’aggiudicazione, mentre l’invaso continua a perdere circa 0,5 Mmc/anno per effetto dell’interrimento.
5. Deroga alle regole precedentemente imposte
Dopo anni di rigidità (limite a circa 9 Mmc), si è passati dopo l’emergenza a circa 11,5 Mmc, con prospettive di ulteriore incremento fino a circa 13,5 Mmc a completamento lavori.
Ciò pone un interrogativo evidente: le precedenti limitazioni erano eccessivamente conservative o le attuali deroghe espongono a nuovi rischi?
Il caso Puglia: due pesi e due misure?
Ulteriore elemento di riflessione è rappresentato dal Piano di contrasto all’emergenza idrica 2024–2025 della Regione Puglia.
Tale piano:
• si fonda in larga parte sugli invasi lucani, principali fornitori della risorsa;
• introduce clausole innovative di negoziazione delle limitazioni di invaso, proprio per garantire sicurezza idrica a circa 4 milioni di abitanti.
Da qui emerge un interrogativo inevitabile:
perché le limitazioni risultavano rigide e non negoziabili per la Basilicata, mentre diventano flessibili quando in gioco vi è il fabbisogno di altri territori?
E perché su questi temi non si è sviluppato un adeguato dibattito pubblico e istituzionale?
Una strategia senza risultati
Il quadro complessivo è oggi chiaro:
• invasi limitati per anni senza adeguata negoziazione;
• crisi idrica sottovalutata;
• innovazione disponibile ma non attuata;
• appalti tradizionali affidati ma non operativi;
• regole modificabili solo in fase emergenziale.

A ciò si aggiungono potenziali profili di rischio sanitario legati all’utilizzo di fonti alternative e possibili implicazioni di danno erariale connesse alla mancata attuazione di interventi già finanziati.
Una sequenza che rischia di configurare non solo inefficienze, ma un vero e proprio fallimento nella programmazione.
Una richiesta di chiarezza
Presidente, la situazione impone un’assunzione di responsabilità istituzionale.
Si chiede pertanto al Consiglio Regionale di attivare ogni iniziativa utile per:
• chiarire le ragioni della mancata attuazione del progetto NHLD;
• verificare le responsabilità nella gestione delle limitazioni di invaso dal 2019 ad oggi;
• accertare lo stato reale degli appalti affidati e le cause del mancato avvio dei lavori;
• garantire trasparenza nelle scelte tecniche e nei rapporti tra consulenza e progettazione;
• aprire un confronto pubblico sul ruolo della Basilicata nel sistema idrico interregionale.
Perché oggi il punto non è più solo tecnico.
È comprendere se gli errori siano stati frutto di inerzia, sottovalutazione o scelte consapevoli.
E soprattutto, evitare che continuino a produrre effetti su un bene essenziale come l’acqua.
Con osservanza
