”….E tu che senti? Come va a finire? Chi vince? E gli uscenti che fanno? Si candidano? Chi, come e con chi? E il presidente Pittella che fa aggrega o sfascia ? E il Pd partito regione resta terzo o raggiunge M5S , Lega e centro destra che alle politiche del 4 marzo 2018 spopolarono…” Sono alcune delle domande che lasciano il tempo che trovano di un elettorato che in Basilicata è ridotto all’osso, depauperato dal calo di abitanti, a causa dell’invecchiamento e della emigrazione dei giovani aldilà dell’ottimismo di facciata per l’anno d Matera, capitale europea della cultura 2019. Siamo, in base ai dati Istat, in 562.000 e con una perdita media di 3400-3500 persone e, naturalmente, si formano sempre meno famiglie che mettono al mondo – di conseguenza- figli con il contagocce o giù di lì. E questo dovrebbe preoccupare e non poco gli strateghi elettorali del periodo di vacche grasse, quando consensi, clientele, comparizi, comarizi e altre pratiche della devozione perpetua del voto assicurato ”a fiducia” e ”per abitudine” spaziava dai redditi precari della forestazione e della formazione ai finanziamenti per questo o quel progetto di taglio assistenziale. O del circolo vizioso legato ai ”bandi” per innovazione d’impresa, che in giro hanno lasciato una economia asfittica, nonostante le aspettative dell’industria energetica che ha procurato i risultati ”in itinere” che sappiamo. E allora partiti e movimenti i voti dove li vanno a prendere, visto che nella ex ”monolitica” Basilicata dei votanti e dei consensi dal 90 per cento e passa – prima della Dc e poi nelle evoluzione da fusione a fredda sfociata nella implosione del Pd – si è giunti alle Politiche del 4 marzo dello scorso anno al 71,1 % dei votanti (329.087 su 462,769 aventi diritto) comprese le percentuali di bianche e nulle. Con la crescita di un partito sempre più consistente come quello dell’astensionismo, che desta rispetto e attenzione. Ma senza che ci si interroghi sui perché? E questo nonostante la continua tendenza di correnti e sottocorrenti a contarsi, primarie comprese, per l’inevitabile richiesta :”..e a me cosa spetta?”. Lasciamo perdere. Quella è la politica di corto respiro che ha portato la Basilicata in un vicolo cieco . E né i conciliaboli delle ultime ore, come riportano le cronache, tra dissenzienti del Pd (da Carlo Chiurazzi ad Achille Spada a Vito Santarsiero) decisi a correre da soli e il segretario regionale Mario Polese che li ha incontrati a Ferrandina, non hanno portato al momento a confluire sulla candidatura del presidente uscente Marcello Pittella, dopo la forzatura -poi fallita- di fare le primarie di coalizione per un dato oggettivo. Il nodo, ed è palese, è nella incertezza di riconferme e rappresentanze. Del resto quella legge elettorale ,votata ad agosto, ha detto chiaro e tondo che nel futuro consiglio regionale non ci sarà posto per tutti. E già perché i componenti scenderanno da 30 a 20 e il partito regione è in evidente difficoltà, sia per la mancata definizione del quadro politico nazionale con Matteo Renzi che continua a tessere la tela per un grande ritorno negli equilibri della nuova segreteria nazionale, e sia per le spaccature –in loco- mai risolte tra le diverse componenti renziane. Senza dimenticare i rapporti per un futuro e per un improbabile riavvicinamento con Leu, nonostante quel segnale dato con la designazione dei nuovi vertici di Acquedotto Lucano. E già perché gli enti subergionali, compresa la Fondazione Matera-Basilicata 2019 che hanno come azionista di maggioranza proprio la Regione, sono comunque un potenziale serbatoio di consenso ma da gestire con oculatezza, visto che i percorsi sono costellati da bucce di banana sulle quali scivolano forzature, protagonismi e individualismi. E allora il gioco al rialzo, fatto di meline, annunci che ‘’ognuno andrà per la propria strada’’, lascia spazio al senso di ‘’casa comune’’ per non far vincere quelli … del M5S o della Lega, che comunque fanno paura. E qui vengono fuori strategie e teorie visti in altro contesto, ma dal fiato corto per quel clima di ‘’diffidenza’’ reciproca che accompagna la politica che deve fare sistema per non perdere ‘’censo e capitale’’ . Così verranno fuori le liste di affiancamento e sostegno al presidente Pittella, con gli assessori materani uscenti Luca Braia e Roberto Cifarelli , che faranno una lista propria e così pure gli alleati per un totale di 7-10 o su di lì. E dentro candidati di peso, a cominciare dai sindaci che proprio non possono tirarsi indietro, funzionari, dirigenti, imprenditori, presidenti di associazioni di categoria di area o che lo sono stati , come Piergiorgio Quarto (dinamico presidente di Coldiretti ) che era stato designato fino a qualche settimana fa quale potenziale candidato del Partito democratico, e poi le donne che la nuova legge elettorale vuole con candidatura paritaria per superare il gap della passata legislatura. Il ricorso alle civiche con slogan e simboli da definire, con tanto di regia da mediapartner istituzionale, come accaduto nella trasformistica esperienza materana, è destinata comunque ad avere il fiato corto. Prima o poi i nodi vengono al pettine…quando non vengono soddisfatte le aspettative della vigilia. Senza dimenticare, e ricordiamo sempre Matera, che quanti si sono venduti o svenduti una volta (dalla Prima Repubblica a oggi) continuano a farlo imperterriti passando indenni da una stagione della politica all’altra, con un piede in più scarpe, tra le vicende del triennio Horribilis di Matera 2019 sfociate con la lugubre protesta del 2016 in piazza Vittorio Veneto , rischiarata dai lumini votivi e segnata dalle scritte contro il presidente della giunta regionale. E gli altri? Il Partito socialista vuole capire, come abbiamo riportato in alcune note, Leu è ridotto a poca cosa, con un fallimento progettuale e di rappresentatività che ha perso tanto appeal tra tentativi di tornare alla Casa Comune, quando Bersani e Speranza diranno cosa vogliono fare cosa e con chi e a chi parlano. Un progetto di Sinistra, nei fatti non c’è al momento né nel Paese ,dopo i patti leonini con il padronato che hanno cancellato quanto ancora c’era su welfare e sindacato, alimentando il precariato contrattuale, sfociato nella rendita dei tirocini formativi da 600 euro mensili e similari. E poi ci si chiede perché non si formano nuove famiglie, non nascono bambini, il Paese invecchia e i giovani emigrano all’estero. Oneri e costi solo sulle imprese, ma a pagare – e non solo da ora- sono i giovani costretti al precariato e allo sfruttamento- Siamo nell’ipocrisia totale e deleteria, aldilà delle contraddizioni e aberrazioni del ‘tiriamo dritto’ contro tutto e tutti del governo nazionale gialloverde. Ma non possiamo continuare con il precariato a vita e le belle favole del job act polettiano-renziano , passato con il silenzio assenso dei pettinatori di bambole e dei cherubini speranzosi. La Basilicata ha bisogno di voltare pagina in tutti i sensi. Ancora qualche giorno per mettere a punto alleanze palesi, e sotterranee, e poi liste e programmi. Altre formazioni hanno scelto o sono lì lì per farlo. Il M5s con il candidato presidente Antonio Mattia è in campagna elettorale da alcuni mesi e sta mettendo a frutto contatti e rapporti con i propri rappresentanti di Governo, ma le difficoltà non mancano per via del calo di consensi rispetto all’alleato della Lega che potrebbero risalire con iniziative previdenziali da poco approvate e in fase di avvio come reddito di cittadinanza e quota 100 pensioni. Alla finestra, in attesa dei risultati del voto in Abruzzo è la Lega di Matteo Salvini, con problematiche interne di visibilità non ancora risolte,circa il candidato comune . Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono espressi per l’ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi, ma serve la quadratura del cerchio. Senza dimenticare il candidato Nicola Benedetto con “Un’altra Basilicata Idea” che è abituato a lavorare ai fianchi di ogni situazione, per difendere rappresentanza territoriale e un protagonismo di taglio imprenditoriale restio a farsi ingabbiare in rigidi schemi politici. E gli altri? Ci sono il Radicale Maurizio Bolognetti con una battaglia solitaria cominciata la scorsa estate sulla legge elettorale e proseguita sulle vicende ambientaliste dalla Val d’Agri alla Valbasento. Franco Vespe alla guida della Lega Sud che ha presentato di recente il programma, Silvana Arbia candidata con Stato moderno e solidale (Sms), Carmen Lasorella per Lucani insieme (Luci), Piero Lacorazza, (Liberi e uguali) che correrà in rappresentanza della lista #BASILICATAPRIMA . E poi le liste Altra Basilicata, o del Colibrì, Risveglio Lucano con il progetto di Grande Lucania dalla Campania a Taranto che hanno annunciato presenza e protagonismo alle elezioni e “Rinascimento’’ di Vittorio Sgarbi. Attendiamo sviluppi, annunci e candidature. Certo è che la gente di Basilicata (i Lucani sono e restano un popolo del passato dalla precisa identità territoriale), è diventata insofferente a chiacchiere e promesse e,chissà, a ricatti e intimidazioni vincolistici da familismo immorale con questo sotterraneo ‘’rinserrare’’ le fila per non far perdere potere a rais, vassalli, valvassini, mezzadri, braccianti, tecnici dirigenziali imposti alla colonia Basilicata, teste di legno, di melone e sicofanti del consenso. Ma anche loro devono fare i conti con un elettorato insofferente alle chiacchiere, soprattutto sempre più anziano, che si è visto tagliare negli ultimi anni servizi e assistenza sociale, la medicina del territorio in funzione di un accentramento “regionalizzato’’ della ospedalizzazione, della gestione e quindi del consenso che hanno finito con l’ alimentare la migrazione sanitaria. Un nervo scoperto che tocca la sensibilità e lo stato di salute di una comunità e di un territorio. Altro che tagli della spesa… Un corto circuito avvertito e palese. La gente, quella che ragiona con la propria testa, è diventata come san Tommaso, e potrebbe votare, come ha fatto alle politiche, anche con la pancia o per rabbia. E sull’altro piatto della bilancia ci sono le ricadute della nuova legge elettorale. I cittadini ne sanno poco o nulla. Del numero dei consiglieri da eleggere, passati da 30 a 20 si è detto, e del voto paritario di genere con la doppia preferenza (in una lista uno due sessi non può superare la quota del 60%).Sono stati aboliti la comoda carrozza del listino e il voto disgiunto. Per cui votando un consigliere la preferenza andrà direttamente anche al candidato governatore collegato. Così come accaduto con il Rosatellum. Niente ballottaggio. Diventa presidente il candidato che prende più voti. Novità per il premio di maggioranza che sarà progressivo: 11 consiglieri con il 30%, fino a un massimo di 14 consiglieri. Il voto è ancorato al sistema proporzionale. I consiglieri verranno eletti tra le liste delle due circoscrizioni provinciali di Potenza e Matera, ma si dovrà superare la soglia di sbarramento che è fissata al 3%. Chiaro? Qualche sorpresa. Del resto il modello è quello del Rosatellum che a livello nazionale ha costruito le pentole ma non i coperchi. Mala termpora currunt. La parola agli elettori e con valutazioni in tutta serenità. E mente serena per i candidati che dovranno nuotare con l’acqua bassa, con il classico “Pancia a terra’’ e “Porta a porta’’…se ci sarà voglia di aprirla. Nel frattempo i sondaggi danno, cifra più cifra meno, il M5S al 37 per cento (44,35 alle politiche del 4 marzo scorso), il centro destra al 30 per cento (25,39 alle politiche), Centrosinistra (Pd se unito e alleati) al 19 per cento(18,9 per cento alle politiche) , sinistra (leu e altri se si presentano) 7 per cento (6,4 alle politiche) e poi tutti gli interrogativi di un elettorato in diminuzione. Dove prenderete i voti ? Hai voglia a spaccare il capello in quattro, in otto per le pelate…