Sarà ancora Salvatore Adduce il Sindaco di Matera!  O no?

Con l’election day di fine maggio che si avvicina, comincia a stringersi il cerchio sulle ipotesi e sulle ambizioni di chi punta ad occupare la poltrona di primo cittadino della Città dei Sassi, diventata molto prestigiosa dopo la promozione a Capitale Europea della cultura per il 2019.

Anche se in molti storcono il naso, una cosa è certa: ad oggi, il sindaco uscente è il candidato favorito a succedere a se stesso. E’ un dato oggettivo, dalle 17,48 del 17 ottobre  scorso. Dall’attimo stesso in cui Steve Green tracciò con le dita sul suo tablet il nome di Matera e lo  passò al ministro Franceschini per la proclamazione vincente.

Da allora non c’è più trippa per gatti. E chi si stava preparando a costituire una alternativa alla guida dell’amministrazione cittadina ha visto di colpo scombussolare i propri piani. Molti resistono ad introitare questo dato di fatto che invece sta lì come un macigno da cui nessuno può prescindere.

L’aver centrato l’obiettivo della nomina a Capitale Europea della cultura, sposandone in pieno la causa, azzeccando la squadra dedicata e impegnandosi pancia a terra per coinvolgere l’intera comunità regionale, ha reso granitica la posizione di Salvatore Adduce. Solo lui può oggi rinunciare ad essere il prossimo candidato del PD e del centrosinistra che intorno ad esso si aggregherà.

Ma il Sindaco sembra ben determinato a rimanere in campo e i fedelissimi hanno cominciato a dirlo pubblicamente e chiaramente: Adduce deve essere il candidato senza se e senza ma. Ma soprattutto senza primarie, come da Statuto PD. Se ne facciano una ragione tutti, compreso il presidente della regione e i suoi affiliati cittadini.

 Adduce for ever, allora? Sembrerebbe proprio di si, anche alla luce di un altro dato oggettivo: nella Città in tutti questi anni non è avanzato e cresciuto nulla di nuovo in grado di costituire un possibile contraltare al sindaco uscente. E se ci fosse, fin’ora non si è visto e non si vede ancora. E il tempo non gioca certo a favore di chi deve iniziare da zero il percorso.

Solo vociare, chiacchiericci, cicliche critiche di singole persone su questioni pure rilevanti. Tanti propositi. Il solito Benedetto…che si candida a tutto il possibile. Ma nulla di strutturato e potenzialmente alternativo. Nessuna visione diversa e/o migliore dell’orizzonte della Città. Almeno sino ad ora.

Questo ovviamente non significa che potenzialmente non ci siano idee, personalità e potenzialità nel ricco tessuto sociale e culturale della città. Ma si limitano a vagiti privi di potenzialità organizzativa e programmatica necessari per competere nell’agone politico. E ciò vale sia per l’opposizione classica (il centrodestra per capirci) che per i competitor “civici”, nonché per gli oppositori interni al PD.

Detto ciò, una domanda segue spontanea: ma è Salvatore Adduce la figura più idonea a rappresentare questa nuova ed impegnativa fase della Città? E qui qualche dubbio c’è e su di essi, in altri tempi, forse avrebbe convenuto anche il diretto interessato.

In primis per l’accentuata tendenza alla divisività che ha caratterizzata tutta la gestione amministrativa uscente e che non è esattamente lo spirito più adatto al cantiere corale che sarebbe auspicabile per la Città e per le cicatrici che si porta dietro all’interno della maggioranza.

Poi perché in questa seconda fase dell’avventura europea,  alla guida di Matera, sarebbe utile una figura che incarnasse per storia e competenza quella “cultura” di cui è stata resa Capitale.

L’ideale per Matera, in questo tornante del 2015, dovrebbe poter essere quello di “dare a Cesare ciò che è di Cesare” (ovvero il merito di aver guidato la Città al conseguimento di questo prestigioso risultato) all’amministrazione uscente e poter provare fare –nel contempo- un salto ulteriore in avanti per rispondere all’esigenza di mettere in campo, per questo secondo tempo, personale politico che abbia le phisique du role  maggiormente appropriato alla fase. O quantomeno provarci.

Se ci fossero ancora i partiti veri di una volta, con visioni e strategie, è intorno a questo ragionamento che si sarebbe sviluppata una discussione nelle sezioni e negli organismi competenti e sarebbe stata trovata la soluzione adeguata all’esigenza.

Ma lo scarto drammatico tra le esigenze e l’offerta politica che viviamo non è questione della sola Città dei Sassi per cui è meglio prepararsi a che ciò non avvenga.

E che piuttosto saranno i cenacoli vari a servire le portate per i giocatori in campo i quali decideranno (nel proprio interesse) per quale di esse optare. Le nomine regionali, compreso la nuova Giunta di Pittella sono uno snodo non secondario di questa vicenda.

Nel frattempo vengono serviti legittimamente sondaggi e prese di posizione che vanno nella direzione di un Adduce bis. E al filosofeggiare critico si oppone persino l’attivismo, anch’esso visibile e apprezzato, dell’assessore Nicola Trombetta che sta rifacendo i marciapiedi di mezza città, dopo averla dotata di innumerevoli “rotonde”

C’è da scommetterci dunque che questo sarà l’esito della vicenda, perché al momento sembra che tiri più un capello (apparentemente invisibile) di Adduce che un crine di cavallo di una biga (quella di Ben Hur).

Ai cittadini, finita l’era dei partiti politici di massa (anche per disinteresse della massa), non resterà che prenderne atto. Al massimo una parte, anche larga, potrà decidere, se delusa, di disertare le urne. Ma come è ampiamente dimostrato ciò non cambierà il corso degli eventi. Anzi è elemento di facilitazione dell’esito programmato.