In cinque, ma con una sola voce per dire quello che non va e presentare proposte per invertire la rotta, in materia di Sanità e Politiche del Territorio. Merito del Circolo La Scaletta, degli Ordini dei Medici, degli Ingegneri, dell’ Associazione Italia Nostra e del Coordinamento delle associazioni di volontariato socio sanitarie della provincia di Matera. Tutto quello che volete ma su servizi alla salute e tutela del territorio non si può continuare a tergiversare, ad accentrare o proseguire con la politica delle toppe e dei rinvii, procurati spesso da mediocrità (usiamo un eufemismo) nel programmare o per i consueti opportunismi di una politica autoreferenziale. Vero la situazione non è delle migliori. Siamo alla prese con gli effetti e i disagi procurati dall’epidemia da virus a corona ma sulla salute della gente di Basilicata non si transige. Concittadini che, Potenza compresa, preferiscono farsi curare altrove a causa dell’impoverimento dell’offerta dei servizi, della emigrazione di professionalità che hanno trovato condizioni migliori. Per farla breve è saltata la medicina del territorio e l’accentramento di funzioni ospedaliere, sopratutto nel capoluogo di regione, ha procurato i guasti che le cronache riportano tutti i giorni. E per presentare due lavori, messi a punto nei mesi scorsi, e che sarebbe opportuno possa essere illustrato anche alla Regione Basilicata, i cinque sodalizi lo hanno fatto in Municipio alla presenza del sindaco Domenico Bennardi che ha preso nota degli spunti e dei suggerimenti. Paolo Emilio Stasi, presidente del Circolo La Scaletta, nell’illustrare le motivazioni e le finalità dei documenti realizzati ha insistito sulla necessità di attivare un serio e concreto confronto tra enti locali, istituzioni e comunità locale per non ”depauperare” ulteriormente un territorio che paga ritardi di programmazione e di scelte spesso inadeguate che hanno abbassato la qualità della vita dei cittadini. Il riferimento a servizi alla salute e a tutela del territorio sono le facce di una stessa medaglia, che hanno contribuito anche allo spopolamento e alla emigrazione. Il presidente dell’Ordine dei Medici, Severino Montemurro, ha offerto utili suggerimenti parlando in particolare ”da medico” per contrastare la diffusione da epidemia da covid 19 ( ci sono strutture ospedaliere poco utilizzate da dedicare allo scopo) auspicando ec che sia garantito il diritto alla salute anche per altre patologie e prestazioni come dimostrano i tempi lunghi delle liste di attesa o la cessazione ”temporanea’ di alcuni settori. A insistere sul diritto alla salute e al recupero dei servizi del territorio, sopratutto nei confronti di fasce sociali svantaggiate, Anna Maria Colangelo presidente di 40 realtà che fanno parte delle associazioni di volontariato socio sanitarie della provincia di Matera, ribadendo inoltre che sia l’Azienda sanitaria del Materano che l’Ospedale Madonna delle grazie ”per le loro peculiarità” non si toccano. Ma servono fatti. E il documento messo a punto dal gruppo di lavoro avanza proposte in tal senso. Sono :adeguamento degli organici sanitari, formazione continua del personale, tesa a migliorare la qualità del servizio e a stimolare l’orgoglio dell’appartenenza,acquisizione di tecnologie avanzate e successivo controllo meticoloso del loro utilizzo,redazione di un piano di comunicazione finalizzato a far conoscere i servizi offerti e la qualità degli stessi. I promotori dell’iniziativa, nell’ auspicare l’avvio di un confronto con la Regione Basilicata sul riordino della sanità regionale, anche in relazione alla situazione di precarietà e ridimensionamento dell’ospedale Madonna delle Grazie, hanno ribadito la necessità che si possa lavorare a un progetto di rilancio, che prevede investimenti finalizzati a incrementare l’utenza e a migliorare la rete dei servizi. Il gruppo di lavoro ha anche realizzato uno studio sulla pianificazione urbanistica a tutela del territorio e dell’abusivismo, che sollecita l’adeguamento della legge n.23/99 chiarendo le competenze delle Provincie alla luce delle modifiche legislative intervenute e procedendo alla definizione della Carta dei suoli. Il presidente del circolo La Scaletta, Paolo Emilio Stasi, architetto, ha ribadito la necessità di mettere mano alla materia anche in relazione alle sfide imposte dal covid 19 circa la necessità di ripensare alcune scelte. E utili spunti a un dibattito tecnico, per quanto si vuole, ma che interessa tutti sono venuti da Giuseppe Sicolo presidente dell’Ordine degli Ingegneri, con un riferimento -in particolare- al Comune di Matera. Dalla Regione Basilicata, ha osservato, sono venuti sollecitazioni all’adeguamento alla legge regionale, ma con risultati diversi e sempre non al passo con i tempi. E così il regolamento urbanistico ha fatto riferimento a una versione del 2013, non si è tenuto conto del ruolo di Matera capitale europea della cultura, le aree industriali hanno una propria normativa, restano ancora aree bianche senza destinazione urbanistica. Un humus ideale e consolidato -aggiungiamo- per andare avanti a colpi di variante al piano regolatore generale, come accade dalla Prima Repubblica. L’architetto Dora Capozza, socia di Italia Nostra, ha introdotto elementi di riflessione sulla quale l’Amministrazione comunale dovrà ripiegarsi. E’ il caso, per esempio, del regolamento del verde, delle scelte da fare con una programmazione adeguata per le nuove piantumazione e sostitutive e della mobilità sostenibile,a cominciare da quella pedonale. Tema, quest’ultimo, di estrema attualità e al quale sono particolarmente sensibile per aver presentato quasi 20 anni fa una ”Carta per i diritti dei pedoni”. Rimase tra gli atti dell’assessorato alla democrazia partecipata. C’è tanto da fare,comunque, per passare dalle parole ai fatti, tenendo conto dei limiti oggettivi e organizzativi del Comune, in settori importanti come verde e mobilità.


I DOCUMENTI
CONSIDERAZIONI SULLA SANITÀ LUCANA

La tragedia sanitaria che si è vissuta, e che ancora si vive, in quest’ultimo anno ha evidenziato i limiti di politiche sanitarie che hanno visto anni di tagli lineari al Fondo Sanitario Nazionale, cercando risparmi in un settore strategico. Pur tenendo ben presente le contingenze economiche in cui versa il nostro Paese, il nostro è stato un sistema sanitario invidiato da molti Paesi, è fondato sui principi della sicurezza e della salute da garantire ad ogni cittadino, sanciti dalla nostra Costituzione e che devono essere, forse in molti casi, recuperati e riaffermati. Si dovrà ripensare al SSN, privilegiando l’efficacia delle cure e l’efficienza organizzativa, rivedendo e correggendo le non poche anomalie createsi tra il sistema sanitario pubblico e privato.
Un Sistema, oggi diviso in due componenti Ospedale e Territorio, troppo spesso separate e quasi in concorrenza, che recuperi una continuità operativa e privilegi i percorsi di cura.
Nella nostra realtà regionale è necessario intanto sottoporre a riflessione la riforma che sta portando al ridimensionamento di tutti gli ospedali di prossimità territoriale per incentrare e, speriamo, potenziare un’unica struttura ospedaliera.

Le leggi regionali attinenti la sanità lucana
Con legge regionale n. 50/94 venivano costituite in Basilicata ben 7 USL. Le stesse vennero soppresse con la legge regionale n.12/08 che contestualmente istituiva: l’Azienda Sanitaria di Potenza (ASP), L’Azienda Sanitaria di Matera (ASM), l’Azienda ospedaliera S. Carlo di Potenza e l’istituto di ricovero e cura di carattere scientifico di Rionero( CROB).
Con legge Regionale 2/17 l’azienda ospedaliera regionale S. Carlo (DEA di 2° livello) assumeva la titolarità dei presidi ospedalieri di Lagonegro, Melfi e Villa d’Agri mentre il presidio ospedaliero (DEA di 1° livello) di Matera acquisiva la gestione del presidio ospedaliero di base di Policoro. La stessa legge conferiva all’ASP di Potenza la competenza economica ed organizzativa del servizio del 118 su tutto il territorio regionale.
È in itinere un disegno di legge di “Riforma del Sistema Sanitario Regionale di Basilicata” intesa a scardinare l’attuale organizzazione regionale, senza che ne siano manifestate le ragioni di tale necessità. Essa, in sintesi, prevede la seguente configurazione:
Azienda Sanitaria unica regionale di Basilicata (ASTUR BASILICATA), articolata in 6 distretti, di cui 2 in provincia di Matera. L’azienda sanitaria unica è previsto che gestisca anche il 118 Regionale e i presidi ospedalieri di Chiaromonte, Lauria, Maratea, Stigliano, Tinchi, Tricarico, Venosa.
1) Azienda Ospedaliera Unica Regionale di Basilicata, articolata in più plessi (AOUR Basilicata) con competenze gestionali oltre che sul S. Carlo di Potenza, anche sul presidio ospedaliero di 1° livello di Matera, e sull’attuale presidio ospedaliero di base di Policoro.
2) Potenziamento della macroarea “Assistenza Ospedaliera” con la creazione di un secondo ospedale di DEA di 1° livello, oltre quello di Matera, da individuare sulla base degli standard prestazionali. Non venendo ulteriormente dettagliati questi standard, ci si domanda se non sia prevista l’attivazione di altri DEA di 1° livello nel caso in cui tali standard dovessero essere raggiunti anche da altri presidi ospedalieri: si prevede, pertanto, la creazione di altri DEA, oppure si intende promuovere un unico presidio ospedaliero situato sulla fascia jonica? (che senso ha, considerato che si ragiona in termini di risparmio? A quale logica risponde?).

Situazione sanitaria Regionale con particolare riferimento alla Provincia di Matera

Tutti i reparti dell’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera presentano una carenza di organico mediamente del 30% sia a livello medico che infermieristico oltre che a livello di O.S.S. Considerando le ore a recupero ogni operatore sanitario ha mediamente c.a. 50gg di ferie da smaltire. Le sedute operatorie, per i reparti chirurgici, sono state ridotte da 5 a 3/settimanali. Le liste di attesa sono incredibilmente lunghe e costantemente in crescita a seguito della carenza di personale sanitario. Tale situazione porta ad uno scadimento continuo delle prestazioni professionali ed inevitabilmente tutti coloro che hanno altre opportunità abbandonano l’ospedale di Matera con intuibili conseguenze.
Il saldo netto negativo della mobilità sanitaria lucana nell’anno 2018 è stato di € 38,371 Milioni; il dato rappresenta la differenza tra quanto la Basilicata spende per i lucani che vanno a curarsi fuori regione e quanto incassa dalle altre regioni per coloro che vengono a curarsi nelle strutture sanitarie della regione Basilicata. Nella nostra regione ben 1paziente su 4 residente in regione preferisce ricoverarsi in ospedali di altre regioni.
La mobilità regionale, stando a quanto affermato da alcuni consiglieri regionali in dibattiti pubblici, è un business pubblico del valore di € 4,6 Miliardi. A guadagnarci sono solo 7 regioni tra cui la Lombardia che nel 2019 ha incassato c.a. € 800 Milioni e l’Emilia Romagna il cui saldo positivo è di c.a. € 358 Milioni. Al sud si difende solo il Molise con un saldo attivo complessivo di € 16,8 Milioni grazie agli investimenti effettuati in alcune eccellenze come la neurologia.
Dal rapporto pubblicato dal Ministero della salute sulla attività di ricovero ospedaliero in Basilicata relativo al 2017(regime ordinario con pernottamento, day hospital, cure oncologiche) si rileva che ben 19.782 pazienti si ricoverano fuori regione a fronte di 60.637 pazienti che si sono fatti curare in Basilicata. Trattasi del 24,6% dei pazienti totali lucani ricoverati.
Se la sanità lucana riuscisse a trattenere tali pazienti, potrebbe recuperare ben il 32,6% del suo bilancio specifico che potrebbe essere utilizzato per migliorare la qualità dei propri servizi sanitari.
Per quanto attiene specificatamente la mobilità interregionale per i tumori, nonostante il CROB di Rionero, a fronte di 3.817 lucani che si sono curati in Basilicata, ben 1610 (dati 2017 del Ministero) si sono ricoverati fuori regione (ben il 29,6%).
Infine, quanto ai ricoveri, per interventi in regime ordinario servono mediamente 127 gg per una protesi d’anca, 124gg. per una tonsillectomia in day hospital, 119gg. per la riduzione di un’ernia inguinale e 73gg. per una coronarografia. Tutto ciò in periodi ordinari non CORONAVIRUS.
Orbene, considerato quanto sopra rappresentato, per quanto attiene specificatamente l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera non può sottacersi che fino a 6/7 anni orsono disponeva di eccellenze quali la chirurgia, l’oculistica, l’ematologia, l’ortopedia ecc. che costituivano fattori di attrazione per l’utenza regionale ed extraregionale che certamente contribuivano in maniera assai positiva sul bilancio dell’ASM e quindi di tutta la sanità lucana.

Medicina Territoriale
Attualmente la medicina territoriale viene garantita dai medici di base convenzionati con il sistema sanitario regionale. Ciascun medico può assistere un massimo di 1500 pazienti.
Tutto il territorio regionale è coperto dai distretti sanitari che in provincia di Matera sono tre. I distretti sanitari presidiano i territori di competenza svolgendo, tra l’altro, le funzioni dell’ufficiale sanitario comunale. I distretti sanitari sono altresì presidiati dagli specialisti appartenenti alla ASM, che effettuano visite specialistiche settimanalmente.
Inoltre da circa 10 anni sono stati istituiti le seguenti funzioni operanti sul territorio provinciale:
1. ADI ( assistenza domiciliare integrata) che dispensa assistenza domiciliare di tipo medico e/o infermieristico previa autorizzazione da parte della funzione preposta dell’ASM.
2. ADP (assistenza domiciliare programmata) che dispensa assistenza domiciliare per le patologie croniche previa autorizzazione da parte della funzione preposta dell’ASM.
A parere dei medici di base bisognerebbe incentivare/prevedere che l’attività ambulatoriale di ciascun medico venga svolta in strutture comuni dove l’ASM finanzia la realizzazione di una struttura infermieristica attrezzata che supporti i medici nella erogazione di prestazioni essenziali quali medicazioni, spirometrie, elettrocardiogramma e ciò anche al fine di contenere l’intervento delle strutture ospedaliere.
Inoltre tutti i medici intervistati auspicano la istituzione del “Fascicolo informatico del paziente” nel quale dovranno confluire tutti i dati relativi alla storia sanitaria del paziente compreso i parametri di laboratorio rilevati a seguito di indagini ed analisi.
È intuibile l’utilità di un simile documento, che ovviamente va adeguatamente protetto per problemi di riservatezza trattandosi di dati sensibili, sia sotto un profilo gestionale del paziente che sotto il profilo del contenimento dei costi da parte dell’ASM di competenza.

Conclusione e Proposta
Da quanto sopra appare con chiarezza la necessità di porre mano ad una profonda ristrutturazione della Sanità in Basilicata, sia nel settore ospedaliero che nella medicina territoriale.
Tuttavia, non sembra che il nuovo disegno di legge di riforma del sistema sanitario Regionale di Basilicata apporti proposte innovative, atte a risolvere i bisogni della popolazione lucana, così come evidenziati nella presente relazione.
Anzi il suddetto disegno di legge, nel tentativo di operare accorpamenti disarticolati ed improbabili, finalizzati ad una falsa ed illusoria riduzione dei costi, sembra perseguire due soli obbiettivi:
⦁ Generare nuovi costi, realizzando un secondo ospedale sede di DEA di 1° livello, oltre quello di “Madonna delle Grazie” di Matera. Tale ipotesi confligge con gli obbiettivi dichiarati di riduzione dei costi
⦁ Non affrontare il nodo centrale della qualità dei servizi sanitari in Basilicata, determinando in particolare un deterioramento di quello tuttora offerto in provincia di Matera.
Sono anni che i preposti al governo della sanità lucana operano tagli (spesso indiscriminati) nella convinzione di apparire coerenti ed in linea con le direttive nazionali, dimenticando che il risanamento di un bilancio si attua perseguendo due principi fondamentali:
⦁ Riduzione dei costi, con un’ attenta e coscienziosa gestione delle risorse
⦁ Incremento dei ricavi, attraverso un potenziamento qualitativo dell’offerta
Non si è rintracciato alcun riferimento normativo né all’uno né all’altro di questi due basilari principi nell’ ambizioso progetto di RIFORMA DEL SISTEMA SANITARIO DELLA REGIONE BASILICATA, circolato in questi mesi. A nostro avviso esso appare come uno sterile tentativo di ri-organizzazione amministrativa di un sistema, che viene lasciato andare alla intrapresa deriva. Le finalità di tale progetto, così come elencate nell’articolo 2, appaiono vaghe dichiarazioni di intenti, in quanto nei successivi articoli non viene chiarito come esse possano tradursi in atti. Le perplessità nascono dallo sbigottimento nel considerare il divario tra lo stato del servizio sanitario regionale e gli atti deliberativi che le Autorità preposte intendono proporre per il suo miglioramento!
Allora come se ne esce? Paradossalmente, affrontando i problemi alla radice ed una attenta programmazione che preveda:
⦁ Adeguamento degli organici sanitari;
⦁ Formazione continua del personale, tesa a migliorare la qualità del servizio e a stimolare l’orgoglio dell’appartenenza;
⦁ Acquisizione di tecnologie avanzate e successivo controllo meticoloso del loro utilizzo;
⦁ Redazione di un piano di comunicazione finalizzato a far conoscere i servizi offerti e la qualità degli stessi;
Si lamenta, infine, come tale RIFORMA non sia il frutto di un proficuo e precedente dibattito tra coloro cui essa è destinata (la popolazione della nostra Regione), coloro che erogano il servizio (operatori e strutture medico-sanitarie) e coloro eletti dai cittadini alla sintesi legislativa. Si auspica che, prima del suo tramutarsi in Legge Regionale, la ventilata RIFORMA diventi oggetto di pubblico dibattito.
Se continua il gioco al massacro operato dai politici e dai manager che attualmente governano la sanità lucana si avanza, a grandi passi, verso l’autodistruzione il cui limite inferiore è costituito dal ridimensionamento degli ospedali (almeno quello materano). Si è disponibili ad accogliere un vero ed articolato progetto sanitario che preveda, investimenti finalizzati ad incrementare l’utenza ed a migliorare il servizio. Solo perseguendo tale logica sarà possibile che la sanità lucana torni a rivivere.

E SUL TERRITORIO

LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA NELLA REGIONE BASILICATA

È appena il caso di ricordare ed è perlomeno singolare come la Regione, dopo vent’anni dalla data di approvazione della Legge n°23/99, solleciti i Comuni inadempienti perché si adeguino alla nuova Legge Urbanistica Regionale dimenticando che la prima ad essere, clamorosamente, inadempiente è proprio essa stessa.
La Legge Regionale n°23/99 – mutuata da analoghe di altre Regioni che le hanno varate molto prima della Regione Basilicata e che le hanno anche drasticamente superate, perché difficilmente gestibili – prevede una gestione a cascata, ma anche coordinata, per gli strumenti di pianificazione in capo ai vari livelli istituzionali. Alla Regione probabilmente sfugge che la Legge 23/99 le assegna il compito di indirizzo programmatico per gli strumenti di pianificazione conseguenti quali i piani strutturali provinciali e comunali nonché per le comunità locali con compiti di pianificazione sovracomunale.
Il primo adempimento in capo alla Regione, fondamentale e mai redatta, è la Carta Regionale dei Suoli. A seguire il Documento Preliminare, il Quadro Strutturale Regionale ed infine il Piano Paesaggistico Regionale.
Bisognerebbe chiedersi se è un caso che nulla si sia redatto, ad eccezione del Piano Paesaggistico che sembrerebbe sia stato avviato. Se gli strumenti appena menzionati fossero in vigore non solo non avremmo la via crucis nell’iter approvativo di ogni strumentazione urbanistica tutta, di fatto, in capo agli uffici ed organi della Regione ma non si registrerebbero, anche, le discrasie e le controverse posizioni dei diversi uffici Regionali e, soprattutto, si avrebbe un quadro di sviluppo regionale condiviso con la previsione delle opere strategiche regionali. Quelle compatibili e quelle no. Per fare un esempio, invece di fare oggi le barricate per tutelare il territorio dalle aggressioni estrattive sarebbe bastato che fossero in vigore gli strumenti di pianificazione prima richiamati. Un altro esempio riguarda le stesse infrastrutture di valenza regionale ed interregionale. Oggi si programma e si realizza in assenza di un quadro strategico che solo gli strumenti di pianificazione regionali potevano definire. Si procede, spesso, sull’onda di azioni politiche muscolari personali o innescate da proteste e sollevazioni, più o meno condivisibili. Quasi sempre, però, si avverte l’amara sensazione che non siano estranei esecrabili campanilismi.
Si riporta per esemplificare quanto riportato all’art.12 della Legge Regionale n°23/99 in merito a cosa debba essere e contenere il Quadro strutturale regionale: “il (Q.S.R.) è l’atto di programmazione territoriale con il quale la Regione definisce gli obiettivi strategici della propria politica territoriale, in coerenza con le politiche infrastrutturali nazionali e con le politiche settoriali e di bilancio regionali, dopo averne verificato la compatibilità con i principi di tutela, conservazione e valorizzazione delle risorse e beni territoriali esplicitate nella Carta regionale dei suoli”.
Uno strumento del quale, in questo momento storico devastato dalla tragedia pandemica, ci si dovrebbe assolutamente dotare calibrandolo con gli scenari post-covid, ci si augura che si esca quanto prima da questo incubo, che si stanno delineando. Non è escluso che si dovranno rivedere e correggere le politiche di sviluppo fino ad ora perseguite, perché disordinatamente programmate e spesso non efficaci, e delinearne nuove che sanino i danni socio-economici che il covid ha già inferto all’intera Nazione.
Pertanto si esorta la Regione ad adempiere ai compiti che la legge, da essa stessa varata, le assegna e che da vent’anni ignora. Si ritiene altresì che la Legge Regionale n°23/99 vada significativamente revisionata (vanno chiarite, oltretutto, le competenze delle Provincie alla luce delle modifiche legislative intervenute) e soprattutto resa più oggettivamente interpretabile. Rimane il dato, nel caso passi il principio della revisione della legge, che si avvii comunque la redazione della Carta dei Suoli. Documento di analisi e conoscenza, delle caratteristiche fisiche ed antropologiche dell’intero territorio regionale, fondamentale ed ineludibile per una corretta ed attendibile redazione di tutti gli strumenti di pianificazione successivi.

I DOCUMENTI
CONSIDERAZIONI SULLA SANITÀ LUCANA

La tragedia sanitaria che si è vissuta, e che ancora si vive, in quest’ultimo anno ha evidenziato i limiti di politiche sanitarie che hanno visto anni di tagli lineari al Fondo Sanitario Nazionale, cercando risparmi in un settore strategico. Pur tenendo ben presente le contingenze economiche in cui versa il nostro Paese, il nostro è stato un sistema sanitario invidiato da molti Paesi, è fondato sui principi della sicurezza e della salute da garantire ad ogni cittadino, sanciti dalla nostra Costituzione e che devono essere, forse in molti casi, recuperati e riaffermati. Si dovrà ripensare al SSN, privilegiando l’efficacia delle cure e l’efficienza organizzativa, rivedendo e correggendo le non poche anomalie createsi tra il sistema sanitario pubblico e privato.
Un Sistema, oggi diviso in due componenti Ospedale e Territorio, troppo spesso separate e quasi in concorrenza, che recuperi una continuità operativa e privilegi i percorsi di cura.
Nella nostra realtà regionale è necessario intanto sottoporre a riflessione la riforma che sta portando al ridimensionamento di tutti gli ospedali di prossimità territoriale per incentrare e, speriamo, potenziare un’unica struttura ospedaliera.

Le leggi regionali attinenti la sanità lucana
Con legge regionale n. 50/94 venivano costituite in Basilicata ben 7 USL. Le stesse vennero soppresse con la legge regionale n.12/08 che contestualmente istituiva: l’Azienda Sanitaria di Potenza (ASP), L’Azienda Sanitaria di Matera (ASM), l’Azienda ospedaliera S. Carlo di Potenza e l’istituto di ricovero e cura di carattere scientifico di Rionero( CROB).
Con legge Regionale 2/17 l’azienda ospedaliera regionale S. Carlo (DEA di 2° livello) assumeva la titolarità dei presidi ospedalieri di Lagonegro, Melfi e Villa d’Agri mentre il presidio ospedaliero (DEA di 1° livello) di Matera acquisiva la gestione del presidio ospedaliero di base di Policoro. La stessa legge conferiva all’ASP di Potenza la competenza economica ed organizzativa del servizio del 118 su tutto il territorio regionale.
È in itinere un disegno di legge di “Riforma del Sistema Sanitario Regionale di Basilicata” intesa a scardinare l’attuale organizzazione regionale, senza che ne siano manifestate le ragioni di tale necessità. Essa, in sintesi, prevede la seguente configurazione:
Azienda Sanitaria unica regionale di Basilicata (ASTUR BASILICATA), articolata in 6 distretti, di cui 2 in provincia di Matera. L’azienda sanitaria unica è previsto che gestisca anche il 118 Regionale e i presidi ospedalieri di Chiaromonte, Lauria, Maratea, Stigliano, Tinchi, Tricarico, Venosa.
1) Azienda Ospedaliera Unica Regionale di Basilicata, articolata in più plessi (AOUR Basilicata) con competenze gestionali oltre che sul S. Carlo di Potenza, anche sul presidio ospedaliero di 1° livello di Matera, e sull’attuale presidio ospedaliero di base di Policoro.
2) Potenziamento della macroarea “Assistenza Ospedaliera” con la creazione di un secondo ospedale di DEA di 1° livello, oltre quello di Matera, da individuare sulla base degli standard prestazionali. Non venendo ulteriormente dettagliati questi standard, ci si domanda se non sia prevista l’attivazione di altri DEA di 1° livello nel caso in cui tali standard dovessero essere raggiunti anche da altri presidi ospedalieri: si prevede, pertanto, la creazione di altri DEA, oppure si intende promuovere un unico presidio ospedaliero situato sulla fascia jonica? (che senso ha, considerato che si ragiona in termini di risparmio? A quale logica risponde?).

Situazione sanitaria Regionale con particolare riferimento alla Provincia di Matera

Tutti i reparti dell’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera presentano una carenza di organico mediamente del 30% sia a livello medico che infermieristico oltre che a livello di O.S.S. Considerando le ore a recupero ogni operatore sanitario ha mediamente c.a. 50gg di ferie da smaltire. Le sedute operatorie, per i reparti chirurgici, sono state ridotte da 5 a 3/settimanali. Le liste di attesa sono incredibilmente lunghe e costantemente in crescita a seguito della carenza di personale sanitario. Tale situazione porta ad uno scadimento continuo delle prestazioni professionali ed inevitabilmente tutti coloro che hanno altre opportunità abbandonano l’ospedale di Matera con intuibili conseguenze.
Il saldo netto negativo della mobilità sanitaria lucana nell’anno 2018 è stato di € 38,371 Milioni; il dato rappresenta la differenza tra quanto la Basilicata spende per i lucani che vanno a curarsi fuori regione e quanto incassa dalle altre regioni per coloro che vengono a curarsi nelle strutture sanitarie della regione Basilicata. Nella nostra regione ben 1paziente su 4 residente in regione preferisce ricoverarsi in ospedali di altre regioni.
La mobilità regionale, stando a quanto affermato da alcuni consiglieri regionali in dibattiti pubblici, è un business pubblico del valore di € 4,6 Miliardi. A guadagnarci sono solo 7 regioni tra cui la Lombardia che nel 2019 ha incassato c.a. € 800 Milioni e l’Emilia Romagna il cui saldo positivo è di c.a. € 358 Milioni. Al sud si difende solo il Molise con un saldo attivo complessivo di € 16,8 Milioni grazie agli investimenti effettuati in alcune eccellenze come la neurologia.
Dal rapporto pubblicato dal Ministero della salute sulla attività di ricovero ospedaliero in Basilicata relativo al 2017(regime ordinario con pernottamento, day hospital, cure oncologiche) si rileva che ben 19.782 pazienti si ricoverano fuori regione a fronte di 60.637 pazienti che si sono fatti curare in Basilicata. Trattasi del 24,6% dei pazienti totali lucani ricoverati.
Se la sanità lucana riuscisse a trattenere tali pazienti, potrebbe recuperare ben il 32,6% del suo bilancio specifico che potrebbe essere utilizzato per migliorare la qualità dei propri servizi sanitari.
Per quanto attiene specificatamente la mobilità interregionale per i tumori, nonostante il CROB di Rionero, a fronte di 3.817 lucani che si sono curati in Basilicata, ben 1610 (dati 2017 del Ministero) si sono ricoverati fuori regione (ben il 29,6%).
Infine, quanto ai ricoveri, per interventi in regime ordinario servono mediamente 127 gg per una protesi d’anca, 124gg. per una tonsillectomia in day hospital, 119gg. per la riduzione di un’ernia inguinale e 73gg. per una coronarografia. Tutto ciò in periodi ordinari non CORONAVIRUS.
Orbene, considerato quanto sopra rappresentato, per quanto attiene specificatamente l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera non può sottacersi che fino a 6/7 anni orsono disponeva di eccellenze quali la chirurgia, l’oculistica, l’ematologia, l’ortopedia ecc. che costituivano fattori di attrazione per l’utenza regionale ed extraregionale che certamente contribuivano in maniera assai positiva sul bilancio dell’ASM e quindi di tutta la sanità lucana.

Medicina Territoriale
Attualmente la medicina territoriale viene garantita dai medici di base convenzionati con il sistema sanitario regionale. Ciascun medico può assistere un massimo di 1500 pazienti.
Tutto il territorio regionale è coperto dai distretti sanitari che in provincia di Matera sono tre. I distretti sanitari presidiano i territori di competenza svolgendo, tra l’altro, le funzioni dell’ufficiale sanitario comunale. I distretti sanitari sono altresì presidiati dagli specialisti appartenenti alla ASM, che effettuano visite specialistiche settimanalmente.
Inoltre da circa 10 anni sono stati istituiti le seguenti funzioni operanti sul territorio provinciale:
1. ADI ( assistenza domiciliare integrata) che dispensa assistenza domiciliare di tipo medico e/o infermieristico previa autorizzazione da parte della funzione preposta dell’ASM.
2. ADP (assistenza domiciliare programmata) che dispensa assistenza domiciliare per le patologie croniche previa autorizzazione da parte della funzione preposta dell’ASM.
A parere dei medici di base bisognerebbe incentivare/prevedere che l’attività ambulatoriale di ciascun medico venga svolta in strutture comuni dove l’ASM finanzia la realizzazione di una struttura infermieristica attrezzata che supporti i medici nella erogazione di prestazioni essenziali quali medicazioni, spirometrie, elettrocardiogramma e ciò anche al fine di contenere l’intervento delle strutture ospedaliere.
Inoltre tutti i medici intervistati auspicano la istituzione del “Fascicolo informatico del paziente” nel quale dovranno confluire tutti i dati relativi alla storia sanitaria del paziente compreso i parametri di laboratorio rilevati a seguito di indagini ed analisi.
È intuibile l’utilità di un simile documento, che ovviamente va adeguatamente protetto per problemi di riservatezza trattandosi di dati sensibili, sia sotto un profilo gestionale del paziente che sotto il profilo del contenimento dei costi da parte dell’ASM di competenza.

Conclusione e Proposta
Da quanto sopra appare con chiarezza la necessità di porre mano ad una profonda ristrutturazione della Sanità in Basilicata, sia nel settore ospedaliero che nella medicina territoriale.
Tuttavia, non sembra che il nuovo disegno di legge di riforma del sistema sanitario Regionale di Basilicata apporti proposte innovative, atte a risolvere i bisogni della popolazione lucana, così come evidenziati nella presente relazione.
Anzi il suddetto disegno di legge, nel tentativo di operare accorpamenti disarticolati ed improbabili, finalizzati ad una falsa ed illusoria riduzione dei costi, sembra perseguire due soli obbiettivi:
⦁ Generare nuovi costi, realizzando un secondo ospedale sede di DEA di 1° livello, oltre quello di “Madonna delle Grazie” di Matera. Tale ipotesi confligge con gli obbiettivi dichiarati di riduzione dei costi
⦁ Non affrontare il nodo centrale della qualità dei servizi sanitari in Basilicata, determinando in particolare un deterioramento di quello tuttora offerto in provincia di Matera.
Sono anni che i preposti al governo della sanità lucana operano tagli (spesso indiscriminati) nella convinzione di apparire coerenti ed in linea con le direttive nazionali, dimenticando che il risanamento di un bilancio si attua perseguendo due principi fondamentali:
⦁ Riduzione dei costi, con un’ attenta e coscienziosa gestione delle risorse
⦁ Incremento dei ricavi, attraverso un potenziamento qualitativo dell’offerta
Non si è rintracciato alcun riferimento normativo né all’uno né all’altro di questi due basilari principi nell’ ambizioso progetto di RIFORMA DEL SISTEMA SANITARIO DELLA REGIONE BASILICATA, circolato in questi mesi. A nostro avviso esso appare come uno sterile tentativo di ri-organizzazione amministrativa di un sistema, che viene lasciato andare alla intrapresa deriva. Le finalità di tale progetto, così come elencate nell’articolo 2, appaiono vaghe dichiarazioni di intenti, in quanto nei successivi articoli non viene chiarito come esse possano tradursi in atti. Le perplessità nascono dallo sbigottimento nel considerare il divario tra lo stato del servizio sanitario regionale e gli atti deliberativi che le Autorità preposte intendono proporre per il suo miglioramento!
Allora come se ne esce? Paradossalmente, affrontando i problemi alla radice ed una attenta programmazione che preveda:
⦁ Adeguamento degli organici sanitari;
⦁ Formazione continua del personale, tesa a migliorare la qualità del servizio e a stimolare l’orgoglio dell’appartenenza;
⦁ Acquisizione di tecnologie avanzate e successivo controllo meticoloso del loro utilizzo;
⦁ Redazione di un piano di comunicazione finalizzato a far conoscere i servizi offerti e la qualità degli stessi;
Si lamenta, infine, come tale RIFORMA non sia il frutto di un proficuo e precedente dibattito tra coloro cui essa è destinata (la popolazione della nostra Regione), coloro che erogano il servizio (operatori e strutture medico-sanitarie) e coloro eletti dai cittadini alla sintesi legislativa. Si auspica che, prima del suo tramutarsi in Legge Regionale, la ventilata RIFORMA diventi oggetto di pubblico dibattito.
Se continua il gioco al massacro operato dai politici e dai manager che attualmente governano la sanità lucana si avanza, a grandi passi, verso l’autodistruzione il cui limite inferiore è costituito dal ridimensionamento degli ospedali (almeno quello materano). Si è disponibili ad accogliere un vero ed articolato progetto sanitario che preveda, investimenti finalizzati ad incrementare l’utenza ed a migliorare il servizio. Solo perseguendo tale logica sarà possibile che la sanità lucana torni a rivivere.

E SUL TERRITORIO

LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA NELLA REGIONE BASILICATA

È appena il caso di ricordare ed è perlomeno singolare come la Regione, dopo vent’anni dalla data di approvazione della Legge n°23/99, solleciti i Comuni inadempienti perché si adeguino alla nuova Legge Urbanistica Regionale dimenticando che la prima ad essere, clamorosamente, inadempiente è proprio essa stessa.
La Legge Regionale n°23/99 – mutuata da analoghe di altre Regioni che le hanno varate molto prima della Regione Basilicata e che le hanno anche drasticamente superate, perché difficilmente gestibili – prevede una gestione a cascata, ma anche coordinata, per gli strumenti di pianificazione in capo ai vari livelli istituzionali. Alla Regione probabilmente sfugge che la Legge 23/99 le assegna il compito di indirizzo programmatico per gli strumenti di pianificazione conseguenti quali i piani strutturali provinciali e comunali nonché per le comunità locali con compiti di pianificazione sovracomunale.
Il primo adempimento in capo alla Regione, fondamentale e mai redatta, è la Carta Regionale dei Suoli. A seguire il Documento Preliminare, il Quadro Strutturale Regionale ed infine il Piano Paesaggistico Regionale.
Bisognerebbe chiedersi se è un caso che nulla si sia redatto, ad eccezione del Piano Paesaggistico che sembrerebbe sia stato avviato. Se gli strumenti appena menzionati fossero in vigore non solo non avremmo la via crucis nell’iter approvativo di ogni strumentazione urbanistica tutta, di fatto, in capo agli uffici ed organi della Regione ma non si registrerebbero, anche, le discrasie e le controverse posizioni dei diversi uffici Regionali e, soprattutto, si avrebbe un quadro di sviluppo regionale condiviso con la previsione delle opere strategiche regionali. Quelle compatibili e quelle no. Per fare un esempio, invece di fare oggi le barricate per tutelare il territorio dalle aggressioni estrattive sarebbe bastato che fossero in vigore gli strumenti di pianificazione prima richiamati. Un altro esempio riguarda le stesse infrastrutture di valenza regionale ed interregionale. Oggi si programma e si realizza in assenza di un quadro strategico che solo gli strumenti di pianificazione regionali potevano definire. Si procede, spesso, sull’onda di azioni politiche muscolari personali o innescate da proteste e sollevazioni, più o meno condivisibili. Quasi sempre, però, si avverte l’amara sensazione che non siano estranei esecrabili campanilismi.
Si riporta per esemplificare quanto riportato all’art.12 della Legge Regionale n°23/99 in merito a cosa debba essere e contenere il Quadro strutturale regionale: “il (Q.S.R.) è l’atto di programmazione territoriale con il quale la Regione definisce gli obiettivi strategici della propria politica territoriale, in coerenza con le politiche infrastrutturali nazionali e con le politiche settoriali e di bilancio regionali, dopo averne verificato la compatibilità con i principi di tutela, conservazione e valorizzazione delle risorse e beni territoriali esplicitate nella Carta regionale dei suoli”.
Uno strumento del quale, in questo momento storico devastato dalla tragedia pandemica, ci si dovrebbe assolutamente dotare calibrandolo con gli scenari post-covid, ci si augura che si esca quanto prima da questo incubo, che si stanno delineando. Non è escluso che si dovranno rivedere e correggere le politiche di sviluppo fino ad ora perseguite, perché disordinatamente programmate e spesso non efficaci, e delinearne nuove che sanino i danni socio-economici che il covid ha già inferto all’intera Nazione.
Pertanto si esorta la Regione ad adempiere ai compiti che la legge, da essa stessa varata, le assegna e che da vent’anni ignora. Si ritiene altresì che la Legge Regionale n°23/99 vada significativamente revisionata (vanno chiarite, oltretutto, le competenze delle Provincie alla luce delle modifiche legislative intervenute) e soprattutto resa più oggettivamente interpretabile. Rimane il dato, nel caso passi il principio della revisione della legge, che si avvii comunque la redazione della Carta dei Suoli. Documento di analisi e conoscenza, delle caratteristiche fisiche ed antropologiche dell’intero territorio regionale, fondamentale ed ineludibile per una corretta ed attendibile redazione di tutti gli strumenti di pianificazione successivi.